Lo Stato Islamico minaccia Israele in ebraico: "Dalla Siria per ripulire Gerusalemme". Aggiornamento israele, Palestina, Gerusalemme
Su Youtube il filmato in cui un miliziano si esprime perfettamente nella lingua del "nemico". Promettendogli di "vendicare i palestinesi"repubblica.it
GERUSALEMME - In questo venerdì, la buona notizia è che la preghiera dei musulmani nei luoghi sacri contesi di Gerusalemme si è conclusa senza incidenti, per la prima volta dall'esplosione delle nuove violenze tra israeliani e palestinesi. Ma Israele non ha neanche il tempo di rifiatare, che si ritrova davanti alle minacce proferite al suo indirizzo dallo Stato Islamico. Che per farsi comprendere davvero bene, o per dare la sensazione di essere vicino, usa per la prima volta la lingua ebraica. Quella in cui si esprime il protagonista di un video che il Califfato ha diffuso via YouTube. Un uomo a volto coperto, solo in aperta campagna, in braccio il suo fucile d'assalto. Nei due minuti del filmato, il miliziano si esprime perfettamente nella lingua del nemico, per annunciargli: "Verremo dalla Siria via terra per buttare i giudei nella spazzatura". A seguire, l'immancabile promessa di "sgozzare e uccidere" gli ebrei "per vendicare quello che avviene in Palestina". E ancora: "Puliremo Gerusalemme e la nazione dai giudei". Questa volta, i sottotitoli non sono in inglese ma in arabo. Il video irrompe in un giorno in cui Israele si interroga sulle modalità con cui il suo esercito sta affrontando l'Intifada dei coltelli dei palestinesi. Il dubbio è alimentato soprattutto dall'inchiesta preliminare aperta dai vertici militari sulle immagini catturate da una telecamera di sorveglianza che mostrano il pestaggio operato da alcuni soldati su un palestinese. Immagini che proverebbero come quei soldati "non abbiano agito in osservanza delle procedure standard". Il pestaggio è avvenuto a margine dell'ormai quotidiano, duro confronto tra le forze di Israele e manifestanti palestinesi che lanciavano pietre e bombe carta all'indirizzo degli uomini in divisa. La telecamera riprende un uomo entrare in un magazzino per depositare una scatola, poi restare sulla soglia a osservare quanto avviene in strada. Finché i soldati gli si avventano contro, picchiandolo, scaraventandolo a terra e scalciandolo per alcuni minuti, per poi trascinarlo all'esterno. Quello che la telecamera non riprende è cosa possa essere accaduto prima che il filmato cominci, cosa abbia scatenato la furia dei militari. Il video è stato diffuso oggi dal gruppo israeliano per la difesa dei diritti umani B'Tselem, secondo cui i fatti si sono svolti lo scorso 6 ottobre nella cittadina di el-Bireh, in Cisgiordania. Il palestinese picchiato è stato identificato in Ansar Aasi, 25 anni, che alla Associated Press ha dichiarato di non aver preso parte alle violenze. "Ho alzato le braccia e ho detto loro che non avevo fatto niente, ma loro mi hanno colpito ugualmente, dappertutto". Aasi ha aggiunto di essere rimasto in stato di detenzione per cinque giorni e di essere stato rilasciato solo dopo che il suo datore di lavoro ha mostrato alla polizia le immagini della telecamera di sorveglianza. Filmato che poi è giunto a B'Tselem che, coerente con la propria mission, non ha esitato a renderlo pubblico. Attivo sui diritti umani in Israele è anche il rabbino Arik Asherman. Che si è visto puntare un coltello alla gola da un colono ebreo nel corso di incidenti seguiti alla raccolta di olive in una zona agricola del villaggio palestinese di Awarta, presso Nablus, in Cisgiordania, non lontano dalla colonia ebraica di Itamar. I volontari dell'organizzazione dei "Rabbini per i diritti umani", guidata da Asherman, vi si erano recati, come altre volte in passato in appezzamenti di terra palestinesi, per difendere gli agricoltori locali da attacchi di coloni israeliani. Asherman, secondo i media, è illeso. La polizia ricerca l'assalitore. Il sito del quotidiano israeliano Maariv ha pubblicato le immagini dell'aggressione. Il rabbino è impegnato in un animato diverbio con un giovane incappucciato (da lui definito "un estremista di destra") che impugna un coltello e una pietra. Il giovane insegue il rabbino, lo prende a calci e a un punto gli punta il coltello alla gola. Quindi si allontana. Una portavoce della polizia ha confermato l'incidente. Avvenuto, a suo parere, dopo una "provocazione" da parte di "attivisti di sinistra e anarchici". La portavoce ha aggiunto che la polizia sta ricercando l'assalitore. Da parte sua, in un messaggio su Twitter, il rabbino Asherman ha negato che vi sia stata alcuna "provocazione". La ricostruzione della polizia "è inaccurata" e la raccolta delle olive, ha aggiunto, non era avvenuta nelle immediate vicinanze di alcuna colonia. Ancora un gruppo per i diritti umani, questa volta palestinese, ancora un coltello, ancora dubbi sulla correttezza dell'esercito della Stella di Davide. Su cui aleggia il sospetto di aver alterato la scena di un delitto. E' Shawan Jabarin, direttore generale di al-Haq, organizzazione umanitaria con base a Ramallah, a confermare ad Al Jazeera l'inchiesta in corso da parte degli attivisti per accertare se i soldati israeliani abbiano piazzato un coltello accanto al cadavere di un giovane palestinese ucciso da un colono a Hebron sabato scorso. Per far passare la sua morte come conseguenza della legittima difesa da un'aggressione. Il punto è che, anche in questo caso, l'uccisione del 18enne Fadel al-Kawasmeh è stata filmata. Da Zeidan Sharabati, 45 anni, che ora teme per l'incolumità della sua famiglia. Il video girato da Zeidan fissa il momento in cui i soldati circondano il corpo del 18enne e allontanano il colono che gli ha sparato. Un militare passa quello che sembra essere un coltello a un commilitone, che infine si inchina per piazzarlo accanto al cadavere. Zeidan Sharabati ha filmato tutto perché poco prima sua figlia Samar, 16 anni, aveva assistito al litigio in strada tra il giovane palestinese e il colono. Dalle parole ai fatti, il colono aveva estratto una pistola e sparato, uccidendo Fadel al-Kawasmeh. "Mia figlia non ha visto alcun coltello" ha testimoniato Zeidan. Per un portavoce dell'esercito, quell'oggetto passato di mano e poi deposto accanto al cadavere non era un coltello ma "un dispositivo di comunicazione". Ma il portavoce non risponde alla domanda: perché piazzare un walkie-talkie proprio lì? Intanto, Zeidan Sharabati denuncia: "La polizia israeliana ha fatto irruzione nel nostro appartamento, ha aggredito mia figlia e confiscato cellulari, telecamera e videoregistratore. Materiale solo in parte restituito, accuratamente ripulito. E ci hanno avvertito: se filmate ancora, aspettatevi il peggio".
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