venerdì 15 aprile 2016

Cairo, tensione per le isole cedute a Riyadh : Una scusa per aprire rapporti con Israele


 
 
 
 
 
 
Nel pomeriggio di oggi l’opposizione egiziana scende in piazza per protestare contro la decisione del governo di al Sissi. Le due isolette, desertiche e disabitate, si…
Di AsiaNews.it



Nel pomeriggio di oggi l’opposizione egiziana scende in piazza per protestare contro la decisione del governo di al Sissi. Le due isolette, desertiche e disabitate, si trovano nel Mar Rosso e sono nominate negli accordi di Camp David. Gli analisti convinti che dietro questo passaggio di territori ci sia la volontà dell’Arabia Saudita di poter trattare in maniera aperta con il governo israeliano.
Cairo (AsiaNews) – Sono sempre di più gli attivisti egiziani che attraverso i social media si uniscono al coro dei movimenti politici e di alcuni partiti che da giorni invitano la popolazione a manifestare contro la cessione di due isole all’Arabia Saudita. I gruppi hanno fissato per oggi, venerdì 15 la giornata ufficiale di protesta con il titolo di “venerdì della terra”. Si invita a manifestare contro una decisione che è stata definita, secondo le appartenenze politiche, un “riconoscimento”, una “cessione” o una “vendita” all’Arabia Saudita. L’oggetto del contendere sono le due isole di Sanafir e Tiran, situate non lontane dal golfo di Aqaba nel Mar Rosso.
Arrivata come un fulmine a ciel sereno, la notizia della cessione delle due isole da parte dell’Egitto nell’ambito di un accordo di definizione dei confini marittimi fra i due Paesi è avvenuta nel corso della visita ufficiale di 5 giorni del sovrano saudita in Egitto, definita “storica”. Visita che ha permesso al presidente egiziano di salvare il Paese dal crollo economico dovuto ai debiti accumulati con la firma di contratti miliardari e progetti faraonici come la costruzione di una super strada nel Sinai ed ancor di più con la costruzione di un ponte che – proprio attraverso l’isola di Sanafir – collegherà Arabia Saudita ed Egitto.
Le due isole in questione, fra l’altro non abitate e desertiche, sono prive di risorse ma ricche di valore strategico in quanto situate sulla rotta di chiunque voglia navigare il Mar Rosso in ambo le direzioni.
Concesse dall’Arabia Saudita all’Egitto, queste due isole sono state utilizzate come arma nella guerra Israelo-Araba, impedendo la navigazione alle navi israeliane. Israele occupò le isole insieme al Sinai fino alla firma degli accordi di pace fra il Cairo e Tel Aviv noti come gli accordi di Camp David. L’articolo 5 degli accordi stabilisce espressamente che le isole non dovranno ospitare alcuna presenza militare o tanto meno essere utilizzate per impedire la libera circolazione delle navi.
L’Arabia Saudita, Paese nato negli anni trenta del secolo scorso, ha varie volte rivendicato l’appartenza di queste isole al proprio territorio nazionale senza tuttavia insistere più di tanto. L’Egitto le ha invece sempre ritenute di sua proprietà, essendo a 4 miglia da Sharm el Sheikh e quindi “nelle acque territoriali egiziane” secondo quanto affermato dal Rais Abdel Nasser in un discorso il cui video è stato varie volte diffuso su internet in questi giorni da parte di molti attivisti egiziani.
Eppure va ricordato che un accordo di delimitazioni dei confini marittimi del 1907 fra l’Impero Ottomano e l’Egitto (staccatosi dall’Impero), stabiliva la paternità ottomana e non egiziana alle isole.
L’Arabia Saudita, la cui stampa ha ampiamente lodato il ritorno in patria delle isole, nasconde dietro questi festeggiamenti ed esplosioni di entusiasmo un nazionalismo trionfante inesistente per la riappropriazione di un territori appartenente alla “patria” (concetto estraneo agli abitanti dell’unico Paese al mondo che porta il nome di una famiglia).
Il fatto che le due isole siano espressamente citate negli accordi di Camp David trasforma l’Arabia Saudita, ora che ne ha ripreso la sovranità, nella quarta parte interessata ed inclusa automaticamente nell’accordo, dopo Israele, Egitto ed USA. In qualche modo, l’Arabia Saudita riconosce Israele, accettando gli accordi di Camp David che a suo tempo ha condannato apertamente accusando l’Egitto di “tradimento”. Le due isole permetteranno all’Arabia Saudita di giustificare davanti ai musulmani del mondo e degli arabi in particolare qualsiasi eventuale e futuro contatto con Israele. Contatti che secondo molte fonti, spesso rivelate dagli israeliani stessi, avvenivano fin’ora di nascosto ed in gran riservatezza.
Molti ritengono che dietro alla richiesta improvvisa da parte dell’Arabia Saudita di queste due isole ci sia proprio il desiderio di dare “un senso giustificato e non condannabile” a futuri incontri con Israele da portare sempre di più alla luce del sole. Le isole, considerate da tutti insignificanti se non per la loro posizione, acquisicono ora un’importanza enorme dalla quale tutti cercano di trarne vantaggio.
Intanto le forze contrarie al presidente egiziano al-Sissi hanno tratto vantaggio istigando le anime già esasperate dall’acuta crisi economica e dai debiti accumulati dallo Stato, per lanciare l’appello a scendere in piazza e manifestare davanti alle sedi delle ambasciate straniere contro “ la vendità di territori egiziani”.
Fra gli organizzatori delle manifestazioni troviamo il Movimento dei Rivoluzionari Socialisti (all’opposizione) il quale ha emanato un comunicato nel quale si legge: “Invitiamo tutti a manifestare contro lo sperpero dei diritti del popolo egiziano a favore del regime saudita, noto per aver guidato la contro-rivoluzione nei confronti della primavera araba nella regione”. Il Movimento ha poi chiesto a “tutte le forze politiche” di “unirsi alle proteste ad oltranza”, almeno fino a quando l’accordo di cessione dei diritti appartenenti al popolo egiziano non verrà annullato.
Sui social media si rivive lo stesso clima di un’epoca recente ma passata – quella che oramai viene chiamata “i giorni di piazza Tahrir”. Alla manifestazione hanno aderito 12 oppositori di spicco fra i quali anche 3 ex responsabili di governo.

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