Migranti : la vignetta di pap Stratis da Kos








Per chi non conoscesse l'uomo in blu: lui è pap Stratis, prete ortodosso che per anni ha aiutato i profughi che arrivavano sull'isola di Kos. Ci ha lasciato ieri. E penso che questa immagine sia bellissima»


"Θέλω να σας πω ότι οι άνθρωποι του κόσμου, οι άνθρωποι του πολέμου, τα παιδιά που αναζητούν την ελπίδα είναι αδέρφια μας και η Αγκαλιά θα συνεχίσει να βρίσκεται κοντά τους και να τους δίνει την ελπίδα για την επόμενη μέρα. Σας προτρέπω να αγωνίζεστε όσο μπορείτε καθημερινά,για την ειρήνη και την αγάπη. Μόνο έτσι λεγόμαστε άνθρωποι."






Intervista al prete ortodosso Papa Stratis


La delegazione di Amnesty International a Lesbo ha intervistato Papa Stratis con l’aiuto di un interprete. Le parole qui riportate non sono esattamente quelle utilizzate da Papa Stratis  ma rispecchiano fedelmente il senso di quanto ha detto.

“Quando senti una donna che piange sulla spiaggia per aver perso il proprio figlio in una traversata in mare, non importa se questa donna è afgana, siriana  o greca. Quello che senti è il pianto di una donna che ha perso il suo bambino, questo è quello che conta”.
Queste sono le parole di Papa Stratis, un prete greco ortodosso dalla barba e dai capelli lunghi. Lo abbiamo incontrato nel cortile della sua chiesa, nel villaggio di Kalloni – dal greco κάλλος [kallos], bellezza. Papa Stratis è anche attivista dei diritti umani, noto a Lesbo per la sua attività di supporto ai rifugiati e ai migranti che raggiungono le coste dell’isola dalla Turchia. È per questa ragione che decidiamo di incontrarlo, nella speranza di capire un po’ di più il modo in cui il fenomeno dell’immigrazione viene gestito in Grecia.
Papa Stratris ha iniziato ad occuparsi di rifugiati e migranti tra il 2008 e il 2009, quando per un  problema di salute si è ritrovato in un centro medico. È lì che ha incontrato un gruppo di migranti, allineati uno dietro l’altro, “piegati sulle proprie ginocchia”. È li che si è reso conto della vulnerabilità di queste persone. Da lì nasce Abbraccio, una piccola organizzazione non governativa che questo prete coraggioso gestisce insieme a tre giovani volontari.
 “Gli arrivi hanno luogo in qualsiasi momento del giorno e della notte. Appena ne riceviamo notizia accorriamo sul posto con cibo e acqua. Se i migranti si trovano presso una stazione di polizia andiamo lì …provvediamo supporto immediato, se necessario anche un posto per dormire. Una delle difficoltà è’ che queste persone quando arrivano non sanno dove si trovano, alcune pensano di essere in Italia. Molte si ritrovano in mare, lottando contro le onde. Sono bagnate, infreddolite, quasi congelate. Pensano di essere alla fine del loro viaggio ma in realtà non sanno che questo è solo l’inizio.  Oltre al bisogno base di sfamarsi e dissetarsi queste persone hanno il bisogno di credere nuovamente nel prossimo, sperare nel futuro.”
Papa Stratis ci spiega che la comunità locale in genere appoggia il suo lavoro e contribuisce come può nonostante le attuali difficoltà economiche. Papa Stratis non ha bisogno di raccogliere indumenti da dare ai bisognosi, le persone lo avvicinano con  sacche stracolme di indumenti per corpi nudi, scarpe per piedi scalzi .” Papa Stratis nota tuttavia come questa stessa comunità tema al contempo che quei rifugiati e migranti provenienti da paesi lontani abbiano il potere di cambiare la natura di questo posto attraverso le differenze culturali e religiose che questi portano con se.
Il suo compito infatti non è solo quello di provvedere aiuto diretto, ma anche di influenzare le popolazione locale affinché il tema dell’immigrazione venga percepito in maniera più positiva.
I giovani più degli altri hanno il dovere di cambiare le cose,  pensare, capire che in questo momento di crisi economica  se decidono di emigrare, è possibile che vengano trattati nella maniera in cui essi trattano gli extracomunitari attualmente nel loro paese. I giovani devono capire che ciò che si semina si raccoglie”.
La Grecia rappresenta insieme all’Italia il punto di maggior ingresso in Europa per rifugiati e migranti. Lesbo è tra i punti di maggiore ingresso in Grecia, particolarmente per coloro che vengono dal Medio Oriente e dall’Asia.
Per impedire l’arrivo di nuovi flussi migratori via terra nel novembre 2012 le autorità greche hanno terminato la costruzione di un muro lungo 10.5 km lungo la frontiera tra Turchia e Grecia. Sono inoltre noti i numerosi casi di respingimenti in mare da parte della guardia costiera e delle forze armate di quei rifugiati e migranti che tentano di raggiungere la Grecia su barche di fortuna. Quello che a molti sembra una operazione di salvataggio si rivela in troppe occasioni un’operazione volta a bloccare e a respingere flussi migratori indesiderati.
Operazioni violente, dove quelle che sono già vittime di persecuzione nel proprio paese si ritrovano a essere nuovamente vittime di abusi fisici e psicologici. Molti vengono picchiati, minacciati di morte, derubati. Troppi sono abbandonati in alto mare, incluse donne e bambini.
“Non ho mai assistito a un respingimento – Papa Stratis confessa – ma di certo questi avvengono. Penso che questa pratica debba essere immediatamente interrotta, specialmente quando si tratta di persone che scappano dalla guerra. Ti piacerebbe essere trattato così, essere rimandato in guerra? Queste persone non sono semplicemente alla ricerca di una  vita migliore. Qualcosa, qualcuno gli dà la caccia. È il proiettile dell’ingordigia dei governi, delle persone. Queste sono le persone che perdono la loro vita sulle coste di Lesbo. Queste persone hanno il diritto di vivere nel loro paese di origine senza essere inseguite da un proiettile. Dovremmo essere pronti a salvarle, affinché non perdano la vita alla ricerca di una vita migliore”.

“Lesbo è il centro del mondo perché persone da tutte le parti del mondo giungono qui alla ricerca di una vita migliore. Ci troviamo nel mezzo di due continenti. È da Lesbo che dobbiamo mandare un messaggio di amore e speranza. È da qui che dobbiamo diventare un unico Abbraccio, unire le mani e urlare, far sapere che vogliamo che tutti abbiano il diritto alla vita. Il Mar Mediterraneo per me è  il centro della terra, il luogo dove persone di culture differenti si riuniscono per urlare lo stesso messaggio, un messaggio di amore, pace e dignità.”
È  con questo messaggio di speranza che ringraziamo e salutiamo Papa Stratis. È con questo messaggio che penso sia giusto concludere questo post.

L’autrice di questo post è Sabrina Tucci, del team di comunicazione digitale del Segretariato internazionale di Amnesty International. Attualmente sta partecipando al campo internazionale di Lesbo. Segui gli aggiornamenti dal campo su
www.whenyoudontexist.eu

 

Nota 

tratto da :

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