sabato 20 febbraio 2016

OSSERVATORE ROMANO : " Terra santa segnata dalle violenze "

: L'Osservatore Romano  20 febbraio 2016
 


La violenza segna ancora la Terra santa. Tre israeliani sono stati accoltellati questa mattina da un palestinese alla porta di Damasco nella Città vecchia di Gerusalemme. Lo riferisce la polizia israeliana, secondo cui l’assalitore — un palestinese di circa 20 anni — è stato in seguito ucciso da colpi di arma da fuoco. Le autorità hanno deciso di rafforzare le misure di sicurezza in tutta la città. Il Governo di Benjamin Netanyahu teme che possano esserci infiltrazioni terroristiche dalla Siria e dal Sinai, dove è attivo il cosiddetto Stato islamico (Is), oltre ovviamente ad altri gruppi legati ad Al Qaeda. «Difendiamo noi stessi, molto chiaramente, ma difendiamo anche i vostri valori» ha dichiarato Netanyahu.
La tensione è molto alta nei Territori palestinesi. Ieri pomeriggio due israeliani sono stati feriti fuori da un supermercato a Shaar Binyamin, in Cisgiordania, non lontano da Gerusalemme. La polizia ha raggiunto e ucciso i due assalitori palestinesi. I due feriti sono un giovane di 21 anni, colpito in modo grave, e un uomo di 36 anni, che invece ha riportato lesioni più leggere.
E sempre ieri in Cisgiordania, a Hebron, la polizia ha arrestato una giovane donna palestinese in possesso di un coltello mentre si apprestava a passare un controllo di sicurezza nell’area della Tomba dei Patriarchi.
A complicare le cose c’è poi la situazione critica nella Striscia di Gaza. Sono quasi 2 .500 i palestinesi che hanno lasciato la Striscia negli ultimi tre giorni grazie all’apertura straordinaria per ragioni umanitarie del valico di Rafah al confine con l’ Egitto . Il 2015, si legge in una nota diffusa da Hamas ( il movimento islamico che controlla Gaza dal giugno del 2006), è stato «il peggiore per Rafah negli ultimi anni», con il valico aperto solo per 21 giorni in tutto. Si è passati da quasi 35.000 passaggi al mese nel 2012 a meno di 2.400 nel 2015. Il valico di Rafah è l’unico punto di passaggio non controllato da Israele e dunque per molti palestinesi è la principale via di uscita dal territorio per cercare non solo assistenza sanitaria, ma anche generi di prima necessità.

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