domenica 28 febbraio 2016

Ugo Tramballi Giulio Regeni Disinformazione Continua












Ana b’hib Masr. Riusciremo a sentire di nuovo il desiderio di ripetere questa frase a un amico egiziano? Potranno ancora dirlo le migliaia e migliaia d’italiani che in quel paese hanno vissuto, studiato, lavorato, investito le risorse della propria impresa o più semplicemente il loro tempo libero da visitatori affascinati?
Dire con sincerità “amo l’Egitto” è obiettivamente difficile di questi tempi. Anche perché, sobillato dal regime, è un numero crescente di egiziani a non amare più noi: convinti che ogni straniero sia una spia o parte del complotto contro la stabilità egiziana che, se è incerta, è principalmente a causa loro. E’ questa continua disinformazione su Giulio Regeni a rendere complicata la nostra relazione amorosa. L’ultima è che Giulio sia stato ucciso per vendetta: un collega invidioso, un’amante tradita, uno spacciatore di droga non pagato.
Prepariamoci a una versione ufficiale di questo genere, se ne vedono i segni. Come bugia sarebbe stata più ammissibile quella, già tentata, dei Fratelli musulmani: agenti della fratellanza infiltrati nei servizi di sicurezza statali, che hanno torturato e ucciso Giulio per mettere in difficoltà il governo al-Sisi.
In fondo sappiamo tutti che in Egitto la Verità non sarà mai ammessa. Dobbiamo solo prepararci a una sua versione sostenibile, sperando che in qualche modo il governo egiziano faccia una parziale o minima ammissione di responsabilità: servizi deviati, agenti maldestri, necessaria lotta al terrore che a volte prende la mano.
Ma non ci scommetterei. Non mi aspetto molto da un sistema il cui ministro degli Esteri, qualche settimana fa in visita a Washington, aveva paragonato tutti noi, dubbiosi, a Joseph Goebbels e alla sua propaganda nazista. Non ho molta fiducia in una classe dirigente irresponsabile, convinta che comunque ci sarà sempre qualcuno pronto a finanziare la sua mediocrità perché l’Egitto è geopoliticamente ed economicamente troppo importante per essere lasciato al suo destino: i sauditi, gli emiri, gli americani, i russi, i cinesi, gli europei, noi italiani.
Tuttavia, fra gli iscritti a questa Disinformazione Continua ci siamo anche noi. L’ultima, elaborata a Roma, è che Giulio sia stato la vittima di un complotto contro l’Italia: i nostri stretti rapporti politici ed economici con l’Egitto – soprattutto la scoperta del mega-giacimento di Zohr, fatta la scorsa estate da Eni – hanno scatenato le invidie dei nostri concorrenti. Una prova di questo attacco all’Italia, precedente alla morte di Giulio, è l’attentato al consolato del Cairo.
A me sembra che una teoria del complotto di questo genere sia solo frutto di giornalisti che non hanno elementi in mano ma un pezzo entro sera lo devono fare. O, peggio, di inquirenti che non hanno cose concrete per le mani, ma che devono trovare una via d’uscita plausibile e assolutoria. Ho la sensazione che chi la sostiene e la diffonde non abbia studiato il dossier Zohr. E che dunque non sappia che quella scoperta, parte di una bonanza di gas che coinvolge tutto il mare del Levante mediterraneo e tanti altri soggetti, oltre all’Eni, sia un affare per tutti. Nell’hub per la distribuzione di gas che diventerà il delta del Nilo, ci saranno compagnie petrolifere e governi di mezzo mondo. Una “win-win situation”, come dicono gli esperti.
L’attentato al consolato – quello sì probabilmente compiuto dall’ala estrema della fratellanza – era stato scelto perché la sede italiana era un obiettivo straniero estremamente facile: non aveva protezione. Come la nostra ambasciata, sul lungo Nilo, affacciata su una strada spaventosamente trafficata. Le altre sedi diplomatiche occidentali sono dei fortini isolati e presidiati, le nostre non sono protette dal tiro di un sasso o di una bomba a mano. Gli egiziani non hanno fatto nulla e il governo italiano nemmeno.
La vita continua e gli affari non si possono ignorare. Non è cinismo ma realtà. I nostri interessi economici servono al paese, ai nostri conti e alla nostra prosperità. E sono lo strumento migliore per aiutare l’Egitto a stabilizzarsi, più delle politiche repressive del regime. Tuttavia non riesco a togliermi dalla testa che anche Giulio, arrivando al Cairo col cuore e la mente aperte a scoprire e ricevere, abbia detto almeno una volta “Ana b’hib Masr”. Quanto amore sprecato.

Allego un paio di articoli sul tema che in questi giorni ho scritto sulle pagine del Sole 24 Ore

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-02-17/i-pericoli-corsa-scoop-063752.shtml?uuid=ACVXO9VC&fromSearch

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-02-14/uno-spiraglio-la-verita-115033.shtml?uuid=AC27PEUC&fromSearch

Nessun commento:

Posta un commento