giovedì 11 febbraio 2016

Peter Beaumont, :Israele approva una legge contro le ong finanziate dai paesi stranieri


Israele approva una legge contro le ong finanziate dai paesi stranieri






Un disegno di legge in Israele, che prende di mira le associazioni che si occupano di questioni legate ai diritti umani dei palestinesi, ha superato il suo primo ostacolo nel processo per diventare legge.
La proposta di legge, che obbligherebbe le ong che ricevono gran parte dei loro finanziamenti da governi stranieri a dichiararlo nei documenti ufficiali, è stata approvata in una prima lettura dal parlamento israeliano con 50 voti a favore e 43 contrari.
La legge è stata criticata perché in pratica colpirebbe solo le organizzazioni della sinistra israeliana, molte delle quali sono finanziate dai paesi europei, e non le ong di destra, sostenute da donazioni private provenienti da ricchi donatori filoisraeliani. I parlamentari che si oppongono alla proposta la definiscono una “persecuzione politica” e un indebolimento della democrazia israeliana.
Il leader dell’opposizione, Isaac Herzog, ha dichiarato che la legge indebolisce l’immagine d’Israele agli occhi dei suoi alleati all’estero. Il mese scorso l’ambasciatore statunitense in Israele, Dan Shapiro, ha dichiarato: “I governi devono proteggere la libertà d’espressione e il dissenso pacifico, creando un’atmosfera nella quale tutte le voci possano essere ascoltate”.
Le ong della sinistra israeliana sostengono di essere sempre più spesso vittime di attacchi personali
La proposta di legge è promossa dalla ministra della giustizia del partito di destra Casa ebraica, Ayelet Shaked, secondo la quale la legge promuoverà la trasparenza in un momento in cui il governo cerca di combattere le interferenze straniere e i tentativi di delegittimare lo stato d’Israele.
Parlando nel corso del dibattito parlamentare prima di uno dei tre voti cui sarà sottoposta la proposta, Shaked non ha nascosto la natura politica della legge. “Dopo anni nei quali la sinistra sfruttava la questione della trasparenza, usandola come strumento amministrativo e politico contro la destra, avete cominciato a credere che la trasparenza fosse vostro appannaggio e avete cominciato a trattarla come una vostra proprietà. Come se la trasparenza fosse una proprietà registrata a nome di vostro padre”, ha dichiarato.
La proposta di legge di Shaked, che ha il sostegno del primo ministro Benjamin Netanyahu, è vista dai suoi detrattori come un’arma della guerra culturale in atto in Israele e che oppone, sempre più intensamente, il governo di destra alle ong, agli artisti israeliani, alla stampa e ai governi stranieri.
È invece stata esclusa dalla legge, su richiesta di Netanyahu, la proposta che prevedeva d’imporre ai membri delle ong d’indossare un distintivo che chiarisse se la loro organizzazione fosse finanziata da un paese straniero.
“Non capisco in che modo una richiesta di trasparenza possa essere antidemocratica. È vero il contrario”, ha dichiarato Netanyahu lo scorso mese. “In un sistema democratico, dobbiamo sapere chi finanzia quali ong, che siano di sinistra o di destra”.

Norme sempre più severe contro la libertà d’espressione

Le ong della sinistra israeliana sostengono di essere sempre più spesso vittime di attacchi personali negli ultimi mesi, comprese regolari intimidazioni e persino minacce di morte.
L’osservatorio sugli insediamenti Peace now ha definito la proposta un “reato d’odio contro la democrazia”. In un comunicato diffuso il 9 febbraio il gruppo ha dichiarato che “l’approvazione della legge sulle ong è un atto violento e discriminatorio di pubblica umiliazione di quanti criticano il governo. Nonostante le dichiarazioni di Netanyahu, la legge imita quello che accade in Russia e non negli Stati Uniti o in un qualsiasi altro paese democratico”.
Nel corso del dibattito parlamentare il capo del partito di sinistra Meretz, Zehava Galon, ha dichiarato: “Le persone che danneggiano il nome d’Israele all’estero sono Ayelet Sheked e i suoi amici coloni. Il mondo odia Israele non a causa di quanto promuovono queste organizzazioni, ma a causa dell’occupazione militare”.
La proposta è stata criticata anche dal capo del partito di centrodestra Yesh Atid, Yair Lapid, che ha dichiarato di non essere vicino alle organizzazioni prese di mira, ma che questa legge è una misura goffa che aumenterà il sostegno verso le ong.
Netanyhau vuole inoltre introdurre un’altra legge che renderebbe possibile la sospensione dei parlamentari in carica che negano che Israele sia uno stato ebraico e democratico, sostengono la lotta armata di organizzazioni terroristiche o di uno stato nemico.
La proposta di legge prende di mira i parlamentari araboisraeliani, tre dei quali sono attualmente sospesi per aver incontrato le famiglie di alcuni palestinesi uccisi durante degli attentati contro cittadini israeliani. La norma potrebbe essere introdotta sotto forma di un emendamento che inasprisce disposizioni già esistenti nella costituzione israeliana.
(Traduzione di Federico Ferrone)
Questo articolo è stato pubblicato sul Guardian.


 
 
 
La Knesset ha approvato in prima lettura la controversa legge sulla “Trasparenza” che obbliga le Ong, di fatto solo quelle di sinistra, a pubblicare le loro fonti di finanziamento dall’estero. Una punizione per chi contesta la politica del…
nena-news.it

 La Knesset ha approvato in prima lettura la controversa legge sulla “Trasparenza” che obbliga le Ong, di fatto solo quelle di sinistra, a pubblicare le loro fonti di finanziamento dall’estero. Una punizione per chi contesta la politica del governo di destra  

La Knesset, il Parlamento di Israele






La Knesset, il Parlamento di Israele
di Michele Giorgio – Il Manifesto
Gerusalemme, 10 febbraio 2016, Nena NewsIsraele «è circondato da belve feroci» e per questo avrà «una barriera di sicurezza che lo circonderà per intero», annunciava ieri il premier israeliano Benyamin Netanyahu durante un sopralluogo lungo il confine con la Giordania, dove è in fase di costruzione un altro Muro di 30 chilometri, che si aggiunge a quelli nella Cisgiordania occupata e lungo la frontiera con l’Egitto. Le barriere però il governo Netanyahu sembra costruirle non solo in faccia a palestinesi e arabi ma anche all’interno della società israeliana. Lunedì sera la Knesset ha approvato in prima lettura, con 50 voti a favore e 43 contrari, la controversa legge sulla “Trasparenza”, promossa dalla ministra della giustizia Ayelet Shaked, del partito nazionalista religioso Casa ebraica, che obbliga le Organizzazioni non governative (Ong) a pubblicare con grande frequenza e in modo dettagliato le loro fonti di finanziamento dall’estero. Eliminato invece, su richiesta di Netanyahu, l’articolo della legge che imponeva ai rappresentanti delle Ong in visita alla Knesset di portare ben visibile sulla giacca uno speciale badge identificativo.
Si tratta di una iniziativa della destra israeliana che va avanti già da alcuni mesi. A prima vista qualcuno potrebbe pensare che sia giusto conoscere le fonti di finanziamento dall’estero delle Ong. In realtà la legge vuole colpire solo le Ong di sinistra e quelle che si occupano della tutela dei diritti umani. Prende di mira chi riceve il 50% dei fondi dall’estero – Unione europea, governi, associazioni e fondazioni – mentre chiude un occhio sui finanziamenti alle Ong di destra o vicine al governo, tranquille perchè possono contare soprattutto su donazioni locali. La ministra Shaked ha condannato chi si oppone alla nuova legge e ha attaccato frontalmente “Breaking the Silence”, l’associzione che raccoglie le testimonianze di soldati su crimini di guerra, perchè avrebbe ricevuto una donazione di 42.000 euro da un’organizzazione cristiana olandese in cambio di almeno 90 prove schiaccianti della responsabilità delle forze armate israeliane.
Ad appoggiare la ministra della giustizia sono stati in particolare due deputati, sempre di “Casa ebraica”, Bezalel Smotrich e Yinon Magal, che da tempo affermano che le Ong progressiste lavorerebbero al servizio di stranieri desiderosi di usare certe informazioni contro Israele. Smotrich sostiene che a certe Ong non deve essere permesso di «rappresentare» gli interessi di Stati esteri all’interno di Israele e di danneggiare il Paese. La “Trasparenza” che viene tassativamente richiesta sui finanziamenti che arrivano dall’estero non sembra però riguardare anche Ong e associazioni della destra. «Una indagine fatta dall’agenzia Walla – spiega Sarit Michaeli, portavoce di B’Tselem che tutela i diritti umani nei Territori palestinesi occupati — ha rivelato che il primo ministro Netanyahu riceve dall’estero gran parte delle donazioni a lui destinate e così molti membri del governo. La stessa ministra Shaked riceve da altri Paesi il 40% del totale degli aiuti finanziari alla sua attività politica. E alle Ong legate alla destra, specie quelle che promuovono la colonizzazione, sulla base di un accordo raggiunto con le autorità non è richiesto di rivelare tutte le loro fonti di finanziamento. Piuttosto modeste sono state le proteste in Parlamento all’approvazione in prima lettura della legge sulla “Trasparenza”. Hanno alzato la voce solo i partiti arabi, in particolare i tre deputati di Tajammo (Balad) Hanin Zoabi, Jamal Zahalka e Basel Ghattas che saranno sospesi per alcuni mesi dalla Knesset per aver fatto visita alla famiglia di un palestinese responsabile di un attacco contro israeliani.

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