mercoledì 23 marzo 2016

Per Pasqua, centinaia di cristiani di Gaza potranno recarsi a Gerusalemme


 
 
 
 
 
 
Le autorità israeliane hanno concesso il permesso al 95% dei richiedenti. Alcuni fra i più giovani sono…
Di AsiaNews.it





Le autorità israeliane hanno concesso il permesso al 95% dei richiedenti. Alcuni fra i più giovani sono bloccati da almeno otto anni nella “prigione a cielo aperto”. Per la prima volta è stata la Chiesa cattolica ad occuparsi del rilascio dei permessi. Parroco di Gaza: "Lavorato da mattina a sera per preparare i documenti necessari".
Gaza (AsiaNews) - In vista della Pasqua le autorità israeliane hanno rilasciato le autorizzazioni ai cristiani di Gaza per poter uscire dalla Striscia e partecipare alle celebrazioni della festa; i permessi riguardano il 95% dei richiedenti, che hanno così ricevuto il via libera governativo. A confermare lo sviluppo positivo nell’annosa questione dei permessi - in passato Israele aveva più volte respinto le richieste - è il Patriarcato latino di Gerusalemme, secondo cui “per la prima volta” la Chiesa Cattolica si è occupata “direttamente” della vicenda.
In passato era la Chiesa ortodossa a occuparsi della questione: in occasione delle feste di Natale e Pasqua le autorità militari di Israele, cui spetta il controllo in ingresso e uscita dal check-point di Erez, valutano la concessione di permessi per motivi religiosi. Tuttavia il più delle volte le richieste erano respinte, in particolare per i giovani al di sotto dei 35 anni.
La notizia del rilascio dei permessi ha generato entusiasmo e soddisfazione fra i fedeli della Striscia di Gaza, che potranno beneficiare della possibilità di entrare in Israele per i prossimi 45 giorni. In molti in queste ore, racconta il sito del Patriarcato, stanno pubblicando “con orgoglio” sui social network la foto del “prezioso documento”.
In realtà questa reazione è emblematica della condizione di frustrazione, sconforto e disperazione che da anni anima la comunità cristiana di Gaza e, in particolar modo, i più giovani. Per molti il permesso di ingresso equivale alla realizzazione del sogno di uscire dal carcere.
AsiaNews nei mesi scorsi aveva intervistato p.  Raed Abusahlia, direttore generale di Caritas Gerusalemme, il quale aveva definito la Striscia “la più grande prigione a cielo aperto al mondo: due milioni di persone sotto la soglia della sopravvivenza, disoccupazione al 60%, povertà all’80%. E lo stesso vale per le famiglie cristiane, circa 350 in tutta la Striscia (1300 persone in totale), il 34% delle quali senza fonte di reddito alcuna”.
Tuttavia, oggi per i cristiani è una giornata di festa anche se restano da risolvere i problemi logistici - costo del viaggio e alloggio - e pastorali. P. Mario da Silva, brasiliano e responsabile della parrocchia latina della Sacra Famiglia, l’unica della Striscia, racconta: “Avevamo un solo giorno per presentare la richiesta”. Il 20 febbraio scorso si sono presentate “890 persone a registrarsi per chiedere il permesso”. Molti di questi erano giovani che “senza molta speranza” stavano chiedendo per l’ennesima volta “il permesso di uscita”. “In una decina di persone - aggiunge il parroco - abbiamo lavorato, dalla mattina alla sera tardi, per preparare tutti i documenti necessari”.
“Non sapevamo - sottolinea p. Mario - quanti permessi sarebbero stati concessi e, con nostra grande sorpresa, nei giorni scorsi abbiamo appreso che sono stati approvati 822 nominativi, e altri 25 sono stati aggiunti in un secondo momento. Quindi il 95%”. La cosa più importante, conclude il sacerdote brasiliano, è che “la maggioranza dei giovani cristiani ha ottenuto l’autorizzazione. Alcuni di loro non possono uscire da almeno otto anni”.

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