Irredentismo Dauno: l'incredibile storia delle Isole Pelagose
letteremeridiane.blogspot.it|Di Geppe Inserra
Chi leggendo il titolo di questo post ha fatto un salto sulla sedia, si rassicuri. Stiamo scherzando, o quasi. Quella che stiamo per raccontarvi non è una storia di rivendicazioni territoriali, ma piuttosto una storia dimenticata, che di tanto in tanto affiora all’attenzione dell’opinione pubblica per poi tornare nell’oblio.
Isole Pelagose: un piccolo arcipelago oggi in terra, anzi in mare,
croato, ma che faceva parte una volta della provincia di Foggia.
L'accesso era fino a qualche anno fa vietato dalla Croazia, ma oggi è
consentito: qui informazioni
su come visitarle. Oggi disabitate, le isolette segnano idealmente il
confine tra il mare italiano e quello della ex Iugoslavia: le isolette
sono situate giusto in mezzo all’Adriatico a 46 km dall’Isola di Pianosa
che appartiene amministrativamente alle Tremiti, ed alla stessa
distanza da quella di Cassa, che rappresenta il primo e proprio
insediamento che si trovi navigando verso la ex Iugoslavia. In linea
d'aria, il punto più vicino alla costa italiana è Peschici, e nei giorni
in cui la visibilità è buona, puà capitare di scorgerle, che si
stagliano nel bel mezzo del mare.
Una posizione strategica ma anche scomoda, che torna periodicamente
d’attualità, quando i pescherecci di Manfredonia “sconfinano” nelle
acque croate, esponendosi al sequestro e al pagamento di multe
particolarmente salate.
In realtà, non si tratta di un vero e proprio sconfinamento, e forse la
vicenda dovrebbe essere una volta per tutte chiarita dalle diplomazie
dei due Stati interessati. Anche questo aspetto del problema discende
dalla particolarissima storia dell’arcipelago che andiamo a raccontarvi,
e che qualcuno vorrebbe “riconquistare” allo Stato italiano.
Il trattato di pace dimenticato
Lo “status” particolare della navigabilità delle acque adiacenti
l’arcipelago discende dal Trattato di Pace di Parigi tra l'Italia e le
Potenze Alleate firmato il 10 febbraio 1947, dopo la seconda guerra
mondiale. All'art. 11 comma 2, il patto stabilisce la cessione alla
Jugoslavia della "piena sovranità sull'isola di Pelagosa e sugli
isolotti adiacenti", aggiungendo che l'isola di Pelagosa sarebbe rimasta
smilitarizzata.
Lo stesso Trattato di Pace – come scrive Wikipedia - stabilì anche che i
pescatori italiani avrebbero goduto "gli stessi diritti a Pelagosa e
nelle acque adiacenti di quelli goduti dai pescatori jugoslavi prima del
6 aprile 1941" (ossia il diritto, in base agli "Accordi di Brioni" del
14 settembre 1921 e agli Accordi di Nettuno del 20 luglio 1925 tra il
Regno d'Italia e Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, di pescare con non
più di 40 barche di stanza a Lissa e in determinati specifici periodi).
In tacita applicazione di questo trattato, - scrive ancora Wikipedia -
le acque di Pelagosa sono ancora oggi visitate da numerosi pescherecci
italiani, nonostante si tratti di acque territoriali croate. E non senza
incidenti di percorso, come quello che qualche giorno fa ha visto
protagonista il motopeschereccio “Destriero” sequestrato dalle autorità
croate, con l’accusa di aver sconfinato ed illegalmente pescato.
Sulla possibilità che il trattato di pace sia ancora vigente e
funzionante, qualche perplessità si può nutrire. Venne firmato infatti
dall’allora Iugoslavia: con la crisi dei Balcani, dal 1991, le isole del
piccolo arcipelago sono divenute croate, e occorrerebbe che venga
intrapresa un’azione diplomatica verso il paese “dirimpettaio” per
garantire il rispetto di quanto statuito dal Trattato.
In realtà, la particolarità di questa norma discende dall’incredibile
storia vissuta dall’arcipelago, che figura nell’elenco dei “territori
irredenti”, ovvero di quei pezzi di Italia o ex Italia che vengono di
tanti in tanto rivendicati a diverso titolo. Non ha dubbi, il sito più
autorevole in materia, Irredentismo.it, che calcola in circa 21.000 metri quadrati i territori che mancano all’Italia.
Gli irredentisti tifano per le Isole Pelagose
Tra questi trovano posto anche le tre isolette pelagose, che del resto
fanno territorialmente parte, oggi, di quella Dalmazia che rappresenta
la più grande spina nel fianco per gli irredentisti. Rispetto alla più
generale ed antica querelle con la Dalmazia, però, le Pelagose hanno un
paio di ulteriori peculiarità: fin quando sono state abitate, lo sono
state sempre da italiani (o da pirati…). Ed inoltre fanno parte della
piattaforma marittima italiana, ovvero sono più italiane che non croate
(il che forse sarebbe un motivo in più per spingere sulle autorità
croate, affinché venga conclamato il diritto alla navigazione ed alla
pesca, riconosciuto dal Trattato di Pace.
Il sito ha l’indubbio merito di offrire una documentazione ricca, e
coinvolgente, su quel che è stato, ed oggi non è più, questo pezzo di
Adriatico che faceva una volta parte della provincia di Foggia, portando
alla luce aspetti sconcertanti, come lo sconcertante errore di Casa
Savoia che, annessosi il Regno delle Due Sicilie, dimenticò di far
altrettanto con l’arcipelago, che restò per molti decenni abbandonato a
se stesso.
Raccontiamola, dunque, questa storia che affonda le sue origini nelle
epoche più remote. Le isole erano già note in età preistorica, come
attestato dal rinvenimento di tumuli e tombe ad opera degli archeologi
Carlo de Marchesetti e Richard Burton nel 1875.
Conosciute fin dall'epoca romana col nome di Pelagusa, le isole
mostrerebbero tuttavia nel loro nome un'etimologia greca che allude alla
loro posizione al centro dell'Adriatico (dal greco "pelagos", ossia
"mare"). Meno accreditata è la versione di alcuni geografi che vi vedono
un riferimento all'antica popolazione dei Pelasgi. Una leggenda narra
che sarebbe Pelagosa, e non le Tremiti. l'isola in cui fu sepolto
Diomede: nell'arcipelago sono state comunque rinvenute notevoli
ceramiche greche.
Quando i Savoia si dimenticarono di annettersi l’arcipelago
Declinata la potenza di Roma (di cui rimangono tracce di un tempio) e
rimaste di nuovo disabitate, le isole ebbero nel Medioevo la prima
visita eccellente. Il 9 marzo 1177, mercoledì delle ceneri, secondo
alcune fonti ecclesiastiche il Papa Alessandro III sbarcò a Pelagosa nel
corso di un suo viaggio nell'Adriatico, attratto dalla bellezza
selvaggia dell'arcipelago.
Le isole appartennero poi alla Serenissima, che però non vi installarono
alcuna popolazione e non esercitarono alcuna sovranità se non per
contrastare il nobile Lusignan, che aveva trasformato Pelagosa Grande da
un luogo di esilio ad una fortezza munita che ostacolava la pesca nella
zona.
In seguito l'arcipelago di Pelagosa fece parte del Regno delle Due
Sicilie e costituì l'avamposto più remoto nell'Adriatico.
Amministrativamente fu riunito alla provincia della Capitanata (il
vecchio nome della provincia di Foggia), alla quale appartenne fino alla
caduta dei Borboni (1861).
A Pelagosa si parlava il napoletano (dialetto ischitano): questo è
spiegabile in quanto l'isola fu ripopolata (assieme alle vicine isole
Tremiti) da Ferdinando II del Regno delle Due Sicilie nel 1843 con
pescatori provenienti da Ischia, che vi continuarono a parlare il
dialetto d'origine. Con l'avvento del Regno d'Italia l'incuria e
l'inefficienza delle nuove istituzioni nazionali fecero si che i
pescatori emigrassero tutti entro la fine dell'Ottocento. L’annessione
del Regno delle Due Sicilie alla nascente Italia non portò bene alle
Pelagose: i Savoia dimenticarono infatti di annetterselo, e
abbandonarono le isole al loro destino. Ed è questo che provoca il
risentimento degli “irredentisti” che nel loro sito ricostruiscono le
alterne vicende dell’arcipelago.
“Nel 1891 – vi si legge - il deputato Imbriani porse l'attenzione di
Pelagosa al presidente del Consiglio Di Rudinì, ma la questione non fu
portata avanti. Gli Asburgo, col beneplacito di casa Savoia, se ne
impossessarono nel 1873.”
Il geografo Baldacci: i nostri politici non sanno cosa siano le Isole Pelagose
Per oltre quarant’anni le isole restarono in mano austriaca, fino a
quanto, come precisa ancora il sito, “i nostri marinai la
riconquistarono l'11 luglio 1915 e il tricolore sventolò per 32 anni
consecutivi.”
Ma senza che ci si accorgesse particolarmente del prezioso ritorno.
"Sono molti, e fra questi anche uomini di governo, che non hanno mai
saputo che cosa siano le Pelagose, dimenticate dagli italiani, come il
mare nel quale esse sorgono", scriveva nel 1911 il professor Antonio
Baldacci. Chissà che penserebbe oggi, l'illustre geografo, sull'assedio
che l'Adriatico sta subendo, ad opera delle compagnie petrolifere.
Ma riprendiamo la nostra storia. L'arcipelago di Pelagosa tornò così ad
essere italiano, ma cambiando giuridizione amministrativa, ed è anche
questo un particolare sconcertante, su cui varrebbe la pena indagare.
Non fu più attribuito alla provincia di Foggia ma addirittura a quella
di Zara e venne fatto rientrare, amministrativamente, nel territorio
comune di Lagosta.
Il resto è storia recente, e si intreccia con il Trattato di cui abbiamo
parlato all’inizio. Rimasto in territorio dalmato dal 1920 al 1947,
l’arcipelago passò alla Jugoslavia con la conclusione della seconda
guerra mondiale e, con la scomparsa dello stato federale slavo, alla
Croazia.
Il sito degli irredentisti dipinge l’arcipelago come una specie di
paradiso: “Le isole, incontaminato giardino botanico (spiccano 16
varietà di piccole orchidee e 160 specie di fanerogame) e, al contempo,
scrigno archeologico, risultano inaccessibili a viaggiatori, turisti,
curiosi, studiosi e giornalisti. I fondali attorno ad esse sono un vero
paradiso subacqueo. L'isola maggiore è Pelagosa Grande, con i 116 metri
d'altitudine di monte Castello. Sulla vetta domina un imponente faro,
inaugurato dagli austriaci il 20 settembre 1875, costituito da una torre
ottagonale. Si presenta come un vasto edificio a cui sono annessi un
osservatorio meteorologico, una chiesa, una casa e una stalla. Da quassù
s'abbraccia un larghissimo orizzonte, uno spettacolo mozzafiato: la
vista spazia dal Gargano fino alla Dalmazia e al Conero, mentre a sud
s'intravedono le coste albanesi.”
“Pochi territori in Europa – concludono gli irredentisti - hanno
impressi con tanta evidenza i segni del succedersi delle ere geologiche.
L'arcipelago è disabitato, fatta eccezione per i militari, eppure
soltanto mezzo secolo fa richiamava le paranze dei pescatori garganici,
dalmati e veneti.” Non ci sono gli spazi per riparare ai tanti torti che
hanno subito le Isole Pelagose durante la loro storia plurimillenaria,
ma che tra Italia e Croazia si possa e si debba fare qualcosa se non
altro per garantire il rispetto del Trattato di Pace e delle convenzioni
internazionale, è un dato di fatto.

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