mercoledì 9 marzo 2016

ANALISI. Perché è pericoloso confondere Hamas con lo Stato Islamico



 
 
 
 
 
Hamas è ideologicamente, intellettualmente, giuridicamente e politicamente differente da Daesh.I tentativi di collegamento comportano la destabilizzazione…
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Hamas è ideologicamente, intellettualmente, giuridicamente e politicamente differente da Daesh.I tentativi di collegamento comportano la destabilizzazione della società palestinese nel medio e lungo termine, scrive Belal Shobaki

di Belal Shobaki – Al Shabaka*
Roma, 9 marzo 2016, Nena News – Sebbene i tentativi israeliani di collegare la resistenza palestinese e la propria occupazione militare al terrorismo globale non rappresentino una novità, Israele ha ampliato la propria propaganda rivolgendosi anche a un più ampio pubblico arabo e occidentale. Così facendo, sta chiaramente cercando di sfruttare il disprezzo globale per quei movimenti che, sostenendo di rappresentare l’Islam, si sono avvicinati al terrorismo e all’estremismo. “Hamas è l’Isis e l’Isis è Hamas”, ha dichiarato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, alle Nazioni Unite nel 2014. Eppure Netanyahu e il suo establishment politico sanno meglio di chiunque altro che Hamas e Daesh non hanno alcun legame; così come ne sono perfettamente consapevoli quegli stessi regimi arabi che si riferiscono a tutti i movimenti Islamici come a un’unica minaccia solo per servire i propri scopi.
Hamas e Daesh non solo non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altro, ma sono anche acerrimi rivali, tanto che il secondo ha denunciato il primo come movimento apostata. Belal Shobaki, analista politico di Al-Shabaka, discute con approccio giuridico i principali motivi per i quali Hamas differisce da Daesh; discutendo le loro rispettive attitudini nei confronti dello Stato e le relazioni con altre confessioni. Shobaki, sottolinea soprattutto come sia fondamentale per il movimento nazionale palestinese distanziarsi da ogni tentativo di associare Hamas a Daesh e viceversa, facendo luce sui pericoli che non fare ciò comporterebbe.
Perseguire vittorie politiche di corto raggio 
La similitudine tra Hamas e Daesh ignora la realtà dei fatti. In Palestina, la sfera politica è definita dall’occupazione, mentre nei paesi arabi nei quali l’Isis si è imposto è definita dall’autoritarismo, dalla repressione, da divisioni settarie e da conflitti religiosi; un ambiente ideale per un’ideologia radicale motivata dalla violenza indiscriminata.
Tuttavia, il tentativo di associare l’uno all’altro potrebbe giovare a Israele, sia a livello regionale sia internazionale. Molti media arabi non si fanno infatti problemi a riferirsi ad Hamas come a uno Stato Islamico – nonostante sia tutto fuorché questo-, numerosi media occidentali accolgono il parallelo israeliano tra Hamas e Daesh senza alcuno spirito critico, mentre i regimi arabi non sono interessati a difendere Hamas. Anche l’OLP non sembra preoccuparsi di difendere la reputazione internazionale del movimento islamista, a ragione delle divisioni che intercorrono tra quest’ultima e Fatah.
Hamas è considerata parte della Fratellanza Musulmana, che è vista a sua volta dai regimi autoritari del mondo arabo come una minaccia, soprattutto nel Mashrek. Per questa ragione, la via più semplice sembra combattere la Fratellanza Musulmana ribadendone i legami, o la comunione d’intenti con Daesh – come sostenuto ad esempio dal regime egiziano – e poi usare tale associazione per giustificare l’esclusione dei Fratelli Musulmani dalla sfera politica.
I rapidi sviluppi degli ultimi cinque anni in Egitto, il paese che rappresenta l’unico sbocco per la Striscia di Gaza, hanno spinto Hamas a ripristinare l’economia clandestina dei tunnel. Per contro, la posizione ufficiale egiziana nei confronti della Striscia è diventata più severa dopo il golpe perpetrato da Abdel Fattah al-Sisi ai danni del presidente eletto Mohammed Morsi, sostenendo che Hamas collaborerebbe con i gruppi islamisti del Sinai, dunque sposando la stessa narrativa infondata proposta da Israele e dai suoi media. È troppo rischioso per Hamas mantenere una stretta relazione con gli jihadisti del Sinai e reprimere allo stesso tempo coloro che abbracciano un’ideologia simile a Gaza. Ogni legame che Hamas ha stabilito con tali gruppi è limitato a garantire gli interessi dell’enclave assediato da Israele ed Egitto.
Tale interazione non è tuttavia motivata da un’ideologia condivisa o da una comune avversione verso il regime egiziano. Hamas si è infatti dimostrata propensa a mantenere aperte le linee di comunicazione con il Cairo, anche quando il parallelo tra Hamas e i gruppi jihadisti salafiti comparivano sui media egiziani. Dichiarando ripetutamente che sarebbe intenzionata a ricucire i rapporti politici al fine di garantire un legale flusso di beni, servizi e persone a Gaza.
È importante rifiutare una narrativa simile riguardo uno dei maggiori movimenti politici palestinesi: escludendo gli islamisti moderati dalla vita politica si rischia di spingere la società palestinese verso il radicalismo, nel quale sia Fatah sia Hamas si troveranno a combattere gruppi integralisti. La discussione che segue dimostrerà le reali differenze tra i due movimenti, assieme alla reale rivalità che li divide.
Differenze ideologiche 
Hamas si definisce un movimento islamico centrista ed emanazione della Fratellanza Musulmana, dotato di un’autorità giuridico-razionale. Daesh, al contrario, adotta un approccio testuale, rapportandosi ai testi islamici separatamente dal loro contesto storico e rifiutandosi di interpretarli in base agli sviluppi contemporanei. Per l’Isis e altri gruppi integralisti, movimenti come Hamas sono dunque secolari e non islamici, essendo innanzitutto un movimento di resistenza all’occupazione israeliana e credendo in un’autorità islamica moderata. Inoltre, Hamas non prende i testi islamici alla lettera e consente l’ijtihad – interpretazione e uso della ragione. Alcuni studiosi hanno definito tali movimenti mediante la loro collocazione su una linea orizzontale, con a destra i sostenitori dei testi e a sinistra quelli della ragione. Utilizzando tale classificazione, la Fratellanza Musulmana può essere collocata abbastanza a sinistra lungo la linea, mentre Daesh ne è all’estrema destra.
L’Isis definisce Hamas e il suo discorso deviante. Hamas, da parte sua, ha condannato le minacce di Daesh e le considera parte di una campagna diffamatoria che prende luogo ben oltre la Palestina. Quando le minacce dell’Isis e di altri gruppi integralisti si sono materializzate in azione, Hamas non ha mancato di far sopraggiungere le proprie condanne. Mahmoud al-Zahar, tra i maggiori leader di Hamas, ha dichiarato: “le minacce di Daesh sono concrete, e stiamo gestendo la situazione come un problema legato alla sicurezza. Chiunque commetta atti che ne minacciano la stabilità dovrebbe essere messo di fronte alla legge, mentre chiunque voglia dibattere intellettualmente dovrebbe dibattere intellettualmente. Prendiamo la questione seriamente”.
Hamas ha infatti agito con fermezza nei confronti di tutti i gruppi affini allo Stato Islamico. Nell’agosto del 2009, Abdul Latif Musa, leader del gruppo armato Jund Ansar Allah (I soldati dei sostenitori di Allah), annunciò la creazione dell’Emirato Islamico di Gaza presso la moschea Ibn Taymiyyah. Il gruppo era stato precedentemente accusato di distruggere caffè e altri locali nella Striscia di Gaza, spingendo il governo di Hamas verso un confronto. Le forze di sicurezza, affiancate dalle brigate al-Qassam (l’ala armata di Hamas), circondarono la moschea Ibn Taymiyyah e quando il gruppo di Abdul Latif Musa si rifiutò di arrendersi, Hamas stroncò il loro disegno politico sul nascere, uccidendone tutti i membri. Criticata per l’uso indiscriminato della violenza, Hamas giustificò le proprie azioni sostenendo che gli atti che tale gruppo avrebbe perpetrato sarebbero stati di gran lunga peggiori rispetto a quelli compiuti per sradicare l’estremismo dalla Striscia di Gaza.
I sostenitori di Daesh a Gaza sono meno di quelli di Hamas, principalmente poiché tali gruppi non hanno storicamente contribuito alla resistenza all’occupazione. Alcuni sondaggi suggeriscono che il 24% dei palestinesi abbia una considerazione positiva dei movimenti jihadisti, ma tale percentuale è esagerata. Quando alcuni palestinesi elogiano l’ostilità dei gruppi jihadisti verso gli Stati Uniti, non lo fanno perché credono in tali gruppi, ma piuttosto perché vedono gli Stati Uniti, e il loro incondizionato sostegno a Israele, come agenti distruttivi.
Posizioni differenti di fronte allo Stato 
Hamas e Daesh differiscono nella loro visione dello Stato moderno, sia nella teoria che nella pratica. Come notato in precedenza, Hamas ha sempre concesso l’interpretazione dei testi religiosi, evolvendo il proprio pensiero e opinioni. È perciò scorretto asserire che l’atteggiamento di Hamas sullo Stato civile e la democrazia sia basato sugli scritti fondativi del proprio movimento madre, la Fratellanza Musulmana. Hamas afferma infatti di aver abbracciato nuove convinzioni a tal proposito, giungendo ad accettare pienamente la democrazia e il concetto diSstato civile.
La stessa Fratellanza Musulmana si è evoluta. Lo sceicco qatariano Yusuf al-Qaradawi, somma autorità giuridica del movimento, ha stabilito in più occasioni, incluso il proprio libro ‘Lo stato dell’Islam’, che il concetto di Stato religioso non esiste nella religione islamica. Secondo Al-Qaradawi, l’Islam sarebbe infattiportatore di una struttura politica nella quale uno Stato civile è fondato sul rispetto delle opinioni islamiche della propria gente e sul principio di rappresentanza e pluralismo politico. Sebbene la discussione riguardo la relazione tra Islam e democrazia preceda i Fratelli Musulmani, essa ha raggiunto maggiore chiarezza negli anni ’50, quando numerosi pensatori islamici, incluso al-Qaradawi, il leader tunisino di Ennahda, Rachid Ghannouchi, e il filosofo algerino Malek Bennabi, hanno affermato che l’Islam e la democrazia non sono in contraddizione l’uno con l’altro.
Al contrario, il movimento rappresentato da Daesh ripudia la democrazia nella sua totalità, considerandola la forma di governo degli apostati. Sebbene alcuni gruppi jihadisti non dichiarino apostati gli islamisti che prendono parte al processo democratico, considerano sbagliato il ruolo da loro riconosciuto alla ragione. Daesh vede ogni espressione di democrazia, ad esempio le elezioni, come manifestazioni di apostasia e ogni movimento o individuo che vi prende parte come un apostata. Al contrario, la Fratellanza Musulmana ha partecipato alle elezioni fin dai suoi primi giorni, quando il suo fondatore, Hassan al-Banna, decise di candidarsi alle parlamentari egiziane che il partito el-Wafd cercò di tenere nel 1942. Anche se al-Banna non poté candidarsi poiché il governo rifiutò la sua richiesta, la Fratellanza Musulmana ha spesso servito nei parlamenti arabi e nei loro organi esecutivi.
Quando Hamas decise di non partecipare alle elezioni per l’Autorità Palestinese nel 1996, la decisione fu presa rispetto a una posizione ideologica e politica verso gli accordi di Oslo. Tuttavia, Hamas permise ai propri membri di partecipare come singoli. Quando le circostanze cambiarono e gli accordi del Cairo nel 2005 si sostituirono a quelli di Oslo nella definizione del processo elettivo dell’Autorità Palestinese, Hamas decise di partecipare. Nominò molti membri del movimento e alcuni candidati indipendenti all’interno di una lista di Cambiamento e Riforma che avrebbe partecipato alle elezioni per il Consiglio Legislativo e guadagnò la maggioranza dei voti.
Partecipando alle elezioni, Hamas diede dunque prova della propria volontà di agire all’interno di uno Stato moderno e di un sistema democratico. Ha chiesto un governo di coalizione, includendo partiti di sinistra e secolari, ha incluso donne musulmani e cristiani all’interno del proprio gabinetto.
Daesh, dall’altro lato, si è voltato contro tutte le istituzioni moderne che si trovavano sotto il suo controllo, rifiutandosi di riconoscere i confini e le identità nazionali. Governa tramite decisioni individuali e caotiche. Sebbene Daesh sia stato incline a utilizzare termini amministrativi derivati dalla tradizione islamica – come califfato e shura -, l’essenza del suo governo contraddice in altri modi la maggioranza dei testi indiscutibili che figurano tra le fonti della legislazione islamica. Per esempio, non risponde alle condizioni stabilite dal Corano e dalla Sunna (gli insegnamenti del profeta) riguardanti le dichiarazioni di guerra, la protezioni dei civili e il trattamento dei prigionieri. Un altro esempio è l’imposizione della giza (una tassa imposta sui non musulmani), che non dovrebbe essere applicata agli abitanti originari di un luogo anche se non sono di confessione islamica. Infine, Daesh ha attaccato luoghi di culto e assaltato i fedeli nelle loro case, compiendo una chiara violazione dei principi coranici e della Sunna.
Per certi versi, l’Isis assomiglia ai regimi ibridi del Terzo Mondo, che usano un vocabolario moderno e democratico per descrivere il proprio processo politico, pur rimanendo autoritari nella propria essenza.
Antitetici nel trattare con l’Altro
Le differenze più profonde tra Hamas e Daesh riguardano le loro posizioni nei confronti delle altre religioni. Durante la propria formazione, Hamas pubblicò una dichiarazione che descriveva il conflitto con un vocabolario religioso. A seguito di forte criticismo, Hamas mise da parte tale dichiarazione e non la considera più un testo di riferimento come alcuni dei suoi leader hanno del resto confermato.
In un’intervista rilasciata al Jewish Daily Forward, il vice di Hamas, Moussa Abu Marzouk, ha confermato che il documento occupa una posizione marginale all’interno del movimento e che non rappresenta una fonte d’ispirazione per le sue decisioni politiche. E ha poi aggiunto che molti esponenti stanno parlando di modificarlo, dal momento che molti aspetti della politica di Hamas ne contraddicono i principi.
I leader di Hamas all’estero non sono stati gli unici ad adottare questa linea. Il leader a Gaza, Ghazi Hamad, ha fatto anche di più in un’intervista con il giornale saudita Ozak, nella quale ha dichiarato che il manifesto è stato oggetto di discussione e valutazioni riguardo l’apertura internazionale. Sami Abu Zuhri, un giovane leader di Hamas che ha servito come portavoce all’interno del movimento durante la Seconda Intifada, ha spiegato in un’intervista con il Financial Times che il documento del 1988 non rappresenterà più un orizzonte di riferimento e che Hamas dovrà essere giudicata solo in base ai discorsi dei propri leader.
Oggi Hamas adotta il verso coranico che recita: “Allah non vi impedisce di non combattere coloro che voi non volete combattere a causa della vostra religione, così come non vi espelle dalle vostre case se sarete giusti con loro e agirete nella giustizia. Infatti Allah ama coloro che agiscono giustamente”. Questo verso suggerisce gentilezza e giustizia nel rapporto con le altre religioni. Diversamente da Daesh, Hamas ha messo in atto tale pratica. Oltre a nominare ministri cristiani all’interno del proprio gabinetto, ha celebrato il Natale assieme ai Cristiani palestinesi, inviando delegazioni ufficiali in visita durante le feste. Nel mentre, Daesh minacciava coloro che celebravano il Natale in tutto il mondo.
Alcuni potrebbero sostenere che tali azioni sono mirate a camuffare il governo autoritario di Hamas, ma c’è poca differenza tra il governo di quest’ultimo e quello di Fatah. Infatti , le violazioni dei diritti umani commesse dal governo di Gaza non possono essere prese come esempio della somiglianza tra Hamas e Daesh, ma al contrario del suo malgoverno. E la leadership politica di Hamas ha preso infatti posizioni chiare contro tali pratiche, condannando per esempio il ministro degli Interni, Fatai Hammad.
Inoltre, quando alcuni cittadini furono attaccati da gruppi estremisti a Gaza, Hamas e il governo agirono al fine di assicurare la loro sicurezza e punire gli aggressori, come nel caso del giornalista britannico Ala Johnston, che era stato liberato grazie ad Hamas dai suoi rapitori integralisti o come nel caso dell’uccisione dell’italiano Vittorio Arrigoni.
La posizione del movimento nei confronti degli sciiti è simile a quella adottata per i cristiani. In un momento storico in cui il Medio Oriente sta vivendo una guerra mediatica tra sciiti e sunniti, Hamas rifiuta di denunciare gli sciiti come apostati, e ha interagito con loro politicamente. Quando i rapporti con l’Iran diventarono problematici nel corso della crisi siriana, il disaccordo era di natura politica, non dottrinale. Daesh, al contrario, non ritiene apostati solo gli sciiti, ma anche i gruppi sunniti che sposano un’ideologia differente, e pensa che debbano essere combattuti.
Anche il trattamento che le due organizzazioni riservano ai nemici è diverso. Per Hamas il nemico è l’occupazione israeliana, mentre Daesh considera chiunque suo nemico. Lo Stato Islamico si è vantato dei suoi numerosi crimini contro l’umanità nel trattamento riservato ai prigionieri e ai civili sotto il proprio governo, come quando arse vivo il pilota giordano Muath al-Kasasbeh, tentando di legittimare la propria condotta disumana distorcendo o travisando i testi religiosi. Hamas ha fatto le condoglianze alla famiglia di al-Kasasbeh e ha condannato le azioni di Daesh. La brutalità di Daesh contrasta dunque con il trattamento che Hamas ha riservato al soldato israeliano Gilad Shalit durante la sua prigionia, come anche osservato dal Jerusalem Post.
Fare un passo nelle relazioni con Hamas
Sia Hamas che Daesh figurano sulla lista delle organizzazioni terroristiche in molti paesi, inclusi i paesi membri dell’Unione Europea e gli Stati Uniti. Tuttavia, l’inserimento di Hamas in tale lista è chiaramente motivato da ragioni politiche: differentemente da Daesh, Hamas non ha né preso di mira – né invitato a farlo – altre entità se non lo Stato israeliano. Hamas è stato aggiunto alla lista delle organizzazioni terroristiche a seguito degli eventi dell’11 settembre, anche se non aveva nulla a che vedere con gli attentati. La natura politica della demonizzazione di Hamas è sottolineata dal fatto che la Corte Generale dell’Unione Europea ha preso la decisione, il 17 dicembre 2014, di fare pressioni affinché il movimento venga tolto dalla lista delle organizzazioni terroristiche. La Corte ha motivato tale iniziativa era stata motivata nel 2003 da report mediatici più che da prove concrete.
Inoltre, molti politici europei e americani conosciuti per le loro posizioni dure nei confronti delle organizzazioni terroristiche in tutto il mondo si sono incontrati con i leader di Hamas in più di un’occasione. Tra loro vi sono alcuni europarlamentari e l’ex presidente statunitense Jimmy Carter, che ha incontrato Ismail Haniyeh a Gaza nel 2009 e Khalid Meshaal al Cairo nel 2012.
La linea di fondo è che il tentativo israeliano di sfruttare il caso regionale per condannare Hamas come gruppo terroristico collegato a Daesh è infondata. Hamas è ideologicamente, intellettualmente, giuridicamente e politicamente differente da Daesh. I media che adottano la narrativa israeliana fanno un torto alla loro professionalità e alla credibilità.
I movimenti palestinesi non devono permettere che il disaccordo con Hamas giustifichi le accuse che danneggiano la causa palestinese internazionalmente e creano tensioni localmente. Hamas deve anche realizzare che le differenza tra loro e Daesh non significano che il suo governo su Gaza possa essere liberamente segnato da abusi e violazioni dei diritti umani, a deve quindi rivisitare la propria condotta ed essere più attento nel proprio discorso politico. Dovrebbe andare oltre un approccio che implichi un discorso locale e uno parallelo per la platea globale; dal momento che ogni parola pronunciata da qualsiasi leader di Hamas è presentata all’estero come un messaggio da Hamas al mondo.
Quando l’OLP – guidata da Fatah – e i regimi arabi, specialmente in Egitto, non si oppongono ai tentativi di collegare Hamas a Daesh, o contribuiscono addirittura a tale tentativo, potrebbero godere di benefici immediati, indebolendo Hamas come oppositore politico. Tuttavia, ciò comporta il pericolo di destabilizzare la società palestinese nel medio e lungo termine. Escludere gli islamisti moderati potrebbe spingere la società palestinese verso il radicalismo, in tal caso sia Fatah che Hamas si troverebbero a lottare con fazioni integraliste.
*Traduzione di Giovanni Pagani

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