Jack Khoury Israele non può combattere la disperazione dei palestinesi con la forza





Sintesi personale 
 A   Sakhnin i  giovani  hanno  protestato vivacemente contro gli organizzatori dell'eventoche hanno impedito loro di affrontare la polizia  .Nello stesso tempo  migliaia  di arabi palestinesi stavano  dimostrando tranquillamente in piazza contro l'occupazione e le politiche  adottate dal governo  per la moschea di Al-Aqsa.  I leader della comunità araba accusati dal  primo ministro Benjamin Netanyahu di alimentare la tensione e di sventolare  le bandiere dello Stato Islamico - hanno cercato di calmare le acque. Questi leader sono disposti a parlare con durezza contro Netanyahu e il suo governo, ma non  a provocare un confronto che si concluderebbe nel sangue. Solo due settimane fa hanno ricordato l'anniversario delle rivolte dell'ottobre 2000 nella stessa piazza e tutti ricordano le immagini dei 13 giovani uccisi dalla polizia. Nessuno vuole tornare a questo scenario  e favorire chi  propone in Israele   l'amministrazione militare della comunità araba e   di ridurre al minimo  la libertà di azione e di espressione. . I sindaci  e i capi dei partiti politici arabi non hanno strumenti per controllare totalmente  le giovani generazioni nella lotta contro la discriminazione  ,il razzismo,  l'oppressione e l'occupazione dei loro fratelli in Cisgiordania e  a Gerusalemme Est.
In  Cisgiordania  e a Gerusalemme la situazione è molto più complicata. Il popolo palestinese sta combattendo per la libertà e l'autodeterminazione  e contro l' occupazione. Questi sono i messaggi provenienti dai portavoce palestinesi. A differenza delle due intifada  precedenti  due elementi chiave mancano: la decisione da parte dei leader palestinesi di sostenere la lotta  e   il finanziamento che potrebbe prolungare la rivolta in corso. Nel 1987 quando la rivolta in Cisgiordania e Gaza   è iniziata,l' OLPe Fatah hanno deciso di sostenerla  strategicamente . Hanno assicurato ampio finanziamento e ci sono state le  grandi donazioni  dei paesi arabi come l'Arabia Saudita. Nel 2000  si è seguita la stessa direttiva   . Ora i leader non appoggiano la rivolta e non la finanziano ,ma non sono in grado di controllare  quello che succede in strada. Le chiamate da presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas per la calma ed i tentativi da parte delle forze di sicurezza dell'Autorità Palestinese per mantenere l'ordine non hanno acquietato i giovani. Per disperazione non ascoltano gli ordini e non hanno paura di infrangere le regole. Questi giovani  per lo più a Gerusalemme, dove Israele non ha permesso qualsiasi forma di leadership politica palestinese, non sono più alla ricerca di una soluzione politica o di auto-determinazione. Non hanno bisogno di incitamento e   di discorsi infiammatori per scendere in piazza.  Per loro l'occupazione e l'oppressione sono la principale fonte di incitamento, e fino a quando Gerusalemme non  sarà calma, sarà impossibile aspettarsi calma totale in Cisgiordania e impedire che la rivolta dilaghi in Israele. Sarebbe quindi una buona cosa se il governo israeliano si rendesse conto che non si può combattere la disperazione con la forza; questo non farebbe che approfondire il buio. Invece è necessaria una politica che dia  speranza alla  prossima generazione.

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