Padre Francesco Ielpo , 45 anni, francescano, è dal 2013 Commissario di
Terra Santa (sono 88 in 44 paesi del mondo) per la Lombardia. “Mi
colpisce che quei ragazzi, che in strada usano lame di coltello per
ferire, sanno che certamente moriranno perché dall'altra parte
rispondono con i proiettili. Sono tutti così giovani e poi le donne, che
vengono usate più che mai per questa nuova esplosione di violenza”,
commenta. Oltre al saio, il crocifisso e il rosario, il padre completa
la sua personale dotazione con un iPad carico di testi e immagini con
cui spiega ai pellegrini anche la preziosa bellezza: dal monte Tabor,
luogo della trasfigurazione di Gesù a Nazareth città natale di Maria e
per la cristianità dove “il cielo ha baciato la terra” ripercorrendo
quei viaggi che ora subiscono un inevitabile arresto a causa della Terza
Intifada.
L'ordine dei francescani da secoli è Custode della
Terra Santa, cosa vi preoccupa di ciò che sta accadendo? Ci sta a cuore
l'uomo, ogni uomo. La violenza, l'odio e l'ingiustizia non favoriscono
la promozione umana, anzi la depauperano. Ci preoccupano certo le
vittime innocenti di questo infinito conflitto, ma ci preoccupa anche
l'odio nel cuore degli uomini che li rende già morti dentro.
Da
poche settimane è rientrato da Gerusalemme, aveva avuto la percezione di
essere alla vigilia di una recrudescenza di violenza? In Terra Santa
gli equilibri sono sempre molto precari. È dalla scorsa estate, con il
conflitto nella striscia di Gaza, che si respira tensione. Tensione
accentuata ultimamente dalla questione della Spianata delle Moschee e da
episodi di violenza da parte di coloni. Tutte micce che rivelano un
malessere profondo.
Ora nella Città Santa israeliani e
palestinesi sono sempre più lontani. O forse non sono mai stati vicini.
In realtà la storia ci insegna che tutte le volte che si sono fatti
passi concreti di avvicinamento è sempre subentrato qualche elemento per
arretrare. Molti da entrambe le parti anelano a una pace vera, duratura
e cercano punti d'incontro. Ma è altrettanto evidente che l'escalation
di violenze e ingiustizie allontana sempre più i due popoli.
Sembra sia stato inutile perfino lo storico incontro nei giardini
vaticani tra Papa Francesco, il presidente palestinese Abu Mazen e
quello israeliano Shimon Peres. Inutile se lo si guarda dal punto di
vista dell'esito pratico e politico. Profetico se si considera la novità
introdotta da Papa Francesco: non si è posto come mediatore con qualche
“intelligente” soluzione (che non avrebbe mai totalmente soddisfatto le
attese e le aspettative). Ma ha invitato alla preghiera, senza
giudicare o condannare e senza dare lezioni. Non si è sostituito alle
responsabilità di nessuno, ma a tutti ha proposto di allargare lo
sguardo: chi può rifiutarsi di pregare per la pace?
I timori
possono indurre i visitatori a non partire per la Terra Santa, creando
un isolamento di quei luoghi? Purtroppo è quello che sta accadendo da un
anno a questa parte. Nei primi 5 mesi del 2015 il calo è stato del 40%
soprattutto per quanto riguarda pellegrini provenienti dall'Italia. La
paura induce a non partire e ciò produce gravi ripercussioni
sull'economia della gente comune. Per i cristiani poi la diminuzione di
pellegrini incide anche sulla speranza: ogni gruppo che arriva ridesta
speranza attraverso la solidarietà e la vicinanza. Ma Israele rimane un
paese sicuro per visitatori, turisti e pellegrini.
In Siria avete
9 comunità di confratelli. Che notizie vi giungono? Terribili e piene
di consolazione al contempo. Regna uno stato di caos dove non si sa
neppure bene chi fa che cosa. Manca tutto: elettricità, riscaldamento,
medicinali, acqua. Il parroco di Aleppo ha definito la situazione
un'apocalisse. Eppure non mancano gesti di carità e gratuità, di
solidarietà tra cristiani e musulmani. Quotidiani miracoli, dentro e
fuori i chiostri dei conventi, di un popolo che non si sente abbandonato
da Dio.
Cosa rappresenta la Custodia di Terra Santa? Rispondo
con una frase del Custode: testimoniamo con la nostra presenza un'altra
Presenza. Presenti nei santuari e accanto alle necessità dei fratelli
con progetti sociali come scuole, emergenza alloggi per giovani
famiglie. Con la ong Associazione Pro Terra Santa stiamo realizzando un
museo a Gerusalemme. A Betlemme le nostre suore si occupano di persone
con disagi fisici e mentali e degli anziani: nel luogo della natività
c'è un cronico bisogno di assistenza a persone sole e povere.
Il Fatto Quotidiano
16 ottobre 2015
Commenti
Posta un commento