giovedì 11 febbraio 2016

Parmelin a ministro israeliano: le colonie sono illegali


 
 
 
 
 
È stato un dialogo franco e leale: così il consigliere federale Guy Parmelin ha definito il suo colloquio odierno con il ministro israeliano della ...
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È stato un dialogo franco e leale: così il consigliere federale Guy Parmelin ha definito il suo colloquio odierno con il ministro israeliano della difesa Moshe Ya’alon, accolto con gli onori militari presso la residenza governativa del Lohn, a Kehrsatz (BE).
Con questa visita in Svizzera il ministro israeliano ha ricambiato quella compiuta dal consigliere federale Ueli Maurer in Israele del 2010. Le discussioni sono state dedicate in particolare alla questione palestinese, "punto delicato", ma anche alla collaborazione militare.
La tematica dei Territori occupati (dagli israeliani) non è stata tralasciata, ha indicato Parmelin in un incontro con i media al termine dei colloqui. Per lui si è trattato del primo ricevimento ufficiale di un ministro estero da quando ha assunto la guida del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS).
Su certe questioni "abbiamo punti di vista differenti, è chiaro", ha riconosciuto il ministro elvetico, affermando che il Consiglio federale è preoccupato per l'escalation della violenza nel Medio Oriente. Soltanto il negoziato e non i mezzi militari può regolarizzare la questione dei Territori, ha detto ancora Parmelin, rammentando il sostegno della Svizzera alla soluzione dei due Stati, "con quello palestinese sovrano e in grado di sopravvivere".
Dal profilo del diritto internazionale le colonie israeliane sono illegali, "sono un ostacolo alla pace e chiediamo di interrompere gli insediamenti" nei Territori palestinesi, ha dichiarato il capo del DDPS.
Siria, terrorismo, Iran
Nelle discussioni si è parlato pure della situazione siriana, della minaccia terroristica in Europa e della crisi dei rifugiati che scappano dai territori di guerra. Al riguardo il ministro israeliano ha messo in relazione gli attentati terroristici in Europa, quelli di Parigi e Bruxelles, e "gli attacchi contro Israele compiuti da individui isolati, organizzazioni e Stati. È una lotta comune", ha detto.
A proposito di quanto avviene in Siria, ha affermato di ritenere che in futuro sarà impossibile "riunificare il territorio, poiché ci sono troppe fazioni e movimenti che si combattono. La riconciliazione è ardua".
Quanto alla questione iraniana, il ministro Moshe Ya’alon si è limitato a ribadire la posizione ufficiale del suo governo, che considera "un errore strategico e storico" l'accordo sul nucleare con il regime di Teheran e l'abolizione delle sanzioni internazionali. Prossimamente in Iran si recherà il capo del Dipartimento dell'economia Johann Schneider-Ammann, ma ciò "non influirà sulle relazioni tra Svizzera e Israele", ha assicurato Ya’alon.
Cooperazione militare
I due ministri hanno anche affrontato il tema della cooperazione militare. "Intratteniamo da sempre una relazione importante con Israele, che è un partner essenziale della Svizzera nel Medio Oriente", ha esclamato Parmelin.
La Svizzera ha acquistato l'anno scorso sei droni israeliani non armati per l'esplorazione, per una fattura di 250 milioni di franchi. La decisione aveva suscitato in parlamento l'ira della sinistra, che si era opposta con virulenza, invocando i diritti umani e il fatto che questo genere di droni sono stati utilizzati nell'attacco alla Striscia di Gaza da parte dello Stato ebraico, nel 2014.
Il fabbricante dei droni non è lo Stato ma un'azienda privata, aveva ribattuto l'allora capo del DDPS Ueli Maurer, ora passato al Dipartimento delle finanze. Secondo il Consiglio federale l'acquisto di armi presso un Paese in guerra non è per forza contrario alla neutralità e al diritto internazionale pubblico.
Intanto alcune associazioni svizzere impegnate per la pace e la giustizia in Palestina, in un comunicato affermano che la visita del ministro israeliano contraddice l'impegno elvetico per una giusta pace nel Medio Oriente e chiedono al Consiglio federale, tra le altre cose, di interrompere immediatamente la collaborazione militare con Israele e di adoperare tutti i mezzi necessari per togliere subito il blocco della Striscia di Gaza.
sda-ats

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