giovedì 17 marzo 2016

L'Etiopia e le "eccellenze italiane": Impregilo e la diga Gibe III che affama migliaia di persone



 
 
 
 
 
Mentre il Presidente della Repubblica Mattarella si trova in Etiopia un'organizzazione internazionale presenta un esposto all'OCSE contro Salini Impregilo, che ha…
it.ibtimes.com|Di Andrea Spinelli Barrile




Mentre il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella si trova in visita di Stato in Etiopia l'associazione Survival International, un movimento mondiale che si batte in favore dei diritti dei popoli indigeni, ha presentato un'istanza all'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) contro la società di costruzioni italiana Salini Impregilo Spa in merito alla costruzione della diga Gilbel Gibe III.
La diga Gilbel Gibe III è la più grande centrale idroelettrica di tutta l'Africa - con una potenza in uscita di 1870 MegaWatt - e si trova a circa 280 chilometri in linea d'aria dalla capitale etiope Addis Abeba, lungo il fiume Omo, che nasce nell'altopiano e sfocia nel lago Turkana, il più grande lago del mondo in un luogo desertico, compiendo nei suoi 760 chilometri di lunghezza un dislivello di oltre 2000 metri. È un fiume impetuoso e bellissimo, che regala agli occhi alcune spettacolari meraviglie della natura come le cascate di Kokobi, tanto che nel 1980 la valle dell'Omo è stata inserita tra i Patrimoni dell'umanità dall'UNESCO.
Secondo l'istanza di Survival International la costruzione della diga ha messo fine alle esondazioni stagionali del fiume Omo, complice anche la siccità causata dal ciclone El Nino, per colpa delle quali la sussistenza di oltre 100.000 etiopi è compromessa: le esondazioni permettevano infatti ai pastori di far abbeverare le mandrie e agli agricoltori di irrigare i campi, un'economia di sussistenza che direttamente e indirettamente riguarda circa 200.000 persone. Più a valle inoltre anche il lago Turkana risente della siccità e delle chiuse della grande diga di Gibe III, cosa che potrebbe avere conseguenze disastrose su altre 300.000 persone.
Bodi, Suri, Kewgu e Suri, i principali gruppi etnici nella valle dell'Omo, rischiano oggi di ritrovarsi senza più terra.
Secondo Survival International Salini Impregilo non avrebbe chiesto il consenso né informato le popolazioni locali prima di avviare i lavori di costruzione, nel 2006, promettendo loro che sarebbero stati compensati di eventuali perdite, promessa alla quale si aggiunse quella del gestore della diga, la società statale Ethiopian Electric Power Corporation, che promise esondazioni controllate.
Secondo il responsabile dell’Agenzia keniota per la Conservazione, citato da Survival, la diga sta provocando “uno dei peggiori disastri ambientali che si possano immaginare”. Il direttore generale di Survival International Stephen Corry ha spiegato che "Salini ha ignorato evidenze schiaccianti, ha fatto false promesse e ha calpestato i diritti di centinaia di migliaia di persone. […] A migliaia ora rischiano di morire di fame perché la più grande e famosa impresa costruttrice italiana non ha pensato che i diritti umani meritassero il suo tempo e la sua attenzione. Le conseguenze reali della devastante concezione che il governo etiope ha dello ‘sviluppo’ del paese sono sotto gli occhi di tutti. Derubare della loro terra popoli largamente autosufficienti e causare ingenti devastazioni ambientali non è ‘progresso’: per i popoli indigeni è una sentenza di morte” ha detto Corry riferendosi anche al sostegno delle agenzie di sviluppo di nazioni occidentali come appunto l'Italia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti.
Inizialmente il completamento della diga era previsto per luglio 2013 ma in realtà l'opera è stata praticamente ultimata solo nel gennaio 2015: l'appalto Salini se lo era aggiudicato nel 2006 mentre il progetto è stato vinto dallo Studio Pietrangeli e in supervisione di ELC-COB (ELC Electroconsult - Coyne et Bellier) e attorno a questa imponente opera si è speculato da subito: dopo gli studi preliminari infatti nel 2010 sia la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) sia la Banca Africana di Sviluppo (AfDB) hanno reso noto di non essere più interessate a finanziare Gibe III e il governo italiano si sfilò nel 2011, negando la copertura da 250 milioni di euro promessa in precedenza - l'opera vale 1,5 miliardi. Pomo della discordia era, già all'epoca, la mancanza di trasparenza sull'impatto dell'opera e gli accertamenti successivi sull'impatto sociale ed ambientale fatti dall'azienda italiana furono considerati da molti lacunosi in termini di obiettività e precisione.
Questo non ha impedito al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, quando ha visitato la diga nel luglio 2015, di definire Salini Impregilo “una delle aziende più forti al mondo per le infrastrutture, la numero uno per le dighe […] siamo orgogliosi di voi, di quello che fate e di come lo fate”.
Salini Impregilo in Africa non ha esattamente una storia "di eccellenza", come ha spiegato a IBTimes Italia una fonte istituzionale che intende restare anonima: in Uganda ad esempio l'impresa italiana si aggiudicò l'appalto per la Kampala Northern Bypass Highway, una mezza tangenziale attorno alla capitale ugandese, opera sulla quale vi era anche un contributo dell'Unione Europea. 23 chilometri di asfalto di cui Impregilo realizzò in tempi biblici e continue revisioni del prezzo solo l'80 per cento, dando lavori in subappalto a ditte per la maggior parte fallite durante i lavori in corso d'opera. Progettata nel 2004 sarà completata solo nel 2018, ma l'appalto è stato revocato a Impregilo e affidato ai portoghesi di Mota-Engil (che in Africa ha realizzato, tra le altre cose, l'aeroporto internazionale di Luanda, in Angola). Il nome di Salini in Uganda fa drizzare i capelli anche sulle crespissime teste degli ugandesi: nel paese centroafricano Salini è stata praticamente interdetta, sia per le opere realizzate che per quelle mai completate e costate una fortuna. Le ditte subappaltanti sono quasi sempre fallite.
“Molto spesso l'Italia non è consapevole delle cose straordinarie che tanti di voi e noi fanno in giro per il mondo” dichiarò Renzi in visita a Gibe III “nel mondo c'è bisogno di Italia”. Secondo Pietro Salini, AD di Impregilo, l'opera “trasformerà l'acqua in energia pulita, creando relazioni commerciali pacifiche con i paesi confinanti, portando l'energia nei villaggi e migliorando le condizioni di vita della popolazione”. La stessa popolazione che, senza acqua, oggi rischia di morire.
L'Africa è piena di "eccellenze italiane": piccole e medie imprese che con partnership locali portano un know-how di altissima qualità, contribuendo al benessere generale della popolazione e allo sviluppo dei singoli paesi, ed altre imprese - anche di grosse dimensioni - che invece si arricchiscono facendo affari allisciandosi il pelo sullo stomaco. Alcune di queste sono italiane solo nel nome come il Gruppo Piccini, il cui AD è in realtà un cittadino eritreo molto vicino al regime di Isaias Afewerki, e che realizza opere di ingegneria civile, e non solo, in tutto il continente.
Andrea Spinelli Barrile
Classe 1985, milanese di nascita, romano di adozione e napoletano di sangue, applico il rugby alla vita di tutti i giorni. Giornalista dal 2012, collaboro con varie testate...Continua a leggere

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