sabato 9 gennaio 2016

Akiva Eldar :Perché IDF non sta radendo al suolo le case dei terroristi ebrei?

Sintesi personale


Traduttore Ruti Sinai
Amiram Ben-Uliel è stato accusato questa settimana  di aver assassinato la famiglia Dawabsha nel villaggio cisgiordano di Douma. Se condannati, Ben-Uliel 21  anni  , probabilmente trascorrerà  i prossimi anni dietro le sbarre. Se  avrà congedi , egli sarà in grado di visitare il suo appartamento  a Gerusalemme e  la  casa dei suoi genitori nel villaggio di Karmei Tsur. I vicini della famiglia Ben-Uliel non devono temere che esperti in esplosivi verranno  nel loro quartiere per demolire la casa . I vicini di Yosef Haim Ben-David, accusato di aver ucciso un adolescente palestinese Mohammed Abu Khdeir nel mese di luglio 2014, non devono preoccuparsi. Se Ben-David  sarà condannato , la sua casa di famiglia rimarrà intatta
.
Il 4 gennaio, il primo ministro ha dichiarato sul podio Knesset che "Il terrore è il terrore ." E 'ovvio  che  la legge  dica che una punizione deve essere una punizione ,ma  questo non è il caso nelle aree B della Cisgiordania e  C, sotto controllo militare israeliano. Inoltre, nonostante Gerusalemme  sia sotto la legge israeliana (e legge non militare), solo le famiglie degli attaccanti palestinesi stanno perdendo le loro case nella parte orientale della città. Le famiglie di autori ebrei non lo sono. Lo scorso novembre, l'esercito israeliano   ha fatto esplodere quattro case nella città palestinese di Nablus e nel villaggio di Silwad. Erano le residenze dei quattro uomini accusati di omicidio  vicino alla colonia di Itamar  e   nella regione Binyamin (nessuno di loro, proprio come Ben-Uliel e Ben-David , è stato ancora  condannato ). Anziani e bambini sono stati cacciati dalle loro case sotto la pioggia e il freddo. I genitori hanno pagato per i peccati dei loro figli.
Nel dicembre 2014   il giudice della Corte Suprema Noam Solberg ha discusso sulla  discriminazione in base alla nazionalità   dello  stato di emergenza, un retaggio del Mandato britannico in Palestina, per demolire queste case.
"Non si può negare che ci  siano , infatti, episodi di attacchi da parte di ebrei contro gli arabi," citando il "terribile omicidio di Mohammed Abu-Khdeir, per non parlare della scioccante omicidio dei membri della famiglia Dawabsha." Ciò nonostante Solberg ha sostenuto che non vi è alcuna giustificazione per  pari provvedimenti nei confronti di un terrorista arabo e di  un terrorista ebreo, affermando che gli ebrei non sono incitati  ad attaccare gli arabi e condannano tali atti "a tutto campo" ,  lo stesso non si può dire dei Palestinesi  Pertanto, il giudice ha spiegato: "Nel settore ebraico non vi è alcuna necessità di un' ampia deterrenza  come la  demolizione delle case."
    La popolazione ebraica, a differenza di quella palestinese, denuncia con fermezza  i  terroristi ebrei, come dice spesso il primo ministro Benjamin Netanyahu? E 'vero che gli ebrei non incitano? Sarebbe bene  sbirciare di tanto   i social network e i commenti  on-line  che quotidianamente chiedono la  "morte  per   gli arabi", incoraggiano  attacchi di vendetta, maledicono  il nome del profeta Maometto e incitano  contro calciatori arabi. Non dimentichiamo le parole indimenticabili del premier l'ultimo giorno delle elezioni: "gli elettori arabi stanno venendo  a frotte alle urne". Cosa succederebbe se un terrorista palestinese diventasse un'opinionista di un canale televisivo? 
Agli attivisti per i diritti umani   sarà presto richiesto di indossare un distintivo quando   vanno alla Knesset,ma  in assenza di una legge simile che richieda ai terroristi condannati di indossare un distintivo, alcuni spettatori della Knesset Channel e lettori dei giornali Makor Rishon e Maariv ricorderanno che il conduttore televisivo  Aggeo Segal è un terrorista condannato per  aver causato danni gravi, per detenzione illegale di armi, per essere statomembro di  un'organizzazione terroristica. Segal è stato arrestato nel 1984 con altri membri  ebrei e condannato a cinque anni di carcere, due dei quali sospesi. .
Gli zeloti ebrei che intraprendono  spedizioni violente contro i  villaggi palestinesi si ispirano a  questo gruppo ebraico attivo nel  1980. Si ricorda che l'allora presidente Chaim Herzog non  fu in grado di  resistere alla pressione politica e pubblica esercitata su di lui e  concesse la clemenza ai prigionieri della  jewish Underground compresi quelli condannati all'ergastolo per l'omicidio di tre studenti palestinesi e per la mutilazione  di due sindaci della West Bank.  Furono rilasciati  dopo sette anni.
Insieme con la questione morale di punire i genitori (e spesso  i vicini) per i peccati dei loro figli , la discriminazione  per i reati nazionalisti e la dubbia legalità delle  demolizioni  come punizione, vi è disaccordo sulla sua efficacia come deterrente. Amos Harel analista militare ha scritto nel 2005 che uno studio   dell' IDF ,  pubblicato alla fine del 2003 dopo 1.000 giorni di scontri nella seconda intifada, ha concluso, "Ad oggi, non vi è alcuna prova   dell' effetto deterrente della demolizione delle case". Secondo lo studio, molti mesi dopo  che l'esercito israeliano ha iniziato a radere al suolo case il numero di attacchi terroristici è aumentato. Maj. Gen. (res.) Yitzhak Eitan, che ha servito come capo del Comando centrale, ha  specificato che la demolizione delle case costituisce un incentivo per gli attacchi di vendetta. Una commissione militare guidata dal maggiore. Generatore Udi Shani che ha studiato la politica di demolizione nel 2005, ha raccomandato  di fermare tale pratica  perché alimenta odio. Le raccomandazioni sono state presentate a Moshe Ya'alon, allora capo dell'IDF di personale.
Oggi, il ministro della Difesa Ya'alon è uno dei principali sostenitori della politica di demolizione   solo per case di terroristi arabi, naturalmente  in quanto, come il suo collega di coalizione Knesset Bezalel Smotrich, "gli ebrei non possono essere dei terroristi."


 

Why isn't IDF razing homes of Jewish terrorists?

"Fathers shall not be put to death for their sons, nor shall sons be put to death for their fathers; everyone shall be put to death for his own sin.” (Deuteronomy 24:16)
SummaryPrint Family members of Jewish terrorists can rest assured that the Israeli government won't subject them to the same policy of demolitions as punishment it uses against Palestinians.
Author Akiva Eldar Posted January 7, 2016
TranslatorRuti Sinai
Amiram Ben-Uliel was charged this week with the July murder of the Dawabsha family in the West Bank village of Douma. If convicted, Ben-Uliel, 21, who is married and a new father, will likely spend the coming years behind bars. If he is granted furloughs, he will be able to visit his Jerusalem apartment and his parents’ home in the settlement of Karmei Tsur. The Ben-Uliel family’s neighbors needn’t fear that explosives experts will come to their neighborhood or that the force of a blast will crack their walls and shatter their windows. The neighbors of Yosef Haim Ben-David, accused of killing Palestinian teenager Mohammed Abu Khdeir in July 2014, needn’t worry, either. If Ben-David is convicted, he can expect life imprisonment, but his family home will remain intact. And that’s for the best.
These two vicious terror attacks set off waves of violence that have resulted in the deaths of dozens of Israelis and Palestinians. And we have not seen the end of it.
On Jan. 4, the prime minister declared on the Knesset podium that “Terror is terror is terror.” It stands to reason, then, that the law is the law is the law. And the law says that a punishment shall be a punishment shall be a punishment. But that is not the case in the West Bank's Areas B and C, under Israel’s military control, and in Area A, under Palestinian Authority control. Also, despite Jerusalem being under Israeli law (and not military law), only the families of Palestinian attackers are losing their homes in the eastern part of the city. The families of Jewish perpetrators are not. Last November, the Israel Defense Forces blew up four houses in the Palestinian city of Nablus and in the village of Silwad. They were the residences of the four men charged with the Oct. 1 murder of the Henkins near the settlement of Itamar, and the June 29 murder of Malachi Rosenfeld in the Binyamin region (none of them, just like Ben-Uliel and Ben-David, have been convicted yet). Old people and babies were thrown out of their homes into the rain and cold. The parents paid for the sins of their sons.
In a December 2014 ruling on home demolitions, Supreme Court Justice Noam Solberg discussed the claim that the government practices discrimination on the grounds of nationality in its use of Emergency Regulations, a legacy of the British Mandate in Palestine, to demolish these homes.
“While one cannot deny that there are, indeed, incidents of attacks by Jews against Arabs,” the judge wrote. Solberg cited the “terrible murder of Mohammed Abu-Khdeir, not to mention the shocking murder of the Dawabsha family members.” Nonetheless, Solberg argued that there is no justification for equal rulings against an Arab terrorist and a Jewish terrorist, saying that whereas Jews aren’t incited to attack Arabs and condemn such acts “across the board” and in a determined and assertive manner, the same cannot be said of the other side. Therefore, the judge explained, “In the Jewish sector there is no need for such broad deterrence, which is the purpose of house demolitions.”
Does the Jewish population, unlike the Palestinian one, indeed firmly and assertively denounce Jewish terrorists, as Prime Minister Benjamin Netanyahu often says? Is it true that Jews don't incite? They would do well to peek occasionally at the social networks and glance at the online commentary, which daily calls for “death to Arabs,” encourages revenge attacks, curses the name of the Prophet Muhammad and incites against Arab soccer players. Let's not forget the prime minister’s unforgettable words on the last election day that “Arab voters are coming out in droves to the polls.”
It would be interesting to hear what the honorable justice and the prime minister would say if a Palestinian terrorist had gotten his own national television show, been appointed editor of a newspaper or become a columnist for important newspapers. Human rights activists and members of watchdog organizations will soon be required to wear a badge identifying themselves when visiting the Knesset. But absent a similar law requiring convicted terrorists to wear a badge, few viewers of the Knesset Channel and readers of the newspapers Makor Rishon and Maariv will remember that the TV anchor and opinion writer Haggai Segal (Makor Rishon's editor-in-chief) is a terrorist convicted of causing grievous harm, illegal weapons possession and membership in a terror organization. Segal was arrested in 1984 with other members of the Jewish Underground and sentenced to five years in prison, two of them suspended. He ended up serving two years.
The Jewish zealots embarking on arson sprees in Palestinian villages are inspired by the legends of the Jewish Underground active in the 1980s. They remember that then-President Chaim Herzog couldn't withstand the political and public pressure exerted on him and granted clemency to the Jewish Underground prisoners, including those sentenced to life in prison for murdering three Palestinian students and for maiming two West Bank mayors. Herzog commuted their sentences three times. With their time further shortened for good behavior, they were released from prison after seven years.
Along with the moral issue of punishing parents (and often neighbors as well) for the sins of their grown children, discrimination in punishments for nationalist crimes and the questionable legality of demolition as a punishment, there is disagreement over its effectiveness as a deterrence. Haaretz military analyst Amos Harel wrote in 2005 that the IDF presents cases of families turning in their sons before they headed out to commit attacks, explaining that they were motivated by fear that the army would demolish their homes. But, he noted, there have apparently been no more than 20 such cases throughout the years of conflict.
Harel also wrote that an internal IDF study published at the end of 2003, after 1,000 days of clashes in the second intifada, concluded, “To date, there is no proof of the deterrent effect of house demolitions.” According to the study, several months after the IDF started razing homes, the number of terror attacks increased. Maj. Gen. (res.) Yitzhak Eitan, who served as head of the Central Command at the height of the intifada, said that home demolitions provide an incentive for revenge attacks. A military commission headed by Maj. Gen. Udi Shani that studied the demolition policy in 2005 recommended the practice be stopped because the damage from the hatred it promotes outweighs the benefits. The recommendations were presented to Moshe Ya’alon, then the IDF chief of staff.
Today, Defense Minister Ya’alon is one of the leading proponents of the demolition policy — only for houses of Arab terrorists, of course. As his coalition colleague Knesset member Bezalel Smotrich said, “Jews cannot be terrorists.”
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