venerdì 19 febbraio 2016

TERRITORI OCCUPATI. Un israeliano ucciso in una colonia, un palestinese a Gerusalemme


Ieri sera due 14enni hanno aggredito due coloni nel supermercato Rami Levi, uccidendo un 21enne. Questa mattina la polizia ha sparato ad un palestinese a…
nena-news.it
della redazione
Roma, 19 febbraio 2016, Nena News – Ieri pomeriggio, nel supermarket Rami Levi nella colonia israeliana di Shaare Benjamin a nord ovest di Gerusalemme, un israeliano è stato ucciso e un secondo ferito da due palestinesi che li hanno aggrediti con coltelli. I due palestinesi, entrambi 14enni secondo le informazioni disponibili, sono stati feriti da un colono israeliano armato che si trovava sul posto. Si tratterebbe di Bassem Subah, del villaggio di Qaffim (Tulkarem) e Omar Salim di Beit Rima (Ramallah). Non si sa ancora se siano stati uccisi o siano solo feriti.
L’israeliano vittima dell’attacco era un soldato in licenza, Tuvia Yanai Weissman, 21 anni. Il ferito, ora ricoverato a Gerusalemme, ha 35 anni. La zona dell’attacco è stata chiusa dall’esercito e sarà riaperta – dicono fonti dell’esercito – al transito di palestinesi fino a domenica.
“Resisteremo con forza e risponderemo con fermezza per riportare la calma e la normalità nella vità dei nostri cittadini, sconfiggeremmo il terrorismo”, ha detto ieri il presidente israeliano Rivlin. Ma l’ondata di violenza che ha investito i Territori Occupati palestinesi e lo Stato di Israele non è estemporanea. È strutturale, figlia di un’occupazione lunga sette decenni, difficilmente arginabile perché nata sulla spinta di una profonda disperazione, aggravata dalle politiche di punizione collettiva imposte dalle autorità israeliane quando si verificano atti di violenza. Dal primo ottobre il numero di palestinesi uccisi, a seguito di attacchi veri o presunti o durante manifestazioni di protesta, è di almeno 173. Venticinque gli israeliani uccisi.
Questa mattina l’ennesimo caso: un palestinese è stato colpito dal fuoco della polizia israeliana e ucciso di fronte alla Porta di Damasco, ingresso alla Città Vecchia di Gerusalemme. Secondo la polizia avrebbe accoltellato e ferito lievemente due poliziotti di frontiera. La zona è stata chiusa dalla polizia israeliana.
È di ieri invece l’arresto di un 20enne israeliano, Nachman Gabai, residente a Gerusalemme, accusato di aver investito con la sua auto un palestinese in una stazione di benzina. Il fatto era avvenuto qualche giorno fa a sud  di Gerusalemme ed era stato catturato dalle telecamere di servizio. L’israeliano avrebbe iniziato una discussione con il palestinese, che lavora alla stazione di benzina. Allora lo avrebbe investito per poi fuggire.
Una catena di eventi che si ripetono e che vedono protagonisti i civili. Una situazione riassunta dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che nelle settimane scorso ha parlato del “profondo senso di alienazione e disperazione” del popolo palestinese e indicato nel “mezzo secolo di occupazione e di paralisi del processo di pace” la ragione delle violenze: “Come i popoli oppressi hanno dimostrato nel corso del tempo, fa parte della natura umana reagire all’occupazione, spesso potente incubatrice di odio e estremismo”.
Parole durissime che hanno provocato la reazione israeliana: il premier Netanyahu ha accusato Ban Ki-moon di istigazione al terrorismo. Il primo ministro è in difficoltà, stretto tra una situazione difficilmente gestibile e una coalizione di governo sempre più spostata a destra. Nena News

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