venerdì 18 marzo 2016

Luci per Gaza. Accendiamo libertà


 
 
 
 
 
Lampade Led per fermare gli incendi provocati dall'utilizzo di candele. Articolo di Sarah Gainsforth
comune-info.net




Gaza, 2 aprile 2012: tre bambini muoiono in ospedale a seguito di un incendio provocato da alcune candele utilizzate per mancanza di corrente elettrica. 26 settembre 2012: un bimbo di tre anni muore in un incendio provocato da una candela. 4 gennaio 2015: Amr Mohamed al-Habil, cinque anni, e suo cugino Khaled, di quattro, restano carbonizzati nella loro abitazione nel campo profughi Shati.
La lista è troppo lunga. Il rapporto settimanale Ocha sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati (Protection of Civilians Weekly Report), periodo 26 gennaio – 2 febbraio 2016, registra la seguente situazione: “Nella striscia di Gaza in questa settimana ci sono state interruzioni di energia elettrica fino a venti ore di durata, contro le dodici-sedici ore del periodo precedente, a causa dei danni alle linee di alimentazione da Israele e dall’Egitto, e per la fornitura insufficiente di carburante necessario al funzionamento della centrale elettrica di Gaza. Un uomo di cinquantatré anni è morto soffocato dopo aver inalato fumi tossici a causa del tentativo di scaldare la propria abitazione bruciando del carbone”.
ga dal carcere la voce che più di ogni altra incarna la storia della tragedia palestinese
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La carenza cronica di energia elettrica a Gaza, dovuta all’embargo imposto da Israele, al blocco delle forniture di carburante e al bombardamento da parte di Israele dell’unica centrale elettrica della Striscia, ha conseguenze devastanti sulla popolazione. Con poche ore di corrente elettrica al giorno – o di notte, ad orari imprevedibili, accendere una luce, ricaricare il telefono, cucinare, scaldarsi, leggere, diventano azioni quotidiane potenzialmente letali, dato il ricorso a mezzi insicuri di illuminazione e riscaldamento in condizioni di estrema precarietà. Si accendono candele, lampade e stufe al kerosene, fuochi e falò. Sono poche infatti le famiglie che possono permettersi di usare un generatore. Le conseguenze più o meno gravi della carenza di energia elettrica includono incendi, intossicazioni, vittime: incidenti che sarebbero facilmente evitabili in condizioni normali. Ma morire a causa di una candela o una lampada difettosa è una triste realtà a Gaza che riguarda soprattutto le famiglie più povere e quelle con bambini, anziani e persone con disabilità.
Immagine anteprima YouTube Il progetto Light for Gaza è nato nel 2012 su iniziativa di Irish Friends of Palestine per la fornitura di mezzi sicuri di illuminazione, per la popolazione meno abbiente di Gaza. Gli attivisti irlandesi infatti testimoniarono in prima persona gli effetti della carenza di energia elettrica a Gaza, partecipando al funerale di tre bimbi morti in un incendio divampato a causa di una candela accesa per leggere un libro. Nadine, sei anni, Farah, cinque anni, e Sabri, quattro anni. Light for Gaza nasce in loro memoria, con la promessa di raccontare la loro storia, con l’impegno di impedire che si ripeta.
Light for Gaza vuole dare un contributo semplice, pratico, ed efficace, per prevenire altre sofferenze e morti assurde. Dal 2012 il progetto è riuscito a sostenere attivamente progetti per l’energia elettrica ed a consegnare in diverse occasioni lampade ricaricabili Led ai bambini e alle famiglie di Gaza. Dal 2013 il progetto ha trovato il sostegno attivo di un gruppo di amici e compagni di Roma.
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Oggi vengono rilanciati nuovamente il progetto e la raccolta di fondi, attraverso la vendita, online (qui tutte le informazioni) e durante alcune iniziative, di magliette e gadget con il logo del progetto, i cui proventi andranno interamente a finanziare l’acquisto delle lampade. È tempo di partecipare, diffondere e sostenere Light for Gaza: è possibile farlo donando oppure organizzando un evento di raccolta fondi, o acquistando una delle magliette del progetto.
Quelle morti sono evitabili. Light For Gaza vuole fornire mezzi sicuri di illuminazione alla popolazione di Gaza, perché nessuno debba più morire per accendere una luce.

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