Profughi, tutti vogliono essere siriani La rotta e il traffico di passaporti falsi

 
 
 
Senza identità. O con solo quella più richiesta: Damasco. L'apertura tedesca, straordinaria ma rivolta ai soli rifugiati della guerra di Assad, ha aumentato un secondo business dei passeur: quello dei documenti. La polizia tedesca ha...
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di Francesca Sironi
Profughi, tutti vogliono essere siriani 
La rotta e il traffico di passaporti falsi
Profughi in Germania
Angela Merkel su una foto, portata come un idolo dai profughi in corteo. È un poster, la salvezza. Con l'apertura delle frontiere tedesche, “Mamma Merkel” ha spiazzato la comunità internazionale. Ha cambiato nel tempo d'una dichiarazione il clima mediatico e politico sull'ondata di disperati rimasta bloccata in Ungheria. La corsa è passata dalla paura alla solidarietà: col Papa che invoca la responsabilità delle parrocchie e i ministri stranieri che ospitano i migranti in casa.

Ma l'apertura della Germania è chiara: ed è rivolta solo ai rifugiati siriani. Solo le famiglie, gli uomini e le donne in fuga dalla sanguinosa guerra civile fra Assad, Isis, i talebani e i ribelli laici potranno arrivare direttamente a Berlino senza aspettare nel paese europeo d'ingresso la risposta alla domanda d'asilo. Solo loro potranno insomma saltare il tanto contestato regolamento di Dublino. Tutti gli altri profughi in viaggio invece non avranno lo stesso canale umanitario.
"Benvenuti in Germania", urlano i tedeschi alla stazione centrale di Monaco accogliendo i migranti tra applausi e saluti. Per loro hanno bottiglie d'acqua, vestiti, giocattoli e caramelle per i più piccoli. Sono le immagini, riprese dalla BBC, dell'arrivo del primo gruppo di rifugiati siriani. Il video, pubblicato sulla pagina Facebook dell'emittente britannica, ha raccolto oltre un milione di visualizzazioni in sole due ore

Che succede allora? Che la nazionalità siriana diventa la più richiesta fra i migranti. Anche a tavolino, ovviamente. L'allarme arriva da Frontex , l'agenzia europea che si occupa di stringere i confini del continente. Secondo il direttore, Fabrice Leggeri, il traffico di falsi passaporti siriani è esploso negli ultimi mesi per numeri e volumi. Soprattutto in Turchia, starebbe innescando un business danaroso per le stesse organizzazioni che gestiscono i passaggi di esseri umani.

Il 4 settembre la polizia di frontiera tedesca ha sequestrato in un ufficio postale pacchi di passaporti siriani. Non ha voluto dire quanti, ma ha specificato fossero in parte autentici e in parte posticci. "l'Espresso" aveva trovato la pagine dei trafficanti che ne offrono l'acquisto anche su Facebook . Un reportage dell'Associated Press da Haidukovo, al confine serbo, riprende lo stesso problema, partendo dai rifiuti “speciali” lasciati dai profughi sotto le barriere di filo spinato: una carta d'identità pakistana, una patente irachena. Documenti ingombrati, da cui disfarsi, per dichiarare alle autorità un'unica nazionalità, l'unica desiderata dalla Ue di Angela Merkel: quella siriana.
"Benvenuti in Germania", urlano i tedeschi alla stazione centrale di Monaco accogliendo i migranti tra applausi e saluti. Per loro hanno bottiglie d'acqua, vestiti, giocattoli e caramelle per i più piccoli. Sono le immagini, riprese dalla BBC, dell'arrivo del primo gruppo di rifugiati siriani. Il video, pubblicato sulla pagina Facebook dell'emittente britannica, ha raccolto oltre un milione di visualizzazioni in sole due ore

«C'è qualcosa di strano se la maggior parte di coloro che entrano in Serbia sta indicando il primo gennaio come giorno di nascita», dice l'agente Miroslav Jovic: «Immagino sia la prima data che viene loro in mente». «Mi sto lasciando alle spalle la mia vecchia vita per iniziarne una nuova», racconta Rafik, che arriva dal Pakistan, mentre esce gattonando dal filo spinato: «Non ho passaporto né altri documenti d'identità. Vediamo in quale paese mi respingeranno se non vogliono accogliermi».

La nuova corsa all'oro della nazionalità spaventa ovviamente i veri rifugiati della guerra di Damasco. «Tutti dicono di essere siriani, anche se ovviamente non lo sono», dice all'Ap Kamal Saleh: «Questo è un problema per noi, a causa del numero limitato di chi avrà diritto all'asilo». Lui, il suo passaporto ufficiale lo tiene attaccato al corpo, in una tasca nascosta ricavata dai pantaloni. In questo momento, è la cosa più preziosa che ha.

Il problema è noto anche in Italia. Analizzando l'ondata migratoria del 2014, Andrea Dabizzi, esperto dell'Organizzazione nazionale per le Migrazioni a Sarajevo, aveva spiegato alla commissione Schengen i meccanismi del traffico di falsi documenti: dai laboratori illegali, ai falsi timbri, ai visti. Ma i numeri ora sono ancora in crescita, come dimostrerebbero anche i dati della polizia di frontiera Svizzera: 520 falsi intercettati dall'inizio dell'anno. «Abbiamo fermato persone che hanno ammesso di aver acquistato documenti per 4-5-6mila euro», ha spiegato un agente delle Guardie di confine, Fausto Buletti.

È compatibile tutto questo con un movimento migratorio che sempre più fonti, dalla Casa Bianca all'Europa, indicano come probabile futuro stabile e non emergenza passeggera? Per quanto potranno durare i falsi siriani? Verso dove riprenderanno i respingimenti?

Oggi i primi ministri di Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia si incontreranno per parlare dei controlli sui confini, destinati a riprendere subito dopo l'entusiasmo degli ultimi giorni. Gli stessi paesi dell'Est continuano a opporsi al meccanismo delle quote, su cui tornerà mercoledì il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker.

In quell'occasione spiegherà anche, forse, l'alternativa adombrata all'inizio della nuova discussione: quella secondo cui i paesi che non vorranno accettare l'accoglienza saranno costretti a pagare una somma maggiore a Bruxelles, che destinerà i fondi agli Stati con maggiori profughi a carico

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