Israele reazione all'etichettatura UE dei prodotti provenienti dagli insediamenti



On the same day the EU adopts guidelines for labeling settlement goods, the Knesset passes a preliminary reading of a bill to prevent entry to individuals…
972mag.com



Edilizia espande l'insediamento israeliano di Beit Orot nel quartiere di Al Tur di Gerusalemme Est, il 28 febbraio 2011. unilateralmente annessa da Israele dopo la guerra del 1967, Gerusalemme Est, inclusa la Città Vecchia, sono ancora considerati territorio occupato palestinese in base al diritto internazionale. (foto: Ryan Rodrick Beiler / Activestills.org)


espansione dell'insediamento israeliano di Beit Orot nel quartiere di Al Tur di Gerusalemme Est, il 28 febbraio 2011. unilateralmente annessa da Israele dopo la guerra del 1967, Gerusalemme Est, inclusa la Città Vecchia, sono ancora considerati territorio occupato palestinese in base al diritto internazionale. (foto: Ryan Rodrick Beiler / Activestills.org)

1  Sintesi personale

L'Unione europea ha approvato un piano per   l' etichettatura  dei prodotti   degli   insediamenti in Cisgiordania, sollevando le ire del governo israeliano, Quello stesso giorno la Knesset ha approvato una lettura preliminare di un disegno di legge per vietare  l'entrata in Israele alle persone  che chiedono il  boicottaggio di Israele.

"L'economia israeliana è forte e in grado di resistere . Saranno i palestinesi impiegati nelle fabbriche israeliane a soffrire ", ha detto Netanyahu in risposta alla decisione dell'Unione europea,
Secondo le linee guidal'Unione europea non riconosce la sovranità di Israele al di là della Linea Verde, indipendentemente da come questi territori sono considerati dalla legge israeliana. Gli Stati membri dell'UE dovranno stabilire quali sanzioni saranno emesse per chi non rispetta le regole (le normative richiedono  agli stati di imporre sanzioni contro chi le viola). 
Secondo il quotidiano Haaretz Barak Ravid, l'Ambasciatore UE in Israele è stato   convocato al ministero degli Esteri a Gerusalemme  .
Una dichiarazione del ministero degli Affari esteri ha condannato l'Unione europea per la scelta " discriminatoria, ispirata al movimento di boicottaggio,  proprio nel momento in cui Israele sta affrontando un'ondata di terrorismo  che mira a qualunque dei suoi cittadini ", aggiungendo che" è sconcertante e persino irritante che l'Unione europea decida di applicare un doppio standard per quanto riguarda Israele, ignorando che ci sono più di 200 altre dispute territoriali in tutto il mondo, comprese  quelli che si verificano all'interno dell'UE o alle sue porte. "
La polizia guardano dall'alto come attivisti della solidarietà in possesso di uno striscione "Boicotta Israele" durante una protesta davanti alla sede del Parlamento norvegese, Stortinget, Oslo, 30 Marzo 2015. (foto: Ryan Rodrick Beiler / Activestills.org)
  protesta davanti alla sede del Parlamento norvegese, Stortinget, Oslo, 30 Marzo 2015. (foto: Ryan Rodrick Beiler / Activestills.org)
Più di 550 israeliani, tra cui l'ex Knesset Avraham Burg e  il politologo Zeev Sternhell, hanno  pubblicato una petizione  a sostegno della decisione dell'UE, affermando che la distinzione europea  tra Israele e gli insediamenti è un "passo che potrebbe contribuire a promuovere un accordo di pace  e  rafforzerà anche  Israele nel mondo minando i tentativi di delegittimarla ".
In precedenza la Knesset ha approvato Mercoledì la prima lettura di un disegno di legge che vieta l'ingresso in Israele  a chi chiede il boicottaggio contro Israele.
  E' pronto un disegno di legge intitolato : Evitare un pregiudizio allo Stato di Israele per mezzo di Boicottaggio - 2011"   definendo in questi termini il boicottaggio : "evitare deliberatamente i legami economici, culturali o accademici conpersone  o  enti  per il solo fatto che hanno  affinità con il Stato di Israele o con  una delle sue istituzioni o con  una zona sotto il suo controllo, causando in tl modo  danni economici, culturali e accademici. "

Newsletter bandiera 

2   


The US is opposed to boycotts against and efforts to delegitimize Israel, but also does not support settlement activity, which the US believes is illegitimate.
jpost.com




Israeli government allegations of an EU double standard are largely grounded on misguided or incomplete information. By Lorenzo Kamel In 2005 the European…
972mag.com




4  di Ben White
Mentre governi e gruppi della società civile di tutto il mondo aumentano i loto sforzi per prendere di mira le merci prodotte nelle illegali colonie di Israele, il governo israeliano e i critici del BDS intensificano la controffensiva propagandistica.
Una delle principali tattiche adottate da coloro che cercano di arginare la marea del Boicottaggio è quella di affermare che queste misure danneggiano in realtà i palestinesi. Il Ministero degli Affari Esteri di Israele (MFA) da qualche tempo sta rintuzzando lungo questa linea contro il boicottaggio, ma, dati i recenti sviluppi in Sud Africa e in Europa, c’è stata una rinnovata enfasi sui presunti effetti controproducenti di queste tattiche.
Ci sono state iniziative propagandistiche congiunte governo israeliano – coloni e anche un documento fatto circolare dal MFA sulle “ripercussioni dell’etichettatura dei prodotti delle colonie sull’economia palestinese”. “Se gli europei avessero successo nel vietare i prodotti israeliani provenienti dalla West Bank,” ha dichiarato l’ambasciatore di Israele presso le Nazioni Unite nel mese di giugno, “questo porterebbe alla perdita di diverse migliaia di posti di lavoro per i palestinesi”.
E’ interessante notare come ci siano paralleli in questo caso con argomenti usati contro la campagna di boicottaggio internazionale durante il periodo dell’Apartheid in Sud Africa, con gli attivisti dell’ANC che dovevano confrontarsi con le affermazioni che “il popolo non-bianco sarebbe stato il primo a essere colpito dai boicottaggi esteri”. A parte quei paragoni, l’argomento è invalidato da quattro motivazioni.
In primo luogo, nonostante l’apparente preoccupazione dei lobbisti anti-BDS per il benessere del lavoratore palestinese, nei fatti il principale nemico di quest’ultimo è l’occupazione israeliana. Il regime coloniale di Israele – al centro del quale stanno le colonie – è caratterizzato da restrizioni al movimento e accesso discriminato alla terra, ed è evidenziato costantemente dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale come principale freno alla crescita economica.
Va ricordato il quadro generale. Le colonie sono state condannate ripetutamente in quanto illegali secondo il diritto internazionale.La Risoluzione 452 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite descrive la politica di colonizzazione di Israele come “priva di validità giuridica” e che costituisce una “violazione della IV Convenzione di Ginevra” – un’opinione che è stata ripresa dalle Alte Parti Contraenti della Convenzione. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e la Corte Internazionale di Giustizia hanno espresso punti di vista simili.
Inoltre, naturalmente, l’impatto delle colonie sulla popolazione palestinese è significativo e disastroso, con la conseguenza che, secondo la Croce Rossa, “i contadini palestinesi perdono terreno e reddito”. Le colonie e il regime loro associato “limitano la possibilità [dei palestinesi] di spostarsi liberamente”, affermano le Nazioni Unite, e costituiscono “una grave violazione del divieto di discriminazione” (Amnesty International).
In secondo luogo, i palestinesi che lavorano nelle colonie – contrariamente all’impressione data dalla propaganda filo-israeliana – è costretta a subire condizioni precarie e avvilenti. Nel 2012, il Controllore dello Stato di Israele ha riferito sulle zone industriali nelle colonie entro la West Bank e , tra le altre cose, ha rilevato “gravi rischi ambientali”, negligenze “nel campo della sicurezza e dell’igiene” che mettono in evidenza un “disprezzo per la vita umana” e “luoghi in reale pericolo per il benessere, la salute e la vita dei lavoratori”.
Inoltre, il 93% dei lavoratori palestinesi nelle colonie “non ha alcun sindacato o comitato che li rappresenti” e la maggio parte “guadagna meno del salario minimo degli israeliani”. I permessi di lavoro richiedono “l’approvazione del servizio di sicurezza interna di Israele”, e si stima che 1 su 10 lavoratori palestinesi nelle colonie in realtà “lavorano su terre confiscate possedute originariamente dalle loro famiglie o da uno dei parenti”.
In terzo luogo. Citare i palestinesi che lavorano nelle colonie come un motivo per non prendere di mira l’apartheid israeliano per il boicottaggio, è particolarmente cinico, dato che la popolazione occupata ha limitate opzioni di impiego in un’economia e in una società sotto stress critico a causa della colonizzazione israeliana. Non c’è da sorprendersi che uno studio abbia rinvenuto che l’82 % dei lavoratori palestinesi “ vogliano e abbiano il desiderio di lasciare i loro lavori nelle colonie a patto che sia disponibile una valida alternativa” – alternative che non ci sono a causa dell’occupazione israeliana.
In realtà, a parte il parallelo con il periodo dell’Apartheid sudafricano, coloro che attaccano il boicottaggio in nome dei “lavoratori Palestinesi” imitano pure quelle compagnie che difendono il lavoro delle aziende che sfruttano i dipendenti sulla base di “Beh, almeno hanno un lavoro!” – Una giustificazione respinta a ragione da attivisti e gruppi dei diritti.
In quarto luogo, infine, l’appello al BDS viene dai palestinesi stessi – anche da gruppi come Palestinian Agricultural Relief Committees, Palestinian Farmers Association, Palestinian Farmers Union e Union of Agricultural Work Committees. Le voci anti-BDS, dal governo israeliano ai liberali paternalistici, ignorano queste richieste di solidarietà e di boicottaggio – ma, per fortuna, molti altri le ascoltano.
Ben White è un giornalista freelance, scrittore e attivista, specializzato in Palestina/Israele. Si è laureato alla Cambridge University
(tradotto da mariano mingarelli)




Commenti

Post popolari in questo blog

Hilo Glazer : Nelle Prealpi italiane, gli israeliani stanno creando una comunità di espatriati. Iniziative simili non sono così rare

The New York Times i volti, i nomi, i sogni dei 69 bambini uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas

Limes :I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA (cartina)

Amira Hass : The fate of a Palestinian investor who called for Abbas' resignation