Rastrellamento Ghetto: la Comunità ebraica non invita Marino alla fiaccolata

 



«Cari amici, vi chiediamo di non invitare il sindaco Ignazio Marino. La consideriamo persona non gradita e rischia forti contestazioni». È il 3 settembre scorso; Marino è ancora nel pieno delle sue funzioni, e autorevoli esponenti laici e religiosi della comunità ebraica incontrano i loro vecchi amici della Comunità di Sant’Egidio in occasione della visita a Roma del presidente israeliano Reuven Rivlin.
Si parla dell’imminente fiaccolata che Sant’Egidio organizza ogni anno, proprio con la Comunità ebraica, per commemorare il rastrellamento nazista degli ebrei romani del 16 ottobre 1943. La Comunità ebraica ha deciso: non vuole Ignazio Marino. I vertici dell’ebraismo romano sono profondamente offesi per la vicenda degli «urtisti», i venditori ambulanti di souvenir romani coinvolti nello spostamento dei camion bar nell’area archeologica. Si teme che la presenza di Marino comporti, per la prima volta nella storia della fiaccolata, contestazioni e fischi. La vicenda è nota. I vertici della Comunità ebraica sostengono di aver avuto ampie rassicurazioni personali e formali dal sindaco di una rapida soluzione del loro problema, anche grazie a una mediazione del prefetto Franco Gabrielli.
Un’intesa prevedeva il ritorno di 12 «urtisti» il 10 agosto, tutto poi cancellato a poche ore dall’appuntamento. I cento commercianti a quel punto scesero in piazza del Campidoglio ad agosto a protestare col rabbino capo della Comunità, Riccardo Di Segni, scena mai vista nella storia della città. Nessuno lo invitò a raggiungere lo studio del sindaco e una richiesta di appuntamento venne rinviata a settembre. Da quel momento i rapporti tra Ignazio Marino e gli ebrei romani si sono irrimediabilmente rotti al punto di non volerlo alla fiaccolata. Invitato, invece, il vicesindaco Marco Causi.
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