mercoledì 23 marzo 2016

I media arabi condannano gli attentati di Bruxelles e l’islamofobia


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I media arabi condannano gli attentati di Bruxelles. E l’islamofobia.
La nostra rassegna sul e dal Medio Oriente via SiriaLibano
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Condanniamo gli attacchi. Ma non dimentichiamo i jihadisti liberati dalle carceri in Siria e Iraq

Beirut (al-Safir, Aamaq News Agency, al-Sharq al-Awsat, al-Hayat, Sana, Account Twitter di seguaci dell’Is). Gli attacchi di Bruxelles dominano le prime pagine dei quotidiani arabi e le aperture dei siti online e dei telegiornali delle tv satellitari.
La condanna è unanime, ma ci si interroga sulla virata a destra dei governi europei e si teme una nuova ondata di islamofobia e arabofobia in tutta Europa.
È unanime anche il plauso agli attentatori, espresso sui social network, da parte di sostenitori dell’Organizzazione dello Stato islamico (Is).
“Il terrorismo paralizza Bruxelles” è l’apertura del quotidiano panarabo-saudita al-Sharq al-Awsat, che dedica ampio spazio all’interno agli eventi del Belgio. Al-Hayat, l’altro giornale panarabo edito a Londra, non parla di Bruxelles ma di Europa: “Il terrore in Europa” è il titolo; sotto spicca la foto di Federica Mogherini, alto rappresentante dell’Unione Europea per la Politica estera e la sicurezza, in lacrime durante la conferenza stampa ad Amman, in Giordania, al termine ieri del suo mini-tour mediorentale. Per il quotidiano libanese al-Safir è stata “una mattina di morte a Bruxelles… il buio della paura in tutta l’Europa”.
Sui profili di Facebook e Twitter di sostenitori dell’Is, identificati con l’hashtag in arabo #جند_الخلافة (i soldati del Califfato) appaiono citazioni in arabo e in francese dell’ultimo numero della rivista in francese dell’Is, Dar al-Islam. Pubblicato il 6 febbraio scorso, l’editoriale ricordava gli attentati di Parigi di novembre e commentava il dibattito in Francia circa l’introduzione dello stato d’emergenza. Un tema quanto mai attuale all’indomani degli attentati di Bruxelles. “La questione non è più di sapere se la Francia sarà di nuovo colpita come è stato a novembre. L’unica domanda è quando e dove sarà colpita di nuovo”. Su altri post di sedicenti seguaci dell’organizzazione jihadista si ripetono gli slogan di sempre: “il terrore tornerà di nuovo”, “voi crociati non dormirete più tranquilli”, “questo è il prezzo che pagate se attaccate le terre dell’Islam”.
Gli attentati di Bruxelles sono usati anche dal regime di Bashar al-Asad per tentare di dimostrare nuovamente la propria tesi: l’Europa e gli Stati Uniti alleati dell’Arabia Saudita sono i primi responsabili di questi attacchi perché hanno sostenuto il terrorismo contro la Siria e ora ne pagano il prezzo. “Questi attentati, preceduti da quelli di Parigi e altrove, dimostrano nuovamente che il terrorismo non ha confini e che gli attacchi sono il risultato di politiche sbagliate”, si legge in una nota del ministero degli esteri di Damasco diffusa dall’agenzia siriana Sana.
Il governo siriano non punta il dito in maniera esplicita su alcuni paesi, ma afferma che chi “ha sbagliato politica” ha anche “familiarizzato col terrorismo per realizzare propri interessi. Hanno legittimato il terrorismo, definendo ‘moderati’ dei gruppi terroristici che non sono altro che filiali dell’ideologia estremista wahhabita”. Il riferimento è al wahhabismo, religione ufficiale del regime saudita, agli Stati Uniti e ad altri paesi europei che dal 2012 hanno affermato di voler sostenere in Siria gruppi armati delle opposizioni definendoli “moderati”. Il ministero siriano ribadisce che il governo di Damasco “rinnova l’invito a impiegare tutti gli sforzi internazionali per fermare il pericolo del terrorismo in ogni sua forma e fermare ogni sostegno ai gruppi terroristici per salvaguardare la sicurezza e stabilità regionale e internazionale”.
Dal canto suo, il quotidiano libanese al-Safir si interroga circa le nuove misure di sicurezza che dovranno essere prese ora. “Il Libano è il cortile che sta dietro la facciata di Bruxelles”, titola il pezzo in seconda pagina, ricordando i timori per una nuova ondata di attacchi terroristici anche a Beirut e in altre zone del paese.
Al-Hayat e al-Sharq al-Awsat cercano invece di guardare oltre i confini del mondo arabo e riflettono sulle ripercussioni che il post-Bruxelles può avere per le comunità arabo-musulmane in Europa. Randa Taqieddin, corrispondente di al-Hayat da Parigi, ricorda i pericoli insiti nell’identificare tutto ciò che è arabo e legato all’Islam con il terrorismo. A lungo – afferma Taqieddin – i titoli e le aperture dei media affermavano che prima dell’esplosione all’aeroporto qualcuno aveva udito ‘grida in arabo’. Così come era accaduto per gli attacchi di Parigi, si è ripetuto a lungo il fatto che gli attentatori urlassero ‘Allahu Akbar’. Per la corrispondente araba in Francia è evidente che i politici e la gente comune in Europa finirà ora per confondere ancor di più il terrorismo con tutto ciò che è arabo e islamico.
In pochi ricordano, conclude, quanti jihadisti dell’Is sono stati liberati dalle carceri irachene e siriane dall’ex premier iracheno Nuri al-Maliki e quanti altri dall’attuale presidente siriano Bashar al-Asad.
“La guerra si è spostata in Europa. La paura e le minacce sono ora anche per le comunità di origine arabe e per il loro futuro in Europa”.

Iraq: i clan sunniti temono la nascita macroregione sciita lungo le trincee
Yathrib (al-Arabi al-Jadid). La stampa del Golfo denuncia la natura confessionale e divisoria del proliferare di trincee e barricate nella regione centrale di Salahuddin e accusa le milizie sciite filo-iraniane di voler creare una macroregione “mono-confessionale” annettendo parte di Salahuddin alla regione di Diyala, situata al confine con l’Iran.
Rappresentanti dei clan sunniti iracheni insorgono contro il presunto carattere permanente delle trincee erette dalle milizie sciite nell’area di Yathrib, 45 km a nord di Baghdad lungo il corso del Tigri: l’obiettivo reale sarebbe separare Yathrib dalla provincia di Salahuddin e connetterla a quella di Diyala, che ricopre un ruolo fondamentale per via della concentrazione di numerose fazioni sciite e della posizione geografica adiacente alla Repubblica Islamica. Yathrib si trova infatti in mezzo a due roccaforti di tali fazioni, la cittadina di Khalis, nella regione di Diyala, e quella di Balad in quella di Salahuddin. Ciò permetterebbe inoltre, secondo i clan sunniti, di garantire la sicurezza del tragitto dei pellegrini sciiti iracheni e iraniani diretti a Balad e Samarra.
L’indignazione della comunità sunnita fa seguito a quella esplosa in occasione dell’annuncio da parte del governo di voler costruire un vero e proprio muro di cinta intorno a Baghdad a febbraio: anche in quell’occasione l’erezione di nuove barricate era stata giustificata alla luce dell’emergenza sicurezza, ma i politici sunniti vi avevano visto delle malcelate agende confessionali promosse dall’Iran. Il progetto è stato temporaneamente sospeso.

Prove per ingolfare i Marines in un confronto diretto in Iraq
Makhmur (al-Quds al-Arabi, Russia al-Yawm). Al di là delle intenzioni di Washington, sia l’Is sia le milizie sciite filo-iraniane potrebbero costringere gli Usa a un impegno militare più significativo in Iraq.
L’Is ha scagliato lunedì il suo secondo attacco sulla base americana di Makhmur, situata nel nord-ovest del paese, a distanza di soli due giorni dal lancio del razzo katyusha costato la vita a un Marine americano nella stessa località.
Ora che le coordinate geografiche della base sono note ai miliziani del “califfato” non è da escludere un’escalation. Domenica scorsa, invece, le brigate dell’Hezbollah iracheno hanno diffuso un comunicato in cui minacciano le truppe statunitensi dispiegate “per rianimare il corpo clinicamente morto dell’Is”.
Nella visione delle fazioni sciite – e in particolare di quelle più vicine all’Iran come Hezbollah e gli Asa’ib Ahl al-Haqq – l’Is è infatti visto come il prodotto di un complotto americano.
Retorica a parte, ciò che potrebbe portare le milizie filo-iraniane a scontrarsi in maniera più o meno diretta con le truppe statunitensi sarà la strategia adottata dall’esercito iracheno nell’operazione di riconquista di Mosul: le fazioni sponsorizzate da Teheran non accetteranno facilmente di essere escluse dalla battaglia per la seconda città irachena, specie se questa esclusione sarà imposta da Washington a beneficio dei clan sunniti locali.
Il ridimensionamento del ruolo delle milizie a favore dell’esercito è già stato oggetto di scontri verbali e armati tra le fazioni più vicine all’Iran e quelle con un’agenda più irachena, sadristi in primis.

http://arabpress.eu/attentati-bruxelles-nelle-prime-pagi…/…/
 
 
 
 
 
 
 
 
Attentati di Bruxelles nelle prime pagine dei giornali arabi - Asharq al-Awsat -…
arabpress.eu|Di Silvia Di Cesare

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