venerdì 12 febbraio 2016

Ciao Giulio ... ora tocca a noi non dimenticarti | I ragazzi di piazza Tahrir



"La libertà è la possibilità di esprimere te stesso in un certo contesto socio-politico che ti permette di farlo." E' questa la definizione di libertà che
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“La libertà è la possibilità di esprimere te stesso in un certo contesto socio-politico che ti permette di farlo.”
E’ questa la definizione di libertà che Giulio Regeni aveva dato ai ragazzi che, dopo di lui, avevano preso in mano il governo dei giovani di Fiumicello. Lo ha raccontato oggi al funerale la sua vice-sindaco, ovvero la vice di Giulio quando lui era a capo di questo governo. All’epoca aveva poco più di 10 anni, eppure si capisce subito che questa esperienza ha forgiato la sua esistenza. In primis il suo lato umano e, a catena, la sua formazione e il suoi interessi di ricerca.
Lasciando Fiumicello, dove siamo arrivati di proposito senza microfono e PC, è il lato umano, finalmente, a essere il protagonista di questa tragedia, troppo violenta ed estrema per essere insabbiata da una serie di altre storie collaterali che rischiano di sviare non solo l’attenzione, ma anche il corso delle indagini.
Eppure, più ci ripetiamo la definizione di libertà che Giulio ci ha regalato al suo funerale, più fatichiamo a non pensare all’Egitto e al suo contesto socio-ppolitico. Perchè l’Egitto non è un luogo dove puoi esprimere te stesso. Non è neanche un paese che ti mette nelle condizioni di realizzarti. Guardiamo il numero dei giovani disoccupati. Guardiamo quello che accade quando 30 persone vogliono fare un sit-in in piazza.
Giulio tutte queste cose le sapeva certamente. Se decise di trasferirsi al Cairo per fare lì la sua ricerca, le motivazioni che lo portavano avanti dovevano essere molto forti.
Come forte, estremamente forte, è stata la tragedia che gli ha impedito di concludere quella maledetta ricerca che tanto lo stava entusiasmando.
E ora, ad avere forza dobbiamo essere tutti noi, tutti quelli che si sono sentiti scossi da questa bruttissima storia.
Tocca a noi non abbassare la guardia anche quando, nel giro di una settimana, la foto di Giulio uscirà dai giornali e dalle home-page. Tocca a noi andarci a cercare le notizie per tenere il filo delle indagini. Tocca a noi tenere viva la memoria di Giulio e i temi della sua ricerca. Tocca a noi non perdere d’occhio l’involuzione che sta attraversando l’Egitto. Paese che ha riservato a Giulio gli stessi trattamenti che riserva ai suoi cittadini … che ormai possiamo tornare a chiamare sudditi.
p.s: ai giornalisti toccherà poi una vera e propria riflessione deontologica per riflettere nuovamente sugli obiettivi del nostro lavoro e l’etica che dovrebbe esserci alla base. Anche nell’epoca dell’informazione a velocità supersonica. Anche in un mondo sempre più virtuale. Perchè le conseguenze del nostro lavoro continuano ad essere reali.

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