Amira Hass : La Nakba: una storia che continua
Alcune
riflessioni problematiche prima di un convegno sulla Shoah e sulla
Nakba di lunedì [7settembre] all'Istituto Van Leer di Gerusalemme. di
Amira Hass | Haaretz 6 settembre 2015 Quando cerco di...
invictapalestina.wordpress.com
Israeli security forces face off against Palestinian protesters at a demonstration outside Ramallah, on Sept. 4, 2015.Reuters
Quando
cerco di indovinare cosa prova un palestinese quando lascia la sua
“riserva” e vede la bandiera israeliana sventolare su ogni collina e sui
pali dell’elettricità lungo le strade della Cisgiordania, io al posto
della Stella di Davide ci metto la svastica. E quando provo a capire
l’odio che i palestinesi sentono nei confronti di Israele a causa
dell’ingiustizia a loro inflitta, io sostituisco “Israele” con
“Germania”. Sono queste le forme di odio e disgusto che conosco.
Ma
calmatevi. Non sto tentando di paragonare la Nakba alla Shoah. Prima
cosa fondamentale: vi è una differenza tra l’espulsione di massa di un
popolo con lo scopo di conquistare politicamente, demograficamente ed
economicamente un territorio e il genocidio come un obiettivo tra una
serie di altri, tra cui il dominio del mondo. Un popolo che vive in
esilio e sotto occupazione non è lo stesso di un popolo il cui luogo di
sepoltura rimane sconosciuto.
Secondo, il fattore tempo. È
diversa la sofferenza che ha un limite temporale da quella che è
continuata per quasi 70 anni senza che vi sia un segnale che indichi che
la sua fine è vicina. L’Olocausto è durato meno di sei anni. Il regime
di terrore nazista è esistito per 12 anni. Il mondo ha unito le sue
forze per fermarlo e il sistema – l’industria del nazismo tedesco dello
sterminio- è stato bloccato.
La
sofferenza dei sopravissuti non è stata cancellata; noi, i loro figli,
abbiamo ereditato un senso di vuoto e di pena. Per il mondo ebraico che è
stato cancellato ed è estinto non vi può essere resurrezione o
riabilitazione. Ma una parte degli ebrei che sono sopravissuti ha avuto
successo nel far germogliare rami floridi, per esempio un esercito che
ha uno Stato e l’AIPAC [la potente lobby americana filo sionista ndt]
che speculano sulla sofferenza e lo sterminio degli ebrei, per avere la
possibilità di agire contro i palestinesi.
Dopo
quasi 70 anni dalla sua costituzione, il regime sionista israeliano non
dà tregua al popolo palestinese. Continua a distruggere, frammentare,
reprimere, umiliare, diseredare, ammazzare, impoverire, espellere o
rendere la vita insopportabile.
La Nakba, al contrario della Shoah, continua. Con la collaborazione
dell’Alta Corte di Giustizia [israeliana] e nonostante gli sforzi degli
attivisti israeliani contrari all’occupazione e delle organizzazioni a
sostegno dei diritti umani.
Si
possono mettere a confronto i regimi, la loro natura e i loro obiettivi
e poi scoprire delle differenze enormi. L’obiettivo e la pratica del
regime sionista israeliano – malgrado “episodi” di massacri – non è
l’estinzione del popolo palestinese. ( Se il regime nazista fosse durato
“anche solo” 30 anni, e non 70, nel suo dominio in espansione, quanti
ebrei sarebbero stai lasciati vivi?)
Ma
nessuno ha il diritto di mettere a confronto le sofferenze di un popolo
e degli esseri umani, o di quantificarle, classificarle, calcolarle.
Com’è possibile calcolare 70 anni di espulsioni e di occupazione senza un
fine,o di quantificare la paura di un peggioramento indeterminato sotto
il dominio di un popolo ebraico israeliano che continua a spostarsi a
destra – per stabilire che questo non è così orribile come l’Olocausto?
E’ impossibile tanto quanto classificare le sofferenze degli africani
durante secoli di schiavitù e definire che erano “meno orribili”della
sofferenza degli ebrei sotto i nazisti.
Non quantifichiamo. Non definiamo quanto vale la sofferenza.
La svastica ancora oggi provoca disgusto, ma la sua concretezza riguarda la memoria del passato, non una
qualunque minaccia attuale contro di noi . Al confronto la stella di
Davide è certamente un simbolo di contemporaneità e di realtà della
violenza israeliana contro i palestinesi, il simbolo del senso della
superiorità israeliana e della sua presenza sul terreno. Oggi, ora,
domani.
L’odio
nei confronti della Germania è fondato su vicende del suo passato e
sull’ideologia imperante in quel periodo, che hanno velocemente
prodotto, in un periodo breve e concentrato, enormi cambiamenti
tellurici. La Germania di ieri è “archiviata”, e oggi esiste in quanto
tale come l’eco che continua a sentirsi per un lungo tempo dopo che le
rocce sono rotolate giù per il precipizio, o dopo che il suono di un
urlo è finito. E ugualmente vi è anche un eco riguardo all’odio. Ma
Israele in qualità di Paese dominante straniero e oppressore dei
palestinesi non è un eco e non è un capitolo del passato. Per loro siamo
il male presente che continua e che è impossibile non odiare.
Le
nostre biografie individuali e collettive sono legate a questo
triangolo perverso di ebrei, Germania, palestinesi. Prima del nazismo la
stragrande maggioranza degli ebrei del mondo non aveva scelto il
sionismo e la terra santa come una soluzione al problema
dell’antisemitismo e al resto delle loro sofferenze. Si accontentavano
di essere un popolo della diaspora.
Se
non fosse stato per Hitler, c’è da dubitare che il sionismo avrebbe
avuto sufficienti forze e risorse per cambiare completamente la
situazione demografica e lo scenario, per espellere gli altri durante le
guerre, per impadronirsi di territori.
Se
i Paesi del mondo avessero accolto gli ebrei che avevano capito per
tempo che dovevano scappare dall’Europa, essi non avrebbero avuto il
bisogno di cercare un rifugio o un modello di Stato nazione in
Palestina-Terra di Israele.
I
palestinesi dicono e giustamente: “Perché dobbiamo pagare il prezzo [di
colpe altrui]”? Non dovrebbero, proprio come le popolazioni native in
America e in Australia non avrebbero dovuto pagare il prezzo per la
cupidigia di un capitalismo europeo alla ricerca di spezie, mercati,
spazi e territori aperti per le colonie penali.
È
impossibile analizzare Israele esclusivamente come parte del
colonialismo e dell’imperialismo ignorando il pesante fattore storico
del Terzo Reich, anche se di breve durata, che si è impegnato a
sterminare tutti gli ebrei, riuscendovi parzialmente. Periodi di
tremende ingiustizie e di espulsioni in tutto il mondo hanno dato luogo a
nuovi scenari. Persone in carne ed ossa che sono state espulse 70 anni
orsono saranno in grado di tornare a casa loro. Ma troveranno lì un
altro popolo.
Siamo
bloccati qui in questa unica terra, due popoli, con una Shoah che c’ è
stata e una Nakba che esiste tuttora, e che noi israeliani continuiamo a
spingere verso il precipizio.
fonte: http://www.haaretz.com/news/israel/.premium-1.674783
(Traduzione di Carlo Tagliacozzo)

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