venerdì 4 marzo 2016

Haaretz: Israele prepara la prossima guerra contro il Libano


 
 
 
 
 
L’aviazione e l’esercito israeliani stanno sincronizzando le loro operazioni per sconfiggere Hezbollah in una guerra di breve durata.
nena-news.it




di Amos Harel* – Haaretz
(traduzione di Carlo Tagliacozzo – Zeitun.info)
Le opinioni espresse dall’autore dell’articolo non riflettono necessariamente quelle della Near East News Agency – Nena News
Gerusalemme, 4 marzo 2016, Nena News – Il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah questa settimana ha formulato la sua periodica minaccia in una solenne occasione: il ventiquattresimo anniversario dell’assassinio da parte di Israele del suo predecessore, Abbas Musawi. Nel 2006, durante la seconda guerra del Libano, Nasrallah è scampato a un tentativo israeliano di assassinarlo con un bombardamento che si basava su informazioni sbagliate. Ma questa settimana Nasrallah ha parlato in una situazione di relativa sicurezza.
L’entrata della Russia nella guerra civile siriana ha salvato il regime di Bashar Assad. L’asse sciita – alawita che appoggia il dittatore, inclusi almeno 5.000 combattenti Hezbollah [che operano] in prima linea, sta riportando significative vittorie circondando Aleppo al nord e avvicinandosi a Daraa al sud.
Questa volta la minaccia di Nasrallah – di usare la fabbrica di ammoniaca [situata] nella baia di Haifa come una “bomba atomica” per stabilire un equilibrio di forze tra Hezbollah e Israele durante una guerra – ha lo scopo di mantenere l’equilibrio della deterrenza a nord. La debole risposta di Hezbollah all’assassinio di Samir Kuntar [uno dei comandanti di Hezbollah ucciso da Israele in un’azione mirata, ndt] evidenzia la necessità per l’organizzazione di concentrarsi sulla Siria.
Nel suo discorso di martedì, Nasrallah ha cercato di trasmettere l’idea di forza sia per fini interni che esterni. I libanesi stanno pagando un prezzo pesante a causa della guerra in Siria – la morte di combattenti sciiti, gli attacchi dello Stato islamico in Libano e soprattutto l’ospitalità di oltre un milione di rifugiati. Nasrallah ha ricordato ai libanesi chi sta difendendo il Paese da Israele. Ha anche detto che per Israele è meglio non aumentare il suo coinvolgimento in Siria a causa dei recenti successi di Assad.
Attualmente il comportamento di Hezbollah lungo il confine è prudente. Sì, Hezbollah e le Guardie della Rivoluzione iraniane hanno attaccato Israele a Har Dov e nella parte israeliana [in realtà occupata da Israele, ndt] delle Alture del Golan con i drusi e con piccole unità palestinesi.
Ma questi attacchi erano in risposta a quello che Hezbollah considera come degli eccessi di Israele: attacchi contro la propria gente , esplosione di bombe in Libano e un attacco aereo in Libano vicino alla Siria. Le numerose incursioni aeree attribuite a Israele contro i convogli di Hezbollah e contro i depositi di armi sul lato siriano (la più recente avvenuta vicino a Damasco mercoledì notte) non hanno causato nessuna risposta di Hezbollah.
Oltre al fatto di essersi concentrati sulla Siria, sembra esserci un’altra ragione rispetto alla relativa moderazione di Hezbollah: [mantenere ] un equilibrio di deterrenza nella zona di confine.
Da una parte vi è l’enorme arsenale missilistico che Hezbollah ha accumulato sin dalla fine della seconda guerra del Libano. Dall’altra c’è la “dottrina Dahiya” del Capo di Stato Maggiore Gadi Eisenkot sulla guerra asimmetrica in zone urbane. In qualità di capo del Comando Nord, nel 2008 ha avvertito riguardo alle terribili distruzioni che Israele avrebbe arrecato al quartiere sciita di Beirut e ai villaggi sciiti del sud se fosse scoppiata un’altra guerra.
Secondo una valutazione dei servizi di informazione militare, per quest’anno il rischio di una guerra provocata da Hezbollah rimane basso. Ma lo stesso servizio di informazione ha rivisto questa valutazione a “medio termine”, sulla base del rischio che un errore di valutazione potrebbe portare a una guerra nel nord.
Sebbene il più probabile scenario di un escalation a breve termine riguardi i tunnel provenienti dalla Striscia di Gaza, il principale nemico contro cui i militari si stanno preparando è Hezbollah. L’esercito siriano, che in passato era la maggiore preoccupazione dell’IDF, è ora un corpo di guardia sospinto dai russi e dagli iraniani. È dubbio che possa sfidare Israele.
C’è un cambiamento nell’aria
La principale carta di Israele contro Hezbollah, sia come deterrente che in guerra, è la sua potenza di fuoco, che negli ultimi anni è migliorato con il potenziamento dell’aviazione e dell’ intelligence. Questo è un sistema gigantesco, fondato su enormi quantità di investimenti di denaro e di tempo. Permette un attacco incommensurabilmente più massiccio di quello condotto dall’IDF nel 2006 in Libano e di quello nel 2014 contro Hamas a Gaza.
Circa due mesi fa, Eisenkot ha destituito il comandante dell’artiglieria del Nord, Col. Ilan Levy, che aveva dimenticato nella sua macchina dei documenti riservati. La macchina è stata rubata con i documenti e anche se sono stati trovati e restituiti, Levy è stato allontanato. Per prima cosa, per sostituire Levy il comandante del Nord Aviv Kochavi ha nominato un ufficiale dell’aviazione.
La designazione è il frutto dell’idea, condivisa dal capo dell’aviazione Amir Eshel, della necessità di colpire nello stesso momento da terra e dall’aria. L’aviazione è attualmente in grado di colpire quotidianamente un più ampio numero di obiettivi durante i raid Può comprendere, analizzare e utilizzare molto meglio l’intelligence, eseguendo più sortite quotidiane con grande flessibilità cambiando obiettivi [da colpire] e missioni. Il maggior impegno nella preparazione riguarda le aree urbane densamente popolate in coordinamento con le forze di terra. Il pesante bombardamento nel 2014 del quartiere di Shujaiyeh durante la guerra di Gaza sembra essere un’anticipazione della prossima guerra.
Un’altra principale mossa sta sul fronte della difesa. Circa cinque anni fa, quando le prime batterie di missili Iron Dome hanno fatto la loro comparsa, è cambiata l’efficacia del sistema antiaereo. Vi sono ora due sottosistemi, uno contro i missili e i razzi e l’altro per respingere gli aerei.
Quest’estate ci si aspetta un’altra modifica prima dell’entrata in funzione di un nuovo sistema di intercettazione a medio raggio, il Magic Wand [la Bacchetta Magica]. L’aviazione è arrivata alla conclusione che il nuovo sistema, insieme a ampi miglioramenti in altri sistemi d’arma, forma un sistema unificato contro i due tipi di minaccia. Questa modifica è destinata a ridurre il numero di passaggi tra l’alto commando e il campo [di battaglia]e per ridurre il tempo [necessario] a contrastare due tipi di minacce.
“Angoscia da manovra”
Ormai da molti anni il sistema decisionale israeliano ha favorito l’uso della forza aerea rispetto a quella di terra. La ragione è nota. La forza aerea combatte da lontano ed è ritenuta altamente tecnologica e precisa . Inoltre, rappresenta minori perdite per la parte israeliana.
Fin dagli anni ’90, la sempre minore accettazione della società israeliana riguardo alla morte dei soldati ha fortemente influenzato l’IDF. L’elevata preparazione dell’aviazione nel programmare e nel mettere in pratica le attribuisce un intrinseco vantaggio nella lotta per [accaparrarsi] le risorse. Il fatto che gli ultimi quattro capi del Direttivo di programmazione dell’IDF siano stati ufficiali dell’aviazione non ha creato nessun malumore. L’IDF ha identificato come suoi punti di forza l’aviazione e l’intelligence e li ha inondati di risorse, con l’approvazione del governo. Nel frattempo si è aperta una falla, con l’immobilismo se non il declino delle forze di terra. Ciò è risultato chiaro nel 2006 nei 34 giorni di combattimento in Libano e nel 2014 nei 51 giorni di combattimento a Gaza. È stato difficile non accorgersi della contraddizione tra le dichiarazioni dei leader riguardo ad una guerra breve durata con una chiara vittoria e le capacità militari dimostrae sul campo.
Nell’ultima edizione di un periodico pubblicato dal “Dado Center for Interdisciplinary Military Studies [il Centro Dado di studi militari interdisciplinari, centro di analisi e studi strategici dell’esercito isrealiano, ndt]”, il capo delle forze di terra Guy Zur discute di questo limite con estrema sincerità. Egli individua i punti principali di un processo, chiamato Ground on the Horizon( Terra sull’Orizzonte), che ha condotto negli ultimi due anni per cambiare l’esercito .Egli descrive come ha verificato il declino dell’IDF nelle manovre di terra, dapprima come capo della Divisione 162 nella seconda guerra del Libano, poi in qualità di capo della pianificazione presso comando centrale.
“Quello che è rimasto impresso nella mia memoria è stata la difficoltà di chi prendeva le decisioni nel dare inizio alle manovre di terra. È diventato abbastanza chiaro molto presto che in ogni caso il ritardo nell’attacco di terra fino all’ultimo minuto appare come una decisione ragionevole e qualche volta molto giusta. Se è possibile realizzare l’obiettivo strategico dell’operazione, la deterrenza , sparando oltre il confine senza mettere a repentaglio le nostre forze, questo è sempre l’alternativa preferita”, scrive.
Per usare le parole di Zur, “l’apporto di ogni armamento con il quale l’aviazione si dota è chiaro e concreto. Il rapporto tra i risultati e ogni shekel investito non solo appare evidente ma anche che ne è valsa la pena. In confronto l’esercito di terra è un enorme insieme di forze, ed è altamente costoso e complesso adeguare tali forze a un nuovo modello di guerra.”
L’aggiornamento delle forze di terra richiede un’alta capacità di conduzione della guerra in un contesto urbano, una maggiore efficacia [nel neutralizzare] gli ordigni esplosivi e i missili anti carro, un approvvigionamento logistico più efficiente “ e tutto ciò in enormi quantità senza che sia chiaro quale beneficio strategico e operativo possano offrire,” scrive.ù
Secondo Zur, “qualcosa non ha funzionato. È sembrato che entrambi, Hezbollah ed Hamas abbiano avuto un’immunità relativa nei loro territori e da una fase all’altra abbiano mostrato una costante capacità di miglioramento”.
Israele in otto anni è passata attraverso una guerra con il Libano e tre operazioni a Gaza, ciascuna con il timore di dispiegare la [propria ] forza. E ogni [guerra] è finita con un senso di amarezza. Tra gli ufficiali delle forze di terra lo slogan era “angoscia da manovra”, per definire la presa di decisione dell’IDFdi mettere in campo le forze di terra in profondità nel territorio nemico.
Zur ha avuto la preoccupante sensazione che la situazione dovesse essere cambiata. “ Era chiaro a chiunque come il concetto di vittoria fosse sfuggente, in un’era in cui i nemici non sono eserciti regolari arabi”, scrive.
“Contemporaneamente, in assenza di un simile concetto, sembrava che fossimo condannati a [compiere] un numero sempre maggiore di operazioni “feroci”, attese frustranti, decisioni eccessivamente tardive riguardo a limitate operazioni di terra…Le manovre d’ attacco a terra sono divenute l’ultima e non desiderabile opzione. Da un lato, lo Stato considera rischiose le operazioni che esigono un alto costo in vite umane. Dall’altro, sono importanti in misura ridotta rispetto alla più grande minaccia proveniente dal nemico: il lancio dei missili verso il nostro Paese”.
L’ultima guerra a Gaza ha esacerbato questa sensazione di crisi. Zur descrive in dettaglio le considerazioni dei comandanti delle truppe di terra e della necessità di “respingere la tentazione di continuare a sviluppare i settori più sicuri.”. Al contrario, l’idea è di cambiare, ma comprensibilmente egli è meno disponibile riguardo alla soluzione.
La soluzione , egli scrive, “non è più quella del passato” , più sistemi di difesa missilistica per i carri armati e veicoli più blindati. Egli preferisce delle alternative: “La giusta associazione delle forze dell’aria con quelle di terra in un sistema di comando unificato e di controllo e decisioni prese rapidamente che potrebbero causare effetti massicci anche affrontando un nemico la cui caratteristica è l’elusività.” L’articolo, come i recenti discorsi di Eisenkot, indica che l’esercito di terra si sta preparando principalmente alla sfida di combattere Hezbollah, con qualche modifica per affrontare nemici più deboli, da Hamas ai gruppi collegati allo Stato islamico.
Un simile nemico è ben preparato a difendersi su un terreno difficile e fonda i suoi attacchi su una grande potenza di fuoco lungo tutto il fronte interno israeliano. Così, secondo Zur, sono necessarie due cose senza incrementare significativamente il numero dei soldati: “ colpire duro i centri decisionali del nemico e annientare efficacemente le sue attività nei territori di ampie dimensioni”.
Zur scrive che il problema è come compiere queste due cose contemporaneamente. E l’IDF deve assicurare un basso numero di perdite ed agire rapidamente in modo che i civili israeliani non debbano rifugiarsi nei ricoveri per settimane. “Ritengo che “Ground on the Horizon” abbia prodotto una risposta innovativa al problema di come sconfiggere il nemico,” conclude Zur.
Altre idee includono la formazione di un reparto speciale (che in effetti ha preso forma a Gennaio) [con il compito di] rafforzare le unità tattiche di terra e un cambiamento della dottrina di appoggio logistico.
L’esercito, egli scrive, deve scegliere. Non può rafforzare tutte le unità contemporaneamente. “Non si tratta di magia o di una promessa che escluda dei rischi… Non abbiamo eliminato l’incertezza sull campo di battaglia,” scrive Zur. “Il percorso per migliorare il progetto è lungo e complesso”. Nena News

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