martedì 5 aprile 2016

Essere un giovane profugo Palestinese oggi in Libano


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Di tutti i paesi dove i Palestinesi trovarono rifugio dipo che furono cacciati 70 anni fa da dove è ora Israele, il Libano rimane il luogo più ostile a concedere i diritti fondamentali a questa comunità ormai insediata da decenni ed ai loro successori. Di conseguenza i Palestinesi in Libano sono sistematicamente marginalizzati.
Il caso del Libano è particolarmente critico. In Giordania la maggior parte dei circa due milioni di profughi hanno ottenuto la piena cittadinanza mentre in Siria, prima della guerra, un numero di oltre 400mila Palestinesi ottenne gli stessi diritti dei Siriani. Nel Libano circa 300mila Palestinesi sono costretti a vivere ai margini della società, privati di cittadinanza e impossibilitati ad un gran numero di professioni, impediti dall'avere proprietà e dal poter usufruire di assistenza sociale e sanitaria anche se le tasse le devono comunque pagare.
Nel Libano si teme che l'assimilazione dei Palestinesi profughi -nella maggioranza sunniti- possa alterare i delicati equilibri etnici del paese e rimane su di essi la stigma per il ruolo che ebbero nella guerra civile durata 15 anni dagli anni '70.
Oggi i due terzi vivono in 12 campi dove un'agenzia dell' ONU, l'UNRWA, cerca di fornire i servizi base. Costituita nel 1949 con lo scopo di sostenere i profughi Palestinesi, l'UNRWA è cronicamente sottofinanziata ed è recentemente messa sotto accusa per via del suo deficit.
Tre quarti dei profughi vivono sotto la soglia di povertà vivendo con meno di 6$ al giorno, e questo già prima della crisi siriana. Si può solo immaginare ciò che tale situazione significa per dei giovani che crescono in tale situazione. (*)
(trad. Claudio Lombardi)

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