venerdì 11 marzo 2016

Akiva Eldar : Perché per alcuni palestinesi 'la morte è la soluzione, non il problema'




Seeing no political will to improve their circumstances, some young Palestinians appear to see killing Israelis as the only way to end the occupation and their misery.
al-monitor.com






  Sintesi personale

Come è possibile che un paese con un forte esercito  e con  un  servizio di sicurezza con esperienza, venga colpito da  tre attacchi terroristici in un solo giorno, come è accaduto l'8 marzo ?Non passa una settimana senza  che un israeliano venga accoltellato o ucciso. Demolire le case delle famiglie degli attaccanti non ferma i giovani aggressori. Sancire per  i  sospetti terroristi la detenzione amministrativa senza processo non riesce a fermare le forbici delle ragazze palestinesi adolescenti . La paura di perdere i permessi di lavoro israeliani non costituisce  un deterrente . L' espulsione di famiglie di attaccanti  nella Striscia di Gaza, come proposto dal primo ministro Benjamin Netanyahu, è probabile che crei problemi con le organizzazioni per i diritti umani e la Corte Suprema. E 'solo una questione di tempo prima che qualche genio proponga di imporre la pena di morte .

La situazione mi ricorda  quanto mi disse un giornalista straniero durante l' operazione Piombo Fuso . Al culmine del bombardamento israeliano di Gaza, notò un vecchio palestinese passeggiare  tranquillamente   tra le rovine. Il  giornalista si avvicinò all'uomo chiedendogli  come mai non avesse paura di essere colpito da una granata. "Cosa mi è rimasto in questa vita?" Il vecchio rispose . "Per me la morte è la soluzione, non il problema. È così che mi sarò finalmente liberato di tutti i miei problemi. "
Per capire giovane il  palestinese della città cisgiordana di Qalqilya,  nato sotto l'occupazione israeliana,   che continua  vivere sotto occupazione perdendo  ogni speranza di essere libero,  si può fare riferimento alle linee immortali dal "Mercante di Venezia sostituendo alla parola ebreo il termine  "palestinese".:
Hath not a Jew eyes? Hath not a Jew hands, organs,
dimensions, senses, affections, passions? Fed with
the same food, hurt with the same weapons, subject
to the same diseases, healed by the same means,
warmed and cooled by the same winter and summer, as
a Christian is? If you prick us, do we not bleed?
If you tickle us, do we not laugh? If you poison us,
do we not die? And if you wrong us, shall we not revenge? 
Il giovane di Qalqilya si alza come al solito alle 4 del mattino, così da poter raggiungere il posto di blocco  e arrivare in tempo al cantiere nella città centrale israeliana di Petah Tikva, dove ha trovato lavoro. Sente, però, che a seguito degli attacchi terroristici, Israele ha chiuso tutte le vie di accesso da e verso la Cisgiordania.  Torna a letto e consulta i siti web di notizie. Lì  legge che gli insegnanti sno  in sciopero nelle scuole  gestite dal governo in Cisgiordania . Gli insegnanti protestano per la decisione da parte dell'Autorità palestinese (AP) di aumentare la retribuzione per i suoi alti funzionari, mentre un insegnante veterano con una laurea guadagna meno di $ 1.000 al mese. Su un altro sito web   ascolta che Israele ha deciso di autorizzare ulteriori costruzioni  negli avamposti. Poi ci sono informazioni sulle diverse posizioni dei  leader arabi : il re del Marocco ha deciso di non ospitare quest'anno il vertice della Lega araba , in  Siria i musulmani continuano a uccidere i musulmani  e gli ebrei, mentre in Israele ci sono continui incitamenti  contro i musulmani. Una vasta indagine condotta da Pew ha scoperto che un ebreo su due in Israele sostiene l'espulsione degli arabi israeliani e che solo l'8% degli intervistati si definisce  di sinistra.
Alla fine sente che  Avigdor Lieberman , presidente della Israel Beitenu, si scaglia contro il ministro delle Finanze Moshe Kahlon per la sua decisione di trasferire 500 milioni di NIS (127 milioni di $) al PA. Egli sostiene che  l'autorità utilizza questo denaro per finanziare il terrorismo,  pagare stipendi alle famiglie degli assalitori uccisi in scontri con le forze di sicurezza israeliane, distribuire sostegno mensile alle famiglie di palestinesi detenuti in Israele per reati relativi alla sicurezza e per le spese  legali    Non vi è dubbio che Liberman, essendo della colonia cisgiordana di Nokdim, segua da vicino l' economia dei territori .
La  Banca Mondiale   riporta i seguenti dati sull' economia della Cisgiordania  e(nell'   Area C il 61% della Cisgiordania è sotto il controllo israeliano )se al PA fosse dato libero acceso a quest'area :
  • Le entrate aumenterebbero  di $ 2,2 miliardi di un anno.
  • L'uso delle risorse porterebbero  a un ulteriore $ 704.000.000 all'anno.
  • Il rilascio delle licenze alle imprese palestinesi per estrarre pietra dalle cave aggiungerebbe $ 24 milioni alle casse pubbliche.
  • le costruzioni dei palestinesi espanderebbero l'attività nel settore immobiliare da $ 239.000.000.
  • la società di telecomunicazioni palestinese potrebbe costruire una rete efficiente incanalando altri 48 milioni di $ nel tesoro palestinese.
  • L'accesso alle rive del Mar Morto potrebbe fornire i  palestinesi un fatturato annuo aggiuntivo di $ 1 miliardo.
Che cosa  gli Stati Uniti  stanno facendo per correggere questa distorsione? Dopo tutto  sono stati  protagonisti  nell'  accordo di Oslo , dove è nata  l'idea di escludere i palestinesi dal 61% della Cisgiordania . È vero  gli Usa sono sotto elezioni e il momento non è  favorevole ai colloqui di pace, ma è il momento di invitare Netanyahu ad un altro incontro con il presidente Barack Obama e poi lamentarsi    perchè Netanyahu ha respinto una visita alla Casa bianca con la dubbia scusa di non voler interferire nella campagna elettorale? Gli americani devono ora consolarsi con una foto di un sorridente Netanyahu e di sua moglie, Sara, con il Vice Presidente Joe Biden e sua moglie, Jill, in visita a Gerusalemme, 9 mar.
Chi ha detto che l'occupazione isola Israele dalla scena mondiale? Netanyahu può sentirsi giustificato quando il 6 marzo ha deriso i membri dell'opposizione che criticano la politica del governo di occupazione e la sua inazione. Il problema, tuttavia, è  che  il giovane disperato di Qalqilya   comincia a pensare che forse l'imam ha ragione quando dice che l'unico modo per porre fine all'occupazione è quello di uccidere gli ebrei .



Why some Palestinians believe that 'death is the solution, not the problem'

How is it possible that a country with such a strong army and experienced security service, Shin Bet, is hit with three terror attacks in a single day, as happened March 8, and has no recourse? Barely a week goes by without an Israeli getting stabbed or shot. Demolishing the homes of the attackers’ families does not stop the young attackers. Placing suspected terrorists under administrative detention without trial fails to impress scissor-wielding teenage Palestinian girls. Fear of losing their Israeli work permits is in no way a deterrent to those contemplating murder. The expulsion of families of attackers to the Gaza Strip, as proposed by Prime Minister Benjamin Netanyahu, is likely to stir up trouble with human rights organizations and the Supreme Court. It is only a matter of time before some genius proposes imposing the death penalty on suicide attackers.
SummaryPrint Seeing no political will to improve their circumstances, some young Palestinians appear to see killing Israelis as the only way to end the occupation and their misery.
Author Akiva Eldar Posted March 10, 2016
TranslatorRuti Sinai
The situation reminds me of a story a foreign correspondent covering Operation Cast Lead in early 2009 told me. At the height of the Israeli bombing of Gaza, he noticed an old Palestinian man leisurely strolling through the ruins. When a measure of calm was restored, the journalist approached the man and asked whether he was scared of being hit by a shell. “What do I have left in this life?” the old man responded. “For me, death is the solution, not the problem. That’s how I will finally be rid of all my troubles.”
To understand a young Palestinian man from the West Bank town of Qalqilya who was born under Israeli occupation, continues to live under occupation and has lost all hope of ever being free of occupation, one can refer to the immortal lines from the “Merchant of Venice” (its suspiciously anti-Semitic overtones aside). For the word “Jew,” substitute “Palestinian.” Instead of “Christian,” use “Jew”:
Hath not a Jew eyes? Hath not a Jew hands, organs,
dimensions, senses, affections, passions? Fed with
the same food, hurt with the same weapons, subject
to the same diseases, healed by the same means,
warmed and cooled by the same winter and summer, as
a Christian is? If you prick us, do we not bleed?
If you tickle us, do we not laugh? If you poison us,
do we not die? And if you wrong us, shall we not revenge? 
The young man from Qalqilya gets up as usual at 4 a.m. so he can get to the Israeli army checkpoint and be on time at the construction site in the central Israeli town of Petah Tikva, where he has found work. He hears, however, that as a result of terror attacks, Israel has closed all access routes to and from the West Bank. He goes back to bed and scans news websites. There he reads that the teachers strike in the government-run schools in the West Bank is entering its fourth week. The teachers are protesting a decision by the Palestinian Authority (PA) to increase pay for its senior officials, whereas a veteran teacher, with a university degree, makes less than $1,000 a month. On another web site it says that Israel has decided to authorize additional construction in the settlement outposts. Then there are reports that as a result of differences among Arab leaders, the king of Morocco has decided not to host this year's Arab League summit. In Syria, Muslims continue to kill Muslims, while in Israel Jews are inciting against Muslims. An extensive survey by Pew has found that every second Jew in Israel supports the expulsion of Israeli Arabs and that only 8% of respondents define themselves as left wing.
To top it all off, in an interview with Al-Monitor, Avigdor Liberman, chairman of Yisrael Beitenu, lashes out at Finance Minister Moshe Kahlon for his decision to transfer NIS 500 million ($127 million) to the PA. He claims the authority uses this money to fund terrorism, to pay stipends to the families of assailants killed in clashes with Israeli security forces, to dole out monthly support to the families of Palestinians jailed in Israel for security-related offenses and to cover the legal defense of terrorists. Half a billion shekels is a lot of money. The man who for many years served as foreign minister and a member of the diplomacy and defense affairs cabinet obviously knows whereof he speaks. There is little doubt that Liberman, being from the West Bank settlement of Nokdim, closely monitors the economy of the territories.
In case he missed some of the relevant data, here are some select figures from World Bank annual reports of the past two years concerning the economy of the West Bank and what could transpire if the PA were given access to economic activity in Area C, the 61% of the West Bank under total Israeli control:
  • Revenue would increase by $2.2 billion a year.
  • Use of the land and water resources would probably bring in an additional $704 million annually.
  • Issuing licenses to Palestinian firms to extract stone from quarries would add $24 million to the public coffers.
  • Construction for Palestinians would expand activity in the real estate sector by $239 million.
  • Palestinian telecom companies could build an efficient network funneling another $48 million into the Palestinian treasury.
  • Access to the shores of the Dead Sea could provide Palestinians additional annual revenue of $1 billion.
What is the United States doing to correct this distortion? After all, it was a witness to the Oslo Accord, where the idea of excluding the Palestinians from 61% of the West Bank originated. True, an election year in the United States is not conducive to peace talks or optimal for a confrontation over the authorization of settlement outposts, but is it the time to invite Netanyahu to another meeting with President Barack Obama to show that everything is business as usual — and then, as the Americans did, complain that Netanyahu rejected a White House visit with the dubious excuse of not wanting to interfere in the election campaign? The Americans must now console themselves with a photo of a smiling Netanyahu and his wife, Sara, with Vice President Joe Biden and his wife, Jill, on a visit to Jerusalem March 9.
Who said the occupation isolates Israel on the world stage? Netanyahu can feel justified when on March 6 he derided members of the opposition who criticize the government’s policy of occupation and its inaction. The problem, however, is the desperate young man from Qalqilya who starts thinking that maybe the imam is right when he says that the only way to end the occupation is to kill Jews all the way to the Garden of Eden. 






Akiva Eldar is a columnist for Al-Monitor’s Israel Pulse. He was formerly a senior columnist and editorial writer for Haaretz and also served as the Hebrew daily’s US bureau chief and diplomatic correspondent. His most recent book (with Idith Zertal), Lords of the Land, on the Jewish settlements, was on the best-seller list in Israel and has been translated into English, French, German and Arabic.

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