giovedì 3 marzo 2016

Palestina al collasso, tra emergenze continue nel silenzio generale


 
 
 
 
 
 
 
Intervista ad Amelia Marzal3 della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sulla situazione umanitaria a Gaza e in Cisgiordania
repubblica.it


ROMA - Povertà che cresce mese dopo mese, altissimi livelli di disoccupazione, economia al collasso. Mentre tutto il mondo segue con preoccupazione quello che succede in Siria e in Iraq, nei territori palestinesi la situazione umanitaria continua a deteriorarsi nel silenzio generale. La vita quotidiana dei palestinesi è ancora scandita dalla violenza e da una situazione emergenziale in ogni campo della loro vita.

Situazione umanitaria. Per comprendere meglio quello che sta succedendo, abbiamo voluto intervistare Amelia Marzal, rappresentante da due anni della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa nei Territori Occupati Palestinesi. “Le priorità umanitarie sono molte e ci troviamo davanti a una situazione molto delicata che ha iniziato a peggiorare da ottobre 2015. In Cisgiordania, in questo momento, i problemi sono legati alla mancanza di libertà di movimento, l’accesso ai servizi sanitari, l’educazione, l’energia e la stessa acqua - spiega la delegata della Croce Rossa – A Gaza i bisogni umanitari sono ancora più gravi a causa della guerra del 2014 e alle restrizioni dovute all’embargo”.

Guerra a Gaza. Nel 2014 per 51 giorni le forze armate israeliane hanno condotto operazioni militari contro la Striscia di Gaza, ufficialmente in risposta ai lanci di razzi contro Israele. Molte sono state le violazioni denunciate dalle organizzazioni umanitarie. La Mezzaluna Rossa Palestinese ha visto finire sotto attacco ospedali, ambulanze e strutture sanitarie e anche gli stessi volontari hanno pagato con il sangue: due sono stati i morti e 34 i feriti. “Dopo 18 mesi la ricostruzione è ancora lentissima, i confini ancora chiusi, l’economia è sull’orlo del baratro e la disoccupazione ha toccato tra i picchi più alti del mondo, ovvero il 43% e il 60% di quella giovanile - continua Amelia Marzal - Ancora oggi 95mila sono gli sfollati  a cui è stata distrutta la casa. La popolazione vive una grave frustrazione quotidiana e in particolare i giovani ai quali mancano opportunità e speranze per un futuro migliore”.

Vita quotidiana. Nella Striscia le infrastrutture sono ancora gravemente danneggiate. “La corrente elettrica manca per 12-16 ore al giorno, limitando in questo modo servizi cruciali come ospedali, cliniche mediche, scuole e ovviamente gli impianti idrici. Circa il 40% della popolazione riceve ogni tre giorni tra le 5 e le 8 ore d’acqua”, racconta il rappresentante della Croce Rossa che periodicamente visita la Striscia di Gaza, lavorando insieme alla Mezzaluna Rossa Palestinese che conta 36 sedi in Cisgiordania, Gerusalemme Est e appunto Gaza, con 2.300 impiegati e circa 5.000 volontari attivi.

Le violenze di ogni giorno. La Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ha svolto una ricerca assieme alla consorella palestinese sulla violenza nelle comunità. “Oltre alla situazione politica, quello che è ancora più preoccupante è la violenza che non vediamo. I nostri dati parlano chiaro: il 62% dei giovani di Gaza ha praticato violenza contro qualcun altro e il 50% subisce violenza domestica – denuncia Amelia Marzal – Per questo motivo crediamo fermamente che sia vitale investire in programmi che promuovano la cultura della non-violenza e della pace e che prevengano la violenza nelle comunità locali”.

Lavoro umanitario. Secondo la responsabile della Croce Rossa, il lavoro dei volontari all’interno di ogni comunità è fondamentale ed è quello che può fare la differenza. Uno dei suoi ricordi più vivi è legato ai giorni successivi al cessate il fuoco nel 2014. “Eravamo a Khan Younis, uno dei luoghi più colpiti dai combattimenti. In mezzo alle rovine, alcuni volontari della Mezzaluna Rossa Palestinese avevano organizzato, sotto una tenda, alcune attività di gioco e svago per una ventina di bambini. Non potrò mai dimenticare i loro sorrisi e il durissimo contrasto con la distruzione tutt’intorno. In quel momento i volontari davano una speranza a quei bambini e li aiutavano a preservare la loro dignità umana”.

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