lunedì 18 gennaio 2016

Giro: in corso competizione sanguinosa tra al-Qaeda e Isis


 
 
 
 
 
 
«Il terrorismo colpisce ancora una volta un Paese del Sahel, un'area fragile: dopo la caduta di Gheddafi nel 2011 tutto si è scaricato qui »
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«Il terrorismo colpisce ancora una volta un Paese del Sahel, un'area fragile: dopo la caduta di Gheddafi nel 2011 tutto si è scaricato qui e questa è anche la nostra nuova frontiera, che non passa più in Libia ma tra Niger, Mali e Burkina Faso». Mario Giro, sottosegretario agli Esteri, grande esperto di Africa, sta decollando proprio per un viaggio già programmato in Burkina Faso, Guinea-Conakry e Guinea Bissau. «Non cambierò programma, prenderemo misure aggiuntive di sicurezza ma questo è proprio il momento di mostrare solidarietà al popolo e al governo del Burkina, Paese nel quale tra l'altro agiscono da molti anni dozzine di Ong italiane».

Giro sottolinea che ormai è in corso una competizione sanguinosa tra l'Isis e Al Qaeda africana (Aqmi). «C'erano già stati diversi segnali, l'ultimo era stato l'attentato in Mali, a Bamako, condotto proprio del gruppo Al Mourabitoun di Moktar Belmokhtar che ha rivendicato anche quello in Burkina Faso. Al Qaeda non ha la stessa estensione dell'Isis, presente dal Medio Oriente all'Africa all'Asia orientale, come ha dimostrato anche l'attentato in Indonesia, ma in questa parte dell'Africa ha radici da oltre vent'anni, controlla traffici di merci e di esseri umani, corridoi del contrabbando e pezzi notevoli di territorio nell'area saheliana».
Con il sottosegretario italiano andiamo in profondità su quello che sta accadendo in Burkina, affrontando tematiche che ha illustrato anche nel suo ultimo libro «Noi terroristi. Storie vere dal Nordafrica a Charlie Hebdo» (Guerini e Associati), dedicato ai riflessi destabilizzanti di una sorta di “totalitarismo islamico” che si estende dai Paesi musulmani alle periferie occidentali.
Giro incontrerà anche il nuovo presidente del Burkina, Roc Christian Kaboré che conosce da molti anni come pure il suo predecessore, il deposto Blaise Compaoré: «L'affermazione alle elezioni di novembre di Kaboré rappresenta un momento cruciale per il futuro del Burkina Faso. È infatti la prima volta nella storia dall'indipendenza dalla Francia nel 1960 che chi ottiene al potere lo ha fatto attraverso elezioni democratiche e non tramite un golpe militare. Ma il nuovo presidente, per altro una vecchia conoscenza con ruoli di rilievo nel sistema precedente, non ha ancora consolidato il suo potere: Campaoré aveva relazioni con i gruppi radicali islamici attraverso i servizi segreti e l'esercito e non poche volte si era posto come mediatore, per esempio nei sequestri di occidentali. Nella transizione sono quindi saltate alcune relazioni che prima tenevano lontano le azioni qaediste».
Perché il terrorismo qeadista e jihadista attacca il Burkina? «Una delle ragioni è proprio nel modello sociale del Paese. Qui c'è sempre stata un'ottima convivenza tra musulmani e cristiani. Negli anni degli scontri nel vicino Costa d'Avorio tra Nord cristiano e Sud musulmano, il Burkina si era dimostrato impermeabile alle contrapposizioni religiose e settarie. Anche per questo oggi è diventato un obiettivo».
Il Burkina come gli altri Paesi del Sahel è quindi diventato vulnerabile ma il suo destino non è più lontano e remoto come poteva apparire un tempo: quello che accade a Ouagadougou avviene sulla porta di casa nostra.

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