Israele, mons. Twal: «Basta violenze, la politica eviti escalation»
«Quello che sta avvenendo a Gerusalemme è una escalation di violenza molto grave. Alcuni estremisti…
vaticaninsider.lastampa.it
«Quello che sta avvenendo a Gerusalemme è una escalation di violenza molto grave. Alcuni estremisti israeliani entrano abusivamente nella moschea musulmana, il luogo più sacro per loro dopo la Mecca, è una provocazione che grida, bisogna lasciare in pace questo spazio sacro, questa è la scintilla che ha provocato tutto la violenza che abbiamo visto in questi giorni».
È quanto denuncia a margine dei lavori del sinodo dei vescovi sulla Famiglia, monsignor Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme. «La gente è stanca e nervosa - spiega - e la minima scintilla fa scoppiare la violenza. Adesso c'è questa terribile tendenza a fare attentati accoltellando, è triste e fa pena. Ma è triste e fa pena anche la notizia dei 25, forse 26 morti palestinesi uccisi». «La violenza - aggiunge - è da condannare sempre, sia che venga dallo stato sia che venga dalle persone, noi dal sinodo lanciamo un appello sulla scia di quanto già detto dal Papa per più serenità, più calma. È un dovere dei dirigenti politici fermare questa violenza e prevenire l'escalation».
«Eppure - osserva Twal - è assurdo in questo senso quello che ho sentito dal sindaco di Gerusalemme che ha invitato tutti a portarsi dietro le armi, questo è sbagliato, dobbiamo noi responsabili civili e religiosi fermare la violenza che fa male a tutti, israeliani e palestinesi come dimostra il fatto che in questo momento in Terra Santa non c'è un turista, né un pellegrino, la gente ha paura di andare».
Da quando il Papa è andato in visita in Israele, Palestina e Giordania, «la situazione - osserva il patriarca - è persino peggiorata e anche dopo la sua iniziativa di preghiera e di pace in Vaticano non è cambiato nulla. Dopo, Netanyahu ha addirittura annunciato la costruzione di più di 3mila nuovi insediamenti in territorio palestinese. Questo dimostra come non ci sia la volontà politica di cambiare le cose ma noi non abbiamo il diritto di perdere la pazienza e di non pregare giorno e notte e chiedere la solidarietà del mondo nella speranza che un giorno ci sarà la pace in questa terra».
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