giovedì 21 gennaio 2016

Mohandas Karamchand Gandhi : Gli ebrei in Palestina

 : Gli ebrei in Palestina - Mohandas Karamchand Gandhi મોહનદાસ કરમચંદ ગાંધી موهانداس كرمشاند غاندي
Questo articolo di fondo è stato pubblicato il 26 novembre 1938 dal settimanale Harijan, fondato ...







Questo articolo di fondo è stato pubblicato il 26 novembre 1938 dal settimanale Harijan, fondato e diretto da Mahatma Gandhi.    
Ho ricevuto numerose lettere in cui mi si chiede di esprimere il mio parere sul conflitto ebreo-arabo in Palestina e sulla persecuzione degli ebrei in Germania. Non è senza esitazione che mi arrischio a dare un giudizio su problemi tanto spinosi.
Tutta la mia empatia va agli ebrei. Li ho conosciuti da vicino in Sudafrica. Alcuni di loro sono divenuti compagni per tutta la vita. Attraverso questi amici ho appreso
molte cose sulla secolare persecuzione di cui gli ebrei sono stati oggetto. Erano gli “intoccabili” dei cristiani. Il parallelismo tra il loro trattamento da parte dei cristiani e il trattamento degli “intoccabili” da parte degli indù è molto stretto. In entrambi i casi si invocava una giustificazione religiosa per il trattamento disumano che veniva riservato loro. A parte l’amicizia dunque vi è anche una ragione più universale che motiva la mia empatia verso gli ebrei.
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In Palestina nel 1938: soldati britannici perquisiscono dei palestinesi
Ma l’empatia che provo nei confronti degli ebrei non mi chiude gli occhi alle esigenze di  giustizia. La rivendicazione di un focolare nazionale ebraico non mi pare giusta. A sostegno di tale rivendicazione vengono invocate la Bibbia e la tenacia con cui gli ebrei hanno sempre agognato il ritorno in Palestina. Perché, come gli altri popoli della terra, gli ebrei non dovrebbero riconoscere come patria il paese in cui sono nati e dove si guadagnano da vivere?
La Palestina appartiene agli arabi come l'Inghilterra appartiene agli inglesi e la Francia appartiene ai francesi. È ingiusto e disumano imporre agli arabi la presenza degli ebrei. Ciò che sta avvenendo oggi in Palestina non può esser giustificato da nessun codice morale di condotta. I mandati non hanno alcun valore, tranne quello conferito loro dall'ultima guerra. Sarebbe davvero
un crimine contro l’umanità costringere gli orgogliosi arabi a restituire in parte o interamente la Palestina agli ebrei come loro focolare nazionale.
Una linea d'azione più nobile sarebbe di insistere su un trattamento giusto per gli ebrei, dovunque siano nati o si trovino. Gli ebrei nati in Francia sono francesi. Se gli ebrei sostengono di non avere altra patria che la Palestina, sono disposti ad abandonare le altre parti del mondo in cui risiedono? Oppure vogliono una doppia patria in cui stabilirsi a loro piacimento? Questa richiesta di uno stato nazionale fornisce una giustificazione fittizia per l’espulsione degli ebrei dalla Germania.

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“Avanti verso la Palestina!”: gioco dell’oca antisemita, commercializzato in Germania nel 1938. L’obiettivo di questo gioco, chiamato “Fuori gli ebrei!” consiste nel prendere il numero maggiore possibile di ebrei per espellerli dalla città immaginaria.


Ma la persecuzione degli ebrei da parte della Germania sembra non avere alcun parallelismo nella storia. I tiranni del passato non hanno infatti mai raggiunto la follia di Hitler. E quello che fa, lo sta facendo con zelo religioso. Sta infatti proponendo una nuova religione basata su un nazionalismo esclusivo e militante, nel nome del quale ogni atto disumano viene trasformato in un atto umano che merita una ricompensa nella vita terrena e nell’aldilà. Il crimine di una gioventù manifestamente folle, ma audace ha colpito la sua intera razza con una ferocia incredibile. Se ci fosse mai una guerra giustificabile nel nome dell’umanità, una guerra contro la Germania, per prevenire una persecuzione di un’intera razza, sarebbe del tutto giustificata. Ma io non credo in nessuna guerra. Una discussione riguardante i vantaggi e gli svantaggi di una tale guerra escono dal mio orizzonte e dalla mia provincia.
Ma se non possiamo dichiarare guerra alla Germania, nonostante il crimine commesso nei confronti degli ebrei, sicuramente non possiamo assolutamente allearci con la Germania. Come può infatti una nazione che dice di rappresentare la giustizia e la democrazia allearsi con una nazione che dichiara di essere nemica di entrambe? O l’Inghilterra sta derivando verso una dittatura armata e tutto ciò che significa?
La Germania sta mostrando palesemente al mondo in che modo efficiente la violenza può essere impiegata, se non ostacolata dall’ipocrisia o dalla debolezza, mascherate come umanitarismo. Dimostra anche il suo nudo aspetto orrendo, terribile e terrificante.
Ma gli ebrei sono in grado di resistere a questa persecuzione organizzata e spudorata? C’è un modo per salvare il loro rispetto di se stessi affinché non si sentano inermi, negletti e persi? Credo che ci sia. Chi ha fede in un Dio vivente, non si sente mai inerme e perso. Il Dio degli ebrei è un Dio molto più personale del Dio dei cristiani, dei musulmani e degli induisti, anche se, di fatto è nella sua essenza comune a tutti, senza associato e aldilà di ogni descrizione. Ma visto che gli ebrei attribuiscono una personalità a Dio e credono che Dio governi tutte le loro azioni, non possono sentirsi inermi. Se io fossi un ebreo nato in Germania che si guadagna da vivere in Germania, proclamerei che la Germania è la mia patria, come è quella del tedesco gentile più alto, e lo sfiderei ad uccidermi o a sbattermi in prigione. Mi rifiuterei di essere esiliato o sottoposto a delle discriminazioni. E per fare questo non aspetterei che i miei compagni ebrei si uniscano a me nella resistenza civile, ma mi fiderei del fatto che alla fine anche gli altri non potranno far altro che seguire il mio esempio.
Se un ebreo o tutti gli ebrei accettassero la prescrizione qui proposta, non ne uscirebbe(ro) peggio di adesso. E il fatto di subire volontariamente questa sofferenza, darà loro una forza e una gioia interiore che nessuna risoluzione a suo/loro vantaggio emessa nel mondo al di fuori della Germania possono dare. Infatti anche se la Gran Bretagna, la Francia e gli Stati Uniti dichiarassero le ostilità contro la Germania, non porterebbero alcuna gioia interiore e neppure forza interiore. La violenza calcolata di Hitler potrebbe persino condurre ad un massacro generale degli ebrei come prima risposta a tale dichiarazione di guerra. Ma se l’animo ebreo potesse essere pronto alla sofferenza volontaria, persino il massacro da me immaginato potrebbe trasformarsi in una giornata di ringraziamento e di gioia per il fatto che va abbia riscattato la razza persino ad opera del tiranno. Per chi teme Dio, la morte non fa paura, ma è un sonno felice, seguito da un risveglio che ristora dal lungo sonno.

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Thambi Naidoo, un leader satyagrahi, parla in occasione di un comizio di oltre 6.000 persone sul campo di calcio indiano di Durban, durante la satyagraha del 1913. Una proposta di legge volta a dichiarare illegali tutti i matrimoni non-cristiani ha scatenato l’ultima campagna di resistenza  di Gandhi in Sudafrica che fu anche la più estesa (ci fu una serie di campagne tra il 1906 e il 1914, rivolte contro ogni tipo di discriminazione nei confronti degli indiani nel futuro paese dell‘Apartheid). Fotografia estratta da Peter Ruhe, 'Gandhi', Phaidon editore
Non mi pare neppure necessario osservare come sia più semplice per gli ebrei che per i cechi seguire il mio consiglio. Ed esiste un parallelismo esatto nella campagna satyagraha in Sudafrica. Li gli indiani occupavano esattamente lo stesso posto degli ebrei in Germania. La persecuzione anche li aveva una connotazione religiosa. Il presidente Kruger soleva affermare che i cristiani bianchi erano eletti da Dio e che gli indiani erano esseri inferiori, creati per servire i bianchi. Una clausola fondamentale della costituzione del Transvaal recitava che non ci doveva essere alcuna eguaglianza tra i bianchi e le razze di colore, inclusi gli asiatici. Anche li gli indiani erano confinati in ghetti descritti come locations (località). Gli altri handicap assomigliavano tantissimo a quelli  degli  ebrei in Germania. Un gruppetto di indiani si rifaceva al satyagraha senza nessun sostegno da parte del resto del mondo o dal governo indiano. Infatti i funzionari britannici cercarono di dissuadere i satyagrahi dal mettere in atto questo passo. L’opinione mondiale e il governo indiano li aiutarono dopo otto anni di lotta. E anche questo avvenne solo in forma di pressione diplomatica e non di minaccia di guerra.

Ma gli ebrei tedeschi possono offrire satyagraha con degli auspici molto migliori rispetto agli indiani del Sudafrica. Infatti gli ebrei in Germania costituiscono una comunità compatta ed omogenea. Ed hanno più talento rispetto agli indiani del Sudafrica. E hanno il sostegno dell’opinione mondiale organizzata. Sono convinto che se qualcuno tra loro , con coraggio e visione, riesce a guidarli in un’azione non-violenta, l’inverno della disperazione può trasformarsi in un batter d’occhio in un’estate di speranza. E quello che oggi è diventato una degradante caccia all’uomo può trasformarsi in una resistenza calma e determinata, offerta da uomini e donne disarmati che possiedono la forza di soffrire donata loro da Geova. Si tratterà allora di una vera e propria resistenza religiosa contro la furia senza Dio dell’essere umano disumanizzato. Gli ebrei tedeschi raggiungeranno una vittoria a lungo termine sui tedeschi gentili nel senso che avranno convertito questi ultimi all’apprezzamento della dignità umana. Avranno offerto un servizio ai loro connazionali tedeschi e avranno dimostrato di essere veri tedeschi, affrontando coloro che oggi, anche se inconsapevoli, infangano il nome della Germania.


Ed ora vorrei rivolgermi agli ebrei in Palestina. Non ho alcun dubbio che stiano agendo in modo errato. La Palestina biblica non è un’entità geografica. Essa si trova nei loro cuori. Ma anche se considerano la Palestina geografica come loro patria, è ingiusto entrare in essa facendosi scudo dei fucili britannici. Un'azione religiosa non può essere compiuta con l'aiuto delle baionette e delle bombe. Gli ebrei possono stabilirsi in Palestina soltanto con il consenso degli arabi. Devono cercare di conquistare i cuori degli arabi. Lo stesso Dio governa il cuore degli arabi e quello degli ebrei. Possono mostrare agli arabi un atteggiamento di satyagraha ["forza dell'amore" o "fermezza nella verità"], offrendosi per essere fucilati o gettati nel Mar Morto, senza muovere un dito contro di loro. Verranno accettati dal mondo intero per la loro aspirazione religiosa. Ci sono centinaia di modi per ragionare con gli arabi, se solo (gli ebrei) abbandonassero il sostegno delle baionette britanniche. Nella situazione attuale gli ebrei non sono altro che complici dei britannici nel depredare un popolo che non fatto loro nulla di male.
Non intendo difendere gli eccessi commessi dagli arabi. Vorrei che essi avessero scelto il metodo della nonviolenza per resistere contro quella che giustamente considerano un'invasione illegale del loro paese. Ma in base ai canoni universalmente accettati del giusto e dell'ingiusto, non
può essere detto niente contro la resistenza degli arabi di fronte alle preponderanti forze avversarie.
Lasciamo che gli ebrei che dicono di essere gli eletti dimostrino il loro privilegio, optando per la via della non-violenza per rivendicare la loro posizione su questa terra. Ogni paese, eccetto la Palestina, è la loro patria, se non agiscono in modo aggressivo, ma servono con amore. Un amico ebreo mi ha mandato un libro intitolato The Jewish Contribution to Civilisation, redatto da Cecil Roth. Ci da un elenco dei contributi degli ebrei all'arricchimiento dela letteratura, della musica, del teatro, della scienza, della medicina, dell'agricoltura, ecc. mondiali. Se vogliono gli ebrei possono rifiutare di essere trattati come i reietti dell’Occidente, di essere disprezzati o patrocinati. L’ebreo può pretendere l’attenzione e il rispetto del mondo, essendo essere umano, la creazione eletta di Dio, invece di essere un essere umano che si sta abbassando alla crudeltà e all’abbandono di Dio. Gli ebrei possono continuare a contribuire in modo essenziale allo sviluppo mondiale, dando  il loro eccezionale contributo nell’azione non-violenta.
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Gandhi sul muro dell'Apartheid in Palestina





Per concessione di Tlaxcala
Fonte: http://bit.ly/1wmXtUd
Data dell'articolo originale: 24/10/2015
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=16315

 

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