giovedì 11 febbraio 2016

Usa – Bernie Sanders, radici e identità





NBC-Bernie-Sanders-stars-i-860x450_cSono Bernie Sanderswitzky, ma quando arriveremo in America cambieremo il cognome così non suonerà troppo ebraico”. “Sì, sono sicuro che li fregherai”.
Ha fatto il giro del web l’interpretazione di Bernie Sanders, candidato democratico alla Casa Bianca (il primo ebreo ad aver vinto a delle elezioni primarie in uno Stato, dopo i risultati nel New Hampshire), del vecchio idealista ebreo nello sketch del Saturday Night Live accanto al suo imitatore ufficiale Larry David (nell’immagine).
Nella scenetta Sanders è un sognatore che approda dall’Europa in America e vuole cambiare il paese con idee che sembrano “socialiste” – gli fa notare sospettoso David – ma che in realtà sono “socialiste democratiche” specifica il primo.
Nonostante abbia rimarcato più volte la propria posizione di “ebreo laico” e non convinca qualcuno per le sue posizioni altalenanti verso Israele (di cui però ha sempre rivendicato il diritto all’esistenza), il candidato democratico è legato a doppio filo con la propria identità.
A rivelarne di più, è il sito del movimento chassidico Chabad Lubavitch che ha pubblicato una ricerca sulle azioni politiche di Sanders, specificando comunque di non dare il proprio endorsement a nessun candidato e non fare alcuna forma di propaganda.
Quando era sindaco di Burlington (Vermont), si legge, Sanders ha partecipato diverse volte all’accensione della Chanukkiah in un parco pubblico organizzata dai Chabad, difendendo strenuamente l’iniziativa negli anni ’80 quando alcuni oppositori addussero che violava la separazione tra Stato e religione.
Fu proprio il supporto di Sanders, si legge ancora, a facilitare e diffondere le accensioni pubbliche in tutta l’America. Nel 1987 il caso della Chanukkiah in Vermont ebbe un forte eco mediatico, tanto che se ne occupò il New York Times. Sanders si ritrovò contro l’American Civil Liberties Union (l’organizzazione non governativa dedita alla difesa dei diritti civili) locale ma anche il reverendo Paul Bortz che in una lettera piuttosto provocatoria gli scrisse: “Suvvia, sindaco Sanders, abbandoni questa idea di piazzare un simbolo religioso su una proprietà del governo”. Il professore Richard Sugarman, legato da anni al candidato democratico, spiega al riguardo: “Non si trattava di mettere in discussione le altre festività ma di mettere in ballo il tema della libertà di culto”.
Con il suo incontrovertibile accento di Brooklyn, Sanders non ha mai nascosto le proprie origini ebraiche sottolineando però la sua missione prioritaria nei confronti di tutti i cittadini d’America, ai quali promette una rivoluzione politica, dimostrandosi in questa fase di campagna elettorale una vera e propria rivelazione che fa tremare Hillary Clinton.
Nato 75 anni fa da genitori con ascendenze russe e polacche, ha frequentato la scuola ebraica e celebrato il bar mitzvah, la maggiorità religiosa.
Da ragazzo ha passato un periodo in Israele come volontario in un kibbutz che per mesi i giornali ebraici hanno cercato di localizzare. A risolvere l’arcano, il giornalista Yossi Melman che in un recente tweet ha informato i naviganti: “Hanno riportato che Bernie Sanders si sia rifiutato di dire in quale kibbutz abbia lavorato negli anni ’60. Negli anni ’90 me lo ha detto in una intervista: è Shaar Haamakim”, una comune agraria nel nord d’Israele associata alle attività del gruppo ebraico giovanile dell’Hashomer Hatzair.
Gli amanti di film indipendenti e basso costo non hanno poi dimenticato la sua apparizione in un film del 1999 “
My X-Girlfriend’s Wedding Reception” nel quale interpretava unrabbino di New York che si lanciava in una verbosissima discussione sulla squadra dei Dodgers invece di celebrare un matrimonio e concludeva con un “Bene, ora mangiamo!”.
Il legame con la spiritualità per Sanders non è un fatto da poco, e lui stesso lo declina in una dimensione universale: “Io sono quello che sono – ha detto in una intervista – e la mia spiritualità consiste nel fatto che siamo tutti qui insieme. Credo che non sia una buona cosa credere che in quanto esseri umani possiamo voltare le spalle di fronte alle sofferenze degli altri”. Non lo dice solo l’ebraismo, affermava Sanders, ma anche Bergoglio, concludendo: “Non possiamo solo idolatrare multimiliardari che fanno ancora più soldi. La vita è più di questo”.

Rachel Silvera
twitter @rsilveramoked
(11 febbraio 2016)


 
 
 
 
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