Michele Monni. Una droga può distruggere Gaza
Si chiama Tramadol, è : un oppiaceo che riduce lo stress, i dolori e la depressione. Arriva nella Striscia illegalmente, via mare o attraverso i tunnel. E un popolo senza speranza ne abusa per sopravvivere
Il farmaco più abusato di tutti è il Tramadol, un antidolorifico e antidepressivo derivato dall’oppio, il cui consumo è in aumento vertiginoso: «Ha iniziato a circolare dopo l’operazione israeliana Piombo Fuso, nel 2009», spiega Sami Oweida, psichiatra al Gaza Community Mental Health Program. «Ma oggi», aggiunge, «la sua diffusione è endemica, sia nella sua versione originale sia in quella contraffatta e nei suoi derivati».
Secondo dati ufficiosi, a Gaza il 50 per cento della popolazione tra i 18 e i 60 anni usa questo oppiaceo, con punte fino all’80 per cento nelle zone più colpite dai bombardamenti come Beit Hanoun o Shejaiya. Tuttavia l’aumento del consumo di Tramadol, secondo lo psichiatra, non è da ricondurre solo all’impatto della guerra (nell’estate scorsa le forze israeliane hanno ucciso circa 1.500 civili, tra cui più di 500 bambini, causando migliaia di senzatetto) ma anche all’impossibilità di condurre un’esistenza normale, alla sensazione di vivere chiusi dentro una gabbia e alle continue tensioni tra le diverse fazioni interne alla Striscia: «Non è più solo Israele il nemico da combattere, ma è anche il vicino di casa, se non gli stessi membri della propria famiglia, affiliati o sostenitori di uno dei gruppi contrapposti», dice Oweida.
Il Tramadol - preso con continuità e in dosi massicce - ottunde i sensi, ovatta ogni forma di dolore fisico o psichico, seda l’aggressività, regala una piacevole sensazione di appagamento. Fa sembrare che il tempo passi più velocemente e aiuta a prendere sonno. Dà tuttavia rapidamente assuefazione e porta chi ne fa uso ad aumentare sempre di più la dose, fino a provocare attacchi epilettici e gravi disturbi della personalità.
«Vedo ogni giorno gli effetti dell’abuso, soprattutto danni permanenti del sistema nervoso», dice Oweida. «Ma in alcuni casi si arriva anche al blocco cardiorespiratorio e quindi alla morte». Nonostante tutto ciò, questo psicofarmaco circola sempre di più, a Gaza. Accanto ad altri preparati come il Lyrica (un antiepilettico con effetti ansiolitici simili a quelli delle benzodiazepine) o il Rotana, un’anfetamina simile al Ritalin prodotta in Turchia e venduta sul mercato nero.
Fino a poco tempo fa queste sostanze (così come anche hashish ed ecstasy) arrivavano facilmente dall’Egitto, attraverso i molti tunnel scavati da Hamas. Adesso quasi tutti questi passaggi sotterranei sono stati distrutti da Israele e le strade del commercio illegale quindi si sono diversificate.
Incontriamo Fada, uno spacciatore, in un piccolo appartamento di un quartiere popolare di Gaza City. Maglietta bianca attillata e immacolata, taglio di capelli recente, si accende una Gauloise e spiega: «Da quando sono stati distrutti i tunnel, il prezzo del Tramadol è decuplicato: una pasticca è passata da trenta centesimi a tre euro. Viene sempre dall’Egitto, anche quello contraffatto o scaduto: qualcosa attraverso i pochi tunnel rimasti, il grosso tramite lo scambio tra piccole imbarcazioni di pescatori sotto costa, al confine tra Striscia ed Egitto». Secondo Fada, la polizia chiude spesso un occhio sul traffico, in cambio di informazioni o intascando qualche mazzetta. Ma, aggiunge, «venderlo non è più remunerativo come una volta, se si considerano i rischi».
Per questo lui ha allargato il suo business a derivati della cannabis, ecstasy, anfetamine, Rotana, un po’ di cocaina ed eroina: «Prima della guerra (si riferisce a quella dell’estate 2014, ndr) riuscivo a guadagnare fino a 10 mila dollari al mese: andavo io stesso direttamente nel tunnel a prendere la merce e la rivendevo in città», dice. E adesso? «Viene tutto da Beersheba», risponde secco.
Beersheba è una città israeliana, situata nel deserto del Negev, a una ventina di chilometri dalla Striscia e dal Sinai. Secondo il nostro “dealer”, è il luogo di produzione e di smercio non solo per Gaza ma anche per Israele: «Ci sono arabi, ebrei e beduini, ma è soprattutto la mafia russa a dettare legge», spiega Fada. E sono i russi che riescono a far passare la roba attraverso Karem Shalom (il checkpoint israeliano da dove entra la maggior parte delle merci che si vendono a Gaza) o trasportandola nel Sinai egiziano, da dove poi rientra nella Striscia attraverso lo scambio sui barchini o nei tunnel.
Dallo spacciatore al consumatore: Ibrahim ha 24 anni, lavora come cuoco in un ristorante di Gaza con turni che arrivano fino a 14 ore al giorno: il Tramadol, dice, lo prende per non sentire la fatica. Ci viene incontro dalla cucina e ci fa accomodare in una sala semideserta. «Ne prendo una e mezza prima dell’inizio del turno: Tramadol, caffè e sigaretta, per farlo salire subito», dice. «È molto comune nel mio mestiere farsi di questa roba. La paga è bassa e quindi bisogna lavorare più a lungo». Ma ormai anche lui sente gli effetti collaterali e quando si sveglia al mattino non riesce ad alzarsi dal letto: «Le gambe e le braccia sono come di marmo, mi ci vuole un’oretta per farle funzionare e iniziare a prepararmi». Smettere? Non se ne parla proprio: «Ne ho bisogno e non solo per il lavoro ma anche in tante altre occasioni, come con gli amici e alle feste. Se lo mischi con l’hashish, lo sballo è assicurato».
Chi invece combatte con la dipendenza da Tramadol è lo zio di Ibrahim, Amin, 42 anni. Da sei sta provando a disintossicarsi e ci è quasi riuscito: «Quella pillola ha distrutto me e la mia famiglia. Per anni ho vissuto in una bolla senza colore, ho perso il lavoro, mi sono umiliato davanti agli amici, sono stato anche arrestato per aver rubato medicinali in un ospedale», dice. Amin racconta che dopo l’arresto è stato rinchiuso in un istituto governativo dove veniva costantemente sedato: «Dopo due settimane mi hanno sbattuto fuori e io ero deciso a togliermi la vita. Se non fosse stato per mia moglie l’avrei fatto: è stata lei a salvarmi»
«Il Tramadol è un cancro», ci dice senza dubbi Hassan al-Swerky, vice procuratore antidroga del governo di Hamas, 39 anni e padre di due figli. È lui a mostrarci i dati delle retate contro gli spacciatori nelle strade e nei controlli negli ultimi tre anni a Rafah, il punto di confine con l’Egitto. Più di 150 chili tra hashish e marjuana, mezzo chilo di cocaina, ventimila pastiglie di ecstasy e addirittura un milione e settecentomila pastiglie di Tramadol, originali e contraffatte, per un valore di 12 milioni di dollari.
Sono cifre impressionanti, se si considera che i controlli su ciò che entra a Gaza sono ferrei e coinvolgono diverse forze di sicurezza. La polizia, prima della guerra, aveva creato un’unità cinofila per colpire lo spaccio, ma oggi rimane solo Musah, un pastore tedesco: gli altri cani sono morti sotto i bombardamenti dell’estate scorsa. Intanto l’abuso di Tramadol non risparmia neanche le forze dell’ordine: secondo il procuratore, diversi poliziotti e miliziani di Hamas sono stati pizzicati in servizio con la pillola rossa. E questa è Gaza oggi: bombardata, disperata e drogata.
Una droga può distruggere Gaza
Twitter Michele Monni
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