martedì 19 gennaio 2016

Jonathan Cook : Ecco perché Israele non vuole che si conosca la storia della sopravvivenza di Nazareth nel 1948

 

 
 
 
 
 
 
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amiciziaitalo-palestinese.org|Di Redattore







http://www.jonathan-cook.net/2016-01-12/why-israel-has-silenced-the-1948-story-of-nazareths-survival/
La storia della sopravvivenza di Nazareth nella guerra del 1948 che ha fondato Israele viene raccontata raramente. È l'unica città palestinese del territorio che oggi fa parte di Israele in cui non è stata attuata alcuna pulizia etnica durante l'intero anno di combattimenti.  Altre città, come Jaffa, Lydd, Ramleh, Haifa e Acri, hanno ora una piccola popolazione palestinese residua che vive per lo più ghettizzata in quelle che sono divenute città ebraiche. Altre ancora, come Tiberiade e Safad, non hanno più alcun abitante palestinese.
Nazareth non è stata soltanto un'anomalia; è stata un errore. Doveva essere ripulita della sua popolazione palestinese proprio come le altre città che ora sono israeliane. Con grande rammarico di Israele, è diventata una capitale non ufficiale per gli 1,6 milioni di cittadini palestinesi di Israele, un quinto della popolazione.
La sopravvivenza di Nazareth si spiega con le azioni di un solo individuo. Ben Dunkelman, un ebreo canadese che è stato il comandante della settima brigata corazzata dell'esercito israeliano, disobbedì all'ordine di espellere i residenti di Nazareth.
Il ruolo di Dunkelman è stato ampiamente oscurato nella storiografia ufficiale - e per una buona ragione. Israele preferisce che gli osservatori esterni mantengano un pregiudizio ingiustificato: la "cristiana" Nazareth è sopravvissuta, a differenza di altre città palestinesi, perché i suoi leader erano meno militanti o perché hanno preferito arrendersi. La storia di Dunkelman dimostra che le cose non sono affatto andate così.
Era quindi auspicabile che il ruolo di Dunkelman a Nazareth fosse rivisitato. Lo ha fatto di recente un importante quotidiano canadese, lo Star di Toronto, anche se il suo giornalista, Mitch Potter, ha contribuito a suo modo alla mitizzazione di Dunkelman in un articolo intitolato: "L'uomo di Toronto che ha salvato Nazareth".
Ricordi rimossi
Vale la pena ricordare, quando si parla degli attacchi alle città palestinesi del 1948, quanto questi argomenti siano sensibili per Israele. Sia Dunkelman che un altro comandante, Yitzhak Rabin, che sarebbe diventato poi primo ministro, hanno scritto le loro memorie in cui ricordano anche le loro esperienze nella guerra del 1948.
Su richiesta delle autorità militari israeliane, entrambi hanno rimosso dai loro racconti quello che avevano scritto riguardo gli attacchi contro le città palestinesi di cui sono stati responsabili. Questo perché quei resoconti costituivano la prova di ciò che Israele ha negato per molto tempo, ovvero che la leadership israeliana aveva pianificato e realizzato la pulizia etnica della maggior parte della popolazione palestinese durante il 1948.
Circa 750.000 palestinesi - dei 900.000 che vivevano dentro i confini di quello che sarebbe diventato il nuovo stato ebraico - furono costretti all'esilio e fu loro rifiutato il diritto al ritorno. Nei fatti, la percentuale di popolazione espulsa fu di gran lunga superiore a quel valore di 80 per cento normalmente citato. Infatti, su pressione del Vaticano, Israele permise a molti profughi cristiani di fare ritorno; fece inoltre uno scambio di territori con la Giordania nel 1949 che riportò più di 30.000 palestinesi nel nuovo stato; e infine molti rifugiati palestinesi riuscirono a riparare nelle comunità sopravvissute come Nazareth, fondendosi con la popolazione locale in attesa di quello che speravano sarebbe stato il ritorno ai loro villaggi.
Rabin condusse l'attacco contro le città palestinesi di Lydd e Ramleh, vicino a Tel Aviv, che oggi sono le città, per lo più ebraiche, di Lod e Ramla. Secondo la parti censurate della sua autobiografia, in seguito pubblicate sul New York Times, Rabin chiese a David Ben Gurion, il primo premier israeliano, che cosa dovesse fare con i 50.000 abitanti di Lydd e Ramleh. Racconta Rabin: "Ben Gurion fece un gesto con la mano come a dire: 'Cacciali fuori'". Rabin eseguì alla lettera, spingendo la popolazione alla fuga con un terribile massacro di centinaia di abitanti che avevano cercato rifugio in una moschea del posto.
Ben Gurion, come sottolineato da Ilan Pappe, storico israeliano di quel periodo, nel suo libro 'La pulizia etnica della Palestina', fu molto attento a non lasciare tracce per iscritto del suo ordine di espulsione dei palestinesi. Al contrario, Israele avrebbe alimentato il mito che alla popolazione palestinese era stata ordinata la fuga dai leader dei paesi arabi confinanti.
Sollevato dal comando
Non sappiamo se Dunkelman abbia avuto un incontro simile con Ben Gurion. Quello che sappiamo, come conferma l'articolo dello Star di Toronto, è che a Dunkelman era stato detto chiaramente che avrebbe dovuto espellere gli abitanti di Nazareth. Dunkelman disobbedì, permettendo alla città di arrendersi. Il giorno seguente fu sollevato dal comando a Nazareth.
Lo Star riferisce di una pagina sull'attacco a Nazareth che è stata rimossa dal libro di memorie di Dunkelman del 1976, 'Doppia fedeltà'. Ne siamo a conoscenza solo perché il suo ghostwriter, lo scomparso giornalista israeliano Peretz Kidron, cercò di suscitare l'interessare del New York Times sulla storia di Dunkelman, come controparte di quella di Rabin. Il Times pubblicò la storia di Rabin ignorando quella di Dunkelman.
È interessante notare che Dunkelman mantenne così nell'ombra il suo ruolo nell'attacco a Nazareth che, secondo lo Star, né suo figlio né il suo editore ne erano a conoscenza.
Dunkelman scrive di essere stato "scioccato e inorridito" all'ordine di evacuare Nazareth. Disse al suo superiore, Haim Laskov: "Non farò nulla del genere". Chiese poi al suo sostituto di dare la sua "parola d'onore" sul fatto che agli abitanti sarebbe stato permesso di rimanere, e conclude: "Pare che la mia disobbedienza abbia avuto qualche effetto ... sembra che abbia dato all'alto comando il tempo di ripensarci, arrivando alla conclusione che in effetti sarebbe stato sbagliato espellere. Nessuno parlò più in seguito di un piano di evacuazione, e i cittadini arabi della città da allora continuano a viverci.
La 'Digestione' di Nazareth
In realtà, sappiamo di che tipo di "ripensamenti" si trattava. Privato di un pretesto per giustificare espulsioni da Nazareth nella presunta "foga della battaglia", Ben Gurion ricorse al Piano B (o forse era il Piano E, dato che la pulizia etnica era stata ispirata dal Piano Dalet, D in ebraico).
Sulla scia della guerra del 1948, nel corso del periodo di due decenni in cui fu imposto un governo militare alla nuova "minoranza palestinese" di Israele, Ben Gurion decise di fondare Nazareth Illit (Nazareth Alta) praticamente sopra Nazareth. Era il fiore all'occhiello della sua campagna di "giudaizzazione della Galilea". Ben Gurion era angosciato non solo dal fatto che Nazareth fosse sopravvissuta, ma che fosse raddoppiata per le migliaia di profughi provenienti dai villaggi circostanti e confluiti là in cerca di rifugio.
Secondo gli archivi di Stato israeliani, Michael Michael, governatore militare di Nazareth in quel periodo, ha dichiarato che l'obiettivo di Nazareth Illit era quello di "ingoiare" Nazareth. In breve, Israele sperava di distruggere Nazareth come città palestinese, trasformandola in un'altra Lydd. La città ebraica di Nazareth Illit sarebbe dovuta diventare la città principale, con Nazareth il suo ghetto ombra. Nonostante tutti gli sforzi israeliani, questo obiettivo è sostanzialmente fallito, soprattutto per la difficoltà ad attrare ebrei israeliani in una zona in cui dovevano vivere accanto a una grande popolazione palestinese.
Perché per la leadership israeliana era così importante distruggere Nazareth? Perché temevano che una città palestinese, con i suoi intellettuali, attivisti politici, e un sistema di formazione avanzato sotto il controllo delle istituzioni cristiane internazionali, avrebbe potuto incoraggiare l'emergere di una resistenza efficace, in grado di costruire l'opposizione a uno stato che privilegia gli ebrei. Una tale capitale politica e culturale avrebbe potuto essere in grado di spiegare esattamente al mondo esterno le intenzioni israeliane dietro alla giudaicizzazione di luoghi con grandi popolazioni palestinesi come la Galilea.
Fuoco di sbarramento
L'adulatorio racconto su  Dunkelman dello Star include la seguente osservazione: "Non ha vinto nessuna medaglia per aver rifiutato di molestare i civili [di Nazareth], né ha avuto alcun credito dai suoi superiori israeliani". Dunkelman è dipinto come un uomo che si è attenuto alle regole della guerra ed ha evitato di danneggiare i civili per quanto possibile in una serie di attacchi "quasi senza spargimento di sangue".
Ma in realtà, come lo stesso giornale osserva di passaggio, il principale talento militare di Dunkelman consisteva in un uso innovativo del "fuoco di sbarramento con mortaio", una tecnica appresa durante la Seconda Guerra Mondiale. In altre parole, era esperto nello sparare un gran numero di proiettili imprecisi in aree popolate, uccidendo e ferendo inevitabilmente i civili.
Due canadesi hanno pubblicato dei messaggi molto critici sulla versione dello Star di Toronto.
Peter Larson, presidente del Comitato di educazione nazionale del Canada sul tema Israele-Palestina, sottolinea che l'operazione del luglio 1948 guidata da Dunkelman era un attacco diretto a comunità, come quella di Nazareth, che, secondo i termini del piano di spartizione delle Nazioni Unite approvato nove mesi prima, avrebbero dovuto far parte di uno Stato arabo.  Come scrive Larson, "Nazareth fu inclusa a forza nel nuovo Stato di Israele in contrasto con il piano delle Nazioni Unite e la volontà dei suoi abitanti."
Protezione per i cristiani
Documenti di archivio suggeriscono che Dunkelman ritenesse che i palestinesi cristiani avessero diritto ad essere protetti, cosa che non si estendeva ai palestinesi musulmani.
Lo storico israeliano Benny Morris sottolinea un messaggio telegrafato da Dunkelman mentre le sue truppe marciavano attraverso la Galilea nel novembre 1948: «Protesto contro l'espulsione dei cristiani dal villaggio di Rama e dai suoi dintorni. Abbiamo visto cristiani di Rama nei campi bisognosi di acqua e vittime di rapina. Altre brigate hanno cacciato cristiani da villaggi che non hanno opposto resistenza e si sono arresi alle nostre forze. Suggerisco che si emetta l'ordine di permettere ai cristiani di tornare ai loro villaggi".
Morris cita il fatto che sotto l'influenza di Dunkelman, fra gli altri, le linee guida dell'esercito israeliano sull'espulsione dei palestinesi cristiani sono cambiate nel corso del tempo.
In contrasto con la sua decisione di proteggere Nazareth e i cristiani, Dunkelman e i suoi soldati si sono dimostrati spietati nel cacciare i palestinesi da molte delle oltre 500 comunità palestinesi completamente distrutte da Israele nel 1948 e negli anni successivi.
Crimini di guerra
Il giorno precedente all'attacco di Nazareth, la Settima Brigata attaccò Saffuriya, un grande villaggio musulmano a pochi chilometri da Nazareth. Barili esplosivi furono lanciati sul villaggio mentre i suoi abitanti stavano rompendo il digiuno del Ramadan nelle loro case. Tutto gli abitanti di Saffuriya furono cacciati, e le loro case distrutte. Oggi è una comunità agricola esclusivamente ebraica chiamata Tzipori.
Senza dubbio, Dunkelman ha partecipato direttamente alla espulsione di massa di molte decine di migliaia di civili palestinesi dalle loro case - un crimine di guerra secondo le convenzioni internazionali recentemente emerse sulla scia della seconda guerra mondiale. Nelle sue memorie ammette anche di aver permesso alle sue truppe di saccheggiare le proprietà palestinesi, un altro crimine di guerra.
Sebbene non ne faccia menzione nel suo libro "Doppia fedeltà", Dunkelman è anche coinvolto in alcuni dei più noti massacri di palestinesi commessi dagli israeliani nel 1948.
Il caso più grave avvenne nel villaggio di Safsaf, a nord di Safad,dove, scrive la giornalista canadese Dan Freeman-Moloy, Dunkelman ha avuto responsabilità di comando alla guida dell'Operazione Hiram, alla fine dell'ottobre 1948. Il comportamento delle sue truppe a Safsaf e altrove è messo in luce dai documenti negli archivi militari di Israele scoperti da Morris per il suo libro "La nascita del problema dei rifugiati palestinesi".
Sulla base di un briefing declassificato del novembre 1948 di Israel Galili, il numero due di Ben Gurion al ministero della difesa, Morris scrive riguardo alle azioni delle truppe di Dunkelman:
    "Sembra che a Saliha le truppe abbiano fatto saltare in aria una casa, e forse la moschea del villaggio, uccidendo fra 60 e 94 persone che vi si erano ammassate. A Safsaf, le truppe hanno ucciso e poi gettato in un pozzo fra 50 e 70 abitanti del villaggio e prigionieri di guerra. A Jish, sembra che le truppe abbiano ucciso una decina di prigionieri di guerra marocchini (che erano al servizio dell'esercito siriano) e un certo numero di civili, tra cui, a quanto pare, quattro cristiani maroniti, e una donna col suo bambino".
Morris conclude:
    "Queste atrocità, commesse per lo più contro i musulmani, senza dubbio hanno accellerato la fuga delle comunità lungo l'avanzata dell'esercito israeliano. La notizia degli avvenimenti di Safsaf e Jish ha raggiunto senza alcun dubbio gli abitanti dei villaggi di Ras al Ahmar, 'Alma, Deishum e al Malikiya alcune ore prima dell'arrivo delle colonne della Settima Brigata. Tutti questi villaggi, eccetto 'Alma, pare fossero già completamente o in gran parte evacuati all'arrivo dell'esercito israeliano".
Dunkelman può senza dubbio prendersi il merito della sopravvivenza di Nazareth. Ma un resoconto storico completo e corretto è ancora necessario per i crimini di guerra commessi non solo da Dunkelman, ma da coloro a cui lui riferiva.

Traduzione di Giacomo Graziani per l'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze

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