L'anima della Palestina negli occhi di un anziano contadino






Restavi a guardare la tua terra, i tuoi alberi.  Descrivevi  com'era un un tempo il tuo villaggio  quando erano vivi i tuoi genitori.
Mi raccontavi dei bambini che giocavano intorno al pozzo, di quando tua madre cuoceva il pane (khubz tabuun) e poi ci accompagnavi sulle tombe dei tuoi genitori  che riposano sotto una grande albero. Non smettevi di parlare, volevi soltanto trasmetterci ciò che non potevamo vedere, volevi passarci le immagini della tua casa natale, del tuo villaggio ...di quei luoghi prima del 1967. E poi ci descrivevi del tragitto  che eri  costretto  a fare per "dare da bere" alle piante perché i soldati bloccavano gli accessi  ai campi   all'improvviso ...e allora camminavi a piedi.
Tua sorella è morta in esilio....tu sotto occupazione. (1967) Guardavi i tuoi ulivi  come a chiedere loro scusa  : "un tempo non era così". E’  la nuova generazione che deve chiedere "scusa" perché si è persa dietro sogni di gloria, distratta da progetti di soldi, di normalizzazione, convinti che la Storia la fanno i leaders e i grandi. La Storia la fanno gli occhi e le mani dei vecchi come te che sono rimasti, la fanno le madri   che  trasmettano  ai figli l'amore e l'orgoglio di appartenere alla Palestina. E chi semina ...raccoglie.  Sei la Palestina   nella fionda  fatta con le tue mani con il legno di un ramo  di ulivo della tua Palestina.


PS: ricevo e volentieri pubblico

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