LICIO GELLI,: A BOLOGNA NON C’ERA NESSUNA BOMBA (video dell'intervista)
Il
Venerabile della P2, 96 anni: “Sono stato l'uomo più protetto d'Italia.
E lo sono tuttora. Perché ci sono ancora voci su documenti particolari e
scottanti che avrei…
dagospia.com
Raffaella Fanelli per “tvsvizzera.it”
Licio
Gelli continua a sorprendere. A 96 anni suonati l'ex venerabile maestro
già potentissimo capo della loggia massonica segreta P2 può permettersi
di affermare qualsiasi cosa impunemente, forse perché depositario, come
ammette durante la nostra intervista, dei segreti più inconfessabili
della storia d’Italia dal Dopoguerra ad oggi.
UN GIOVANE LICIO GELLI
"In
quegli anni l'esplosivo si trovava ovunque... Arrivava dalla
Cecoslovacchia...lo si trovava anche nei supermercati. Chi lo
trasportava si fermò a Bologna, da lì doveva sicuramente prendere un
altro treno. Non so per dove... era il 2 agosto... L'esplosivo era
avvolto nella carta... Poi qualcuno ha lanciato un mozzicone... Io lo
facevo sempre quando fumavo". 85 morti e più di 200 feriti per un
mozzicone di sigaretta "c'è stato un surriscaldamento ed è esploso...
perché la bomba, se c'era la bomba... qualche frammento si sarebbe
trovato".
LICIO GELLI E ANDREOTTI
La
bomba c'era. Un ordigno a tempo contenuto in una valigia sistemata a
circa 50 centimetri d'altezza su di un tavolo portabagagli, ed esplose
quel 2 agosto 1980 alle 10.25 nella sala d'aspetto della seconda classe
della stazione di Bologna, affollata di turisti e di famiglie in
partenza per le vacanze. Nell'immediatezza dell'attentato la posizione
ufficiale del governo italiano, presieduto all'epoca da Francesco
Cossiga, fu quella dell'incidente. Attribuito non a un mozzicone ma a
una vecchia caldaia.
"I depistaggi iniziarono pochi minuti dopo la strage", dirà, anni dopo, il magistrato Libero Mancuso.
Il
23 novembre 1995 la Corte di Cassazione condannò quali esecutori
dell'attentato il capo dei Nar (i nuclei armati rivoluzionari), Giuseppe
Valerio Fioravanti, e la moglie, Francesca Mambro. Entrambi, da
sempre, si dichiarano innocenti mentre hanno ammesso e rivendicato
decine di altri omicidi.
Ultimo
condannato per la strage, nel 2007, è stato Luigi Ciavardini e anche
lui continua a dichiararsi estraneo a quella strage. Mai sono stati
individuati i mandanti. L'ex capo della P2 fu invece condannato per
depistaggio insieme all'ex agente del Sismi Francesco Pazienza, e agli
ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe
Belmonte.
"Una
strage che non fu rivendicata... perché era "roba straniera" - dice
ancora Licio Gelli - Nessun italiano avrebbe rischiato di uccidere un
familiare, un amico o un conoscente".
Va
ricordato che il 1980 fu l'anno dei licenziamenti alla Fiat, della
marcia dei quarantamila, e anche dell'intervista di Gelli al Corriere
della Sera realizzata da Maurizio Costanzo.
L'articolo
uscì otto settimane dopo la strage di Bologna e cinque mesi prima delle
perquisizioni a Castiglion Fibocchi e a Villa Wanda che portarono alla
scoperta della lista degli iscritti alla loggia massonica P2. Nella
lista, con tessera numero 1819, c'era pure il nome del noto giornalista.
"Fu Maurizio Costanzo a darmi il soprannome di Burattinaio. Dopo due
ore di conversazione mi chiese: lei cosa voleva fare da piccolo. E io
risposi, il burattinaio... è meglio che fare il burattino".
strage bologna
Il
venerabile burattinaio ricorda poi con un sorriso il "suo vecchio amico
Castiglioni", il capo della polizia uruguayana che per garantirsi la
pensione "scoprì" il 28 maggio del 1981 il famoso archivio di
Montevideo. "Un archivio falso che i servizi segreti italiani pagarono
400 milioni di lire. Per questo nessuno ha mai visto quelle carte". Che
pure la Commissione sulla P2 presieduta da Tina Anselmi giudicò
autentiche.
STRAGE DI BOLOGNA
Con
Licio Gelli abbiamo parlato di Aldo Moro, di Giulio Andreotti... e
anche di un vecchio verbale dell'ottobre 1988 firmato da Paolo Aleandri,
un nero poi pentito. Due pagine ingiallite in cui Aleandri confessa di
aver organizzato con Sergio Calore e Bruno Mariani un piano per
sequestrare l'ex commendatore della Repubblica Italiana.
francesca mambro
Onorificenza revocata 32 anni dopo il caso delle liste P2... "La burocrazia ha i suoi tempi...
Un
sequestro? Impossibile... sono stato l'uomo più protetto d'Italia. E lo
sono tuttora. Perché ci sono ancora voci su documenti particolari e
scottanti che avrei nascosto da qualche parte... E fino a che non
affronterò il mio viaggio senza ritorno loro sono quasi costretti a
proteggermi". Loro chi?

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