giovedì 24 marzo 2016

Il progetto Aisha: I musulmani contro la violenza sulle donne



«La violenza sulle donne – ammoniva in occasione dell’8 marzo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – è ancora una piaga della nostra società». Di fronte a numeri impietosi, che raccontano di un Paese, il nostro, nel quale le donne…
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A Milano è partito il progetto Aisha, un’idea del Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano e Monza-Brianza per contrastare la violenza nei confronti delle donne
«La violenza sulle donne – ammoniva in occasione dell’8 marzo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – è ancora una piaga della nostra società». Di fronte a numeri impietosi, che raccontano di un Paese, il nostro, nel quale le donne subiscono quotidianamente violenze di ogni genere, fisiche ma non soltanto, l’unica strada da percorrere è quella dell’impegno.
Spesso, inoltre, si punta il dito verso le comunità musulmane, ritenute particolarmente esposte a questo problema. Anche per rispondere a queste accuse, all’inizio del mese di marzo il Caim, il Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano e Monza-Brianza, è diventata la prima realtà musulmana in Italia a lanciare un’iniziativa che intende dare un contributo al difficile cammino della promozione dei diritti delle donne e del superamento delle violenze.
Il progetto si chiama Aisha, un nome arabo che significa “viva”, e secondo le intenzioni della coordinatrice, Sumaya Abdel Qader, sociologa di origine palestinese e responsabile cultura e dialogo interreligioso del Caim, le strade da percorrere sono tre: «sensibilizzazione, formazione e prevenzione».
I volti di Aisha. Ci mettiamo la faccia per contrastare il potere degli uomini sulle donne e l'indifferenza alla violenza contro le donne. Per una parità di dignità.
Pubblicato da Progetto AISHA su Domenica 6 marzo 2016
A fronte di un nome semplice da ricordare, il progetto si occupa di un problema molto difficile da affrontare. La violenza, o le violenze, contro le donne, riguarda tutti. Dopo i fatti di Colonia, si è parlato di un problema specifico di violenza nei confronti delle donne all'interno delle comunità islamiche. È veramente così?
«No, il problema della violenza non riguarda in modo specifico e particolare le comunità islamiche, questo lo dicono anche i dati. Il meccanismo è lo stesso ovunque: l'uomo cerca di esercitare un potere sulla donna, sia religioso che economico e politico. Tuttavia, il problema esiste, e proprio per questo siamo pienamente attivi per contrastarlo in ogni modo possibile.
C'è da dire, comunque, che in questo periodo l'Islam è sotto i riflettori e anche abbastanza bersagliato, per cui emerge maggiormente la condizione difficile di molte donne musulmane in alcuni paesi a maggioranza islamica, e questo porta anche a parlarne di più. La verità è che il problema è trasversale, e i dati dimostrano che le violenze sulle donne sono simili in tutte le comunità, sia tra gli italiani che tra le persone di altra origine e provenienza».
È uguale anche la necessità di rispondere al problema, e il progetto Aisha si colloca proprio in questo ambito. In che cosa consiste?
«Principalmente in tre punti: sensibilizzazione, formazione e prevenzione. Con la sensibilizzazione vogliamo riconoscere innanzitutto che esiste un problema e vogliamo parlarne in modi semplici e diretti in modo che si arrivi a tutta la popolazione. Siamo partiti a inizio marzo con uno spot, che sta girando su web e tv e poi con alcune iniziative sul territorio. Per esempio ci stiamo concentrando sulle manifestazioni sportive: di recente abbiamo organizzato una biciclettata, e presto ci saranno partite di calcio e di pallavolo che coinvolgeranno le donne. Ci tengo a dirlo, le nostre iniziative coinvolgono donne musulmane e non, proprio per dire un “no” alla violenza contro le donne e alla loro discriminazione in modo ancora più ampio».
Progetto AISHA. No alla violenza contro le donne!
Con il Progetto AISHA diciamo no alla violenza e alla discriminazione contro le donne. Donne e uomini musulmani, con il sostegno dei nostri imam e delle guide religiose affermiamo ad alta voce che la violenza non deve trovare spazio, né tolleranza né alcuna giustificazione. #progettoaisha
Pubblicato da CAIM - Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano e Monza e Brianza su Martedì 1 marzo 2016
Tra le attività di formazione, invece?
«Stiamo avviando dei corsi, rivolti ai responsabili e ai dirigenti di comunità e ad alcune donne che individueremo all'interno delle comunità affinché siano in grado di riconoscere le violenze e attivare le migliori procedure per aiutare chi le subisce. Spesso, infatti, le donne delle comunità si lamentano che gli imam non sanno dare risposte adeguate in caso di violenza domestica, alcuni addirittura a volte non credono ai racconti di abusi. Gli esperti che coinvolgeremo spiegheranno quindi come riconoscere i segnali di violenza all’interno delle famiglie, e questo ci porta al passo successivo, quello dell’assistenza e della prevenzione: cercheremo di accompagnare le donne nei loro percorsi difficili, creando prima di tutto un punto di ascolto per le vittime, e poi lavorando sulla prevenzione, in particolar modo sui giovani. Infatti, partiranno anche dei corsi alla sessualità e all’affettività rivolti agli adolescenti, che hanno diritto a fare delle domande sul tema e a ricevere delle risposte. La prevenzione nasce dal basso, e quindi dall’educazione delle giovani generazioni».
All'interno delle comunità, e in particolare tra gli uomini, com'è stato accolto questo progetto?
«Tendenzialmente bene, tant'è che abbiamo avuto un buon sostegno e supporto da parte degli uomini, che sono anche attivi all'interno del progetto. È un progetto non esclusivamente femminile. Certo, c'è qualcuno che ha storto il naso, ha protestato o fatto un po' di polemica, ma le critiche fanno parte del gioco, ce le aspettavamo, le abbiamo affrontate e le affrontiamo ogni giorno».
Si potrà diffondere anche al di fuori delle comunità di Milano?
«Certamente. In realtà abbiamo ricevuto diverse richieste da altre città d'Italia che ci hanno chiesto di replicare il progetto. Ci stiamo pensando, anche se in questo momento stiamo cercando di stabilizzarci a Milano perché già così gli impegni sono tantissimi. In ogni caso stiamo creando un tavolo condiviso con chi è interessato in altre città a sviluppare il progetto in modo che ci seguano da vicino, conoscano le azioni nelle loro parti più articolate, si preparino e poi lo possano replicare dove vorranno».
Interesse geografico: 
Redattore di Radio Beckwith Evangelica

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