Una lunga preparazione. Poi tutti i risparmi nelle mani dei contrabbandieri. Un sogno finito nella sabbia del deserto
Idrissa ha 26 anni ed è seduto su un lettino del centro migranti di
Niamey. Guarda oltre la finestra, nel caldo afoso, mentre la polvere si
alza e dalla strada arrivano rumori.
I suoi pensieri corrono veloci. Non avrebbe mai pensato, sei mesi
fa, lasciando la sua casa alla periferia di Abidjan, in Costa d’Avorio,
che sarebbe finito in un centro migranti

in
Niger gravemente ferito. Ha avuto un incidente durante il tragitto che
lo trasportava verso i suoi sogni. Poi pensandoci si sente fortunato:
altri suoi compagni di viaggio sono morti. Di loro conosceva solo i
nomi: Djafar, dal Senegal, Elom, dal Mali, e Kodi, anche lui della Costa
d’Avorio. Sepolti nella sabbia del deserto che presto cancellerà ogni
traccia. Idrissa aveva a lungo sognato di andare in Europa e di far
fortuna, come ha sentito tanti suoi amici e vicini di casa che erano
partiti prima di lui. "Un giorno il mio capo all’officina mi dice che
non posso più lavorare. Così mi trovo senza lavoro e per la strada”
racconta Idrissa. Dopo mesi di pianificazione e di risparmio, vende il
suo ultimo bene prezioso: una macchina che aveva faticosamente
ricostruito mese dopo mese nell’officina dove lavorava. Poi, con la
benedizione della sua famiglia, sale su un autobus con pochi effetti
personali. Nascosto nelle tasche c’era tutto il denaro che era riuscito a
racimolare.
Con lui tanti altri ragazzi, tutti con lo stesso sogno: arrivare in
Europa e far soldi. Un cammino lungo più di 2500 chilometri: a nord
percorrendo tutta la Costa d'Avorio, poi verso est attraverso il Burkina
Faso e infine ad Agadez, nel centro del Niger. Da lì, verso il nord in
Libia e poi su un barcone attraverso il Mediterraneo verso
l'Italia. Poi una notte, il camion corre veloce, è in ritardo deve
prendere altri migranti durante il tragitto. Un colpo improvviso e il
camion si rovescia. Gente che salta, che grida, poi più

niente.
Ricorda Idrissa: “Eravamo vicini al confine libico. Mi sono ritrovato
pieno di sangue”. Dall’incidente Idrissa esce con le gambe rotte e
parecchie ferite. Un camion che faceva il percorso inverso prende a
bordo il ragazzo insieme con alcuni suoi compagni e li porta al centro
di accoglienza gestito dall'Organizzazione Internazionale per le
Migrazioni (Oim) nella capitale nigerina Niamey. "Quando è stato
portato da noi, non riusciva nemmeno a camminare", ha detto Douada
Mahamadou, che gestisce il centro. Con il supporto dell’Oim, che lo ha
aiutato a entrare in contatto con i parenti a casa, e dopo più di un
mese, si sta riprendendo dalle ferite. Fra pochi giorni, Idrissa tornerà
ad Abidjan insieme a decine di altri migranti ivoriani che non sono
riusciti a raggiungere l'Europa.
Negli ultimi sei mesi, più di 5600 persone che hanno tentato di
emigrare in Europa sono stati ricondotti nei loro paesi di origine dal
governo di Niamey, secondo Paloma Casaseca, un assistente del programma
dell'Oim. "Questo numero è il doppio di quello

dello
scorso anno” dice Casaseca. "E queste sono essenzialmente le persone
che hanno fallito nel loro viaggio, sia a causa della mancanza di
risorse o di problemi di salute o come risultato delle espulsioni da
parte del paese ospitante”. L’Oim stima che più di 100.000 persone
dell'Africa occidentale attraverseranno il Niger quest'anno nel loro
cammino verso l'Europa. Ma molti non hanno nemmeno raggiunto le coste
della Libia o della Tunisia per tentare la fortuna sui barconi, che sono
la caratteristica più nota di questo complesso fenomeno migratorio. Ma
prima dei barconi ci sono vaste distese di sabbia dove a bordo di vecchi
camioncini e altri veicoli fatiscenti migliaia di migrati cercano di
raggiunge la costa.
Quando una macchina si rompe, i passeggeri spesso muoiono disidratati
prima di poter essere salvati. I sopravvissuti a volte vengono
rimandati a casa. Altri sono costretti ai lavori forzati o alla
prostituzione dai contrabbandieri. "In Niger, non abbiamo dati per
valutare le situazioni critiche nel deserto, che causa probabilmente
altrettanti decessi

ogni anno, come il Mediterraneo", dice il rappresentate dell’Oim. Nel
centro di accoglienza dell’Oim a Niamey, molti migranti hanno detto che
non erano consapevoli dei pericoli della traversata. Avevano
semplicemente saputo che c'era una strada che li avrebbe portati in
Europa. "Molti nostri amici hanno attraversato con successo il deserto
per andare in Europa e quindi perché non dovremmo seguire la stessa
strada?” ci dice Ibrahim, senegalese di 27 anni. Anche lui ha scoperto a
sue spese, una realtà molto diversa.: "Ho lasciato la Costa d'Avorio
con circa 2000 dollari ma prima ancora di arrivare al confine con la
Libia era già tutto finito. In ciascuno delle decine di posti di blocco
che abbiamo incontrato dovevamo pagare tangenti tra i 20 e 70 dollari,
non comprese le spese dei contrabbandieri che sono le più
costose”. Agadez è il centro di

transito
per africani occidentali che tentano di attraversare il Sahara. È in
questa città che si concentra la maggior parte dei trafficanti e spesso
la polizia chiude un occhio per un camion di migranti in cambio di un
po’ soldi. Recentemente il Niger ha intensificato gli sforzi per
combattere il traffico di migranti creando la Commissione nazionale per
la lotta contro la tratta di esseri umani e, più recentemente, a
maggio, adottando una legge anti-tratta. La nuova normativa è la prima
del suo genere nella regione e prevede per i trafficanti una condanna
sino a 30 anni di carcere. Ma per Idrissa, e molti altri, è già troppo
tardi. “Sono completamente scoraggiato pensando a quanti soldi ho dato
ai trafficanti. Per il momento, ho solo bisogno di tornare in salute.
Poi vedremo”.
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