Fulvio Scaglione : TU CHIAMALA, SE PUOI, INTIFADA (2)
L'intifada
e l'anti intifada colpiscono pure quando non ci sono. Betlemme, storia
di Abdu, morto a 13 anni. Seconda parte reportage per Famiglia
Cristiana.
fulvioscaglione.com
Ripubblico qui, diviso in tre parti, il reportage su Israele e Palestina che ho scritto per Famiglia Cristiana. Seconda parte.
Tra Gerusalemme e Betlemme ci sono 7,34
chilometri. In mezzo c’è quella cosa che alcuni chiamano Muro e altri
Barriera e che chiameremo invece Catena. Perché lega in un abbraccio di
rancori israeliani e palestinesi che si sentono lontanissimi ma non
possono separarsi.
SCENA SECONDA, BETLEMME AIDA. Aida è quello che viene chiamato “campo
profughi” palestinese. Ma è vecchio 60 anni, quindi in realtà è una
piccola città. La casa di Shadi Abedallah, un tagliapietra con moglie e
quattro figli, è in pratica all’ombra della Catena. Così, quando suo figlio Abdurrahman detto Abdu, 13 anni, è stato colpito,
gli altri ragazzini sono arrivati subito ad avvertirlo. «Non è grave,
non è grave », mi dicevano, «ma in cuor mio non ci credevo». E infatti
Abdu è arrivato morto in ospedale.Tahmir, il cugino, stava giocando con lui dopo la scuola: «Abbiamo sentito uno sparo e siamo corsi a vedere. Poi ci sono stati altri tre colpi e Abdu è caduto». Il tratto di strada parallelo alla Catena, dove Abdu correva con gli amici, è sotto l’occhio delle telecamere di sicurezza del centro sociale del campo.
Video intifada
Nel video, ovviamente finito su Facebook e YouTube, si vedono i ragazzini correre avanti, sparire, poi correre indietro con uno più grande che porta via Abdu. Nessun adulto, nessun tumulto. Solo una fucilata partita, dicono qui, da una torre di controllo israeliana. L’intifada e l’anti intifada colpiscono anche quando non ci sono.Poi le foto: una porta si apre, escono due soldati, uno punta il fucile, guardano per un po’, poi si ritirano. Shadi Abedallah, il padre, è intontito dal dolore. «Dicono che volevano portare via il corpo per non lasciare tracce. Ma io non so, l’unica cosa che faccio nella vita è portare da mangiare ai gli, e adesso questo. Non capisco».
La madre, come si conviene tra musulmani, non compare. Il suo dolore non si vede, non si sente, non si racconta.
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