martedì 19 aprile 2016

GERUSALEMME. Continuano le indagini sull’esplosione del bus


 
 
 
 
Il premier israeliano Netanyahu promette di scovare i "terroristi" dell'attacco di ieri in cui sono rimaste ferite 21 persone (due in condizioni gravi). Al momento nessun…
nena-news.it



di Roberto Prinzi
Roma, 19 aprile 2016, Nena News – “Troveremo chi ha piazzato la bomba, scoveremo chi li ha mandati, arriveremo anche a chi sta dietro di loro e salderemo i conti con questi terroristi”. Ha ostentato sicurezza il premier israeliano Benjamin Netanyahu commentando l’attacco al bus avvenuto ieri pomeriggio a Gerusalemme. L’attentato (verso questa pista si muove la polizia israeliana) ha causato 21 feriti e non è stato finora rivendicato da nessun gruppo o singolo. La polizia, per ora, mantiene l’assoluto riserbo con la stampa riguardo allo sviluppo delle indagini. Il dato certo è che due dei feriti sono in gravi condizioni, mentre altre 6 hanno riportato ferite leggere.
Secondo la ricostruzione fornita dalle forze di sicurezza israeliane, il bus, con alcuni passeggeri a bordo, è esploso alle 17:45 locali mentre transitava nel quartiere di Talpiot nel sud di Gerusalemme. L’esplosione ha causato l’incendio anche di una macchina e di un secondo autobus (vuoto) portando al ferimento di altre persone.
“E’ chiaro a tutti noi che la lotta al terrorismo è infinita. Daremo la caccia a chi ha voluto farci del male finché la calma non sarà di nuovo assicurata” ha detto il presidente Reuven Rivlin. Parole di condanna sono giunte anche da quello che in Israele viene chiamato “settore arabo”. Il leader della Lista (araba) Unita, Ayman Odeh, ha prontamente denunciato l’attacco, ma ha accusato il premier di alimentare il ciclo di violenza. “Condanno fortemente l’esplosione avvenuta questo pomeriggio a Gerusalemme in cui molti civili innocenti sono rimasti feriti. Colpire i civili è inaccettabile e danneggia anche la giusta campagna palestinese per portare a termine l’occupazione [israeliana]” si legge in una nota. “Il governo Netanyahu – ha aggiunto – alimenta il bagno di sangue. La disperazione è il terreno fertile per il terrorismo. Solo una soluzione diplomatica porterà sicurezza a entrambi i popoli”.
L’immagine dell’autobus in fiamme ha riportato alla mente di non pochi israeliani gli attentati terroristici degli anni novanta e della seconda Intifada. “Le foto di oggi pomeriggio ci restituiscono brutti ricordi. Non riesco nemmeno ad immaginare a cosa i gerosolomitani provino dopo aver visto gli autobus bruciati” ha scritto sul suo account Facebook Zahava Galon, alla guida del partito Meretz (sinistra). La parlamentare ha poi mandato una dura stoccata al premier Netanyahu: “di fronte a questi deprecabili attacchi terroristici, c’è bisogno di un leader che comunichi non solo forza, ma anche speranza per un futuro differente. Purtroppo, Netanyahu non è nemmeno un quarto di quel leader”.
Parole di condanna sono arrivate anche da oltreoceano. Quanto accaduto a Gerusalemme “ha tutte le caratteristiche di un attentato terroristico e noi lo condanniamo nel modo più netto possibile” ha detto il Segretario di Stato Usa John Kerry. “Questi affronti – ha poi sostenuto – mirano unicamente a istillare paura, ma credo che tutti qui sappiamo – perché è la storia ad avercelo detto -che non riusciranno mai ad intimidire il popolo israeliano“.
Anche la candidata democratica alle presidenziali Usa, Hillary Clinton, ha speso parole di condanna dure per quanto accaduto a Gerusalemme. “Questo attentato giunge nel mezzo dell’ondata di violenza che scuote Israele da mesi. Gli israeliani vivono con la paura di fare le loro azioni quotidiane: andare nei negozi, passeggiare vicino al lungomare, salire sugli autobus. Tutti noi, anche i leader palestinesi, dobbiamo condannare questa violenza” si legge in un suo comunicato: “Mi schiererò sempre con il diritto d’Israele a difendersi. La sua sicurezza non è negoziabile” ha concluso, ribadendo, ancora una volta, la sua forte vicinanza con lo stato ebraico.
Di diverso avviso sono le fazioni palestinesi. Pur non rivendicando l’attacco, le organizzazioni politiche in Cisgiordania e Gaza hanno accolto favorevolmente la notizia. Da Gaza, il movimento islamico palestinese Hamas ha dato il “benvenuto all’operazione di Gerusalemme che consideriamo una reazione naturale ai crimini israeliani. In particolar modo alla sua occupazione di territorio [palestinese] e alla profanazione della moschea di al-Aqsa”.
Nel frattempo, proseguono le indagini. Il capo della polizia di Gerusalemme, Yoram Halevy, si è limitato di dire alla stampa che a causare l’esplosione è stato un ordigno piazzato sull’autobus. Tuttavia, le forze di sicurezza israeliana non sono riuscite ancora a stabilire se l’attentatore fosse o meno presente sul veicolo al momento dell’esplosione.
Di una cosa è certa però Halevy: si è trattato di un atto di terrorismo. “Quando una bomba esplode su un autobus, siamo di fronte ad un attacco terroristico” ha detto. Secondo alcune fonti, la polizia starebbe vagliando l’ipotesi che l’attentatore sia proprio una delle persone rimasta gravemente ferita nell’esplosione. A dare credito a questa tesi sono anche le dichiarazioni dell’autista del bus: prima di mettersi a lavorare, aveva ispezionato il veicolo due volte senza trovare traccia di bombe. Nena News

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