Stephen Zunes : Le preoccupanti implicazioni della lettera di Hillary contro il BDS
Le preoccupanti implicazioni della lettera di Hillary contro il BDS
Di Stephen Zunes
12 giugno 2015
Il 2 luglio, l’ex segretario di stato e favorita per la candidatura Democratica alla presidenza, Hillary Clinton, ha scritto una lettera al miliardario israelo-americano Haim Saban, forte sostenitore del governo di destra di Netanyahu, denunciando gli attivisti per i diritti umani che appoggiano il movimento boicottaggio/ disinvestimento/sanzioni (BDS) contro l’occupazione israeliana.
Nella lettera, resa nota pochi giorni dopo, la Clinton ha fatto molte dichiarazioni che sono non soltanto palesemente false, ma che sollevano serie preoccupazioni riguardo a quali politiche potrebbe perseguire da presidente.
Ha sostenuto che il movimento BDS stava operando “per calunniare e minare Israele e gli ebrei.” Sebbene alcuni attivisti abbiano come obiettivo Israele nel suo insieme, la maggior parte degli sforzi nei campus universitari e altrove si incentrano solamente sull’occupazione israeliana, particolarmente sulle società che traggono profitto da quella occupazione e che appoggiano gli insediamenti illegali di Israele in Cisgiordania. In ogni caso, la campagna del BDS non “ calunnia e mina” gli ebrei. Il cinico tentativo di rappresentare il movimento come anti-semita, potrebbe essere un’indicazione del tipo di retorica che userebbe come presidente per screditare gli attivisti per i diritti umani che contestano le sue politiche altrove.
Nella lettera, la Clinton sostiene che le iniziative delle Nazioni Unite che criticano le violazioni di Israele della legge umanitaria internazionale, sono intrinsecamente “anti-Israele”, implicando perciò che coloro che sollevano preoccupazioni sul curriculum dei diritti umani di un dato paese non lo fanno per il desiderio di sostenere principi etici e legali universalmente riconosciuti, ma a causa di un pregiudizio ideologico contro un particolare paese. Sebbene alcune agenzie dell’ONU abbiano sproporzionatamente preso di mira Israele per criticarlo, la grande maggioranza di tali rapporti e risoluzioni sono stati coerenti con le scoperte e le preoccupazioni sollevate dalle rispettabili organizzazioni internazionali per i diritti umani (come Amnesty International e l’Osservatorio per i Diritti Umani) e i gruppi israeliani (come il B’tselem per i diritti umani e l’organizzazione dei reduci Breaking the Silence (Rompere il silenzio).
La Clinton sostiene ulteriormente che è illegittimo usare le sanzioni per “ordinare” che una potenza occupante dovrebbe porre fine alla sua colonizzazione illegale del territorio occupato e ritirarsi entro i suoi confini riconosciuti internazionalmente in accordo con le risoluzioni dell’ONU e la legge internazionale. In realtà Hillary rifiuta qualsiasi tipo di “azioni esterne o unilaterali” contro violazioni così palesi delle norme internazionali. Insiste, invece, che la risoluzione per tali conflitti sia basata soltanto su negoziati tra una potenza occupante e chi è sotto occupazione, indipendentemente dalla grossa asimmetria di potere tra le due parti e una serie di risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, di decisioni della Corte Internazionale di Giustizia, e di principi legali internazionali di lunga data che riconoscono l’illegittimità di qualsiasi paese che espanda i propri confini con la forza e che trasferisca i suoi coloni nel territorio occupato.
La mancanza di interesse della Clinton per la legge internazionale, è dimostrata anche dal fatto che si riferisce alla Città Vecchia di Gerusalemme, prevalentemente palestinese, come parte di Israele, anche se è stata presa dalle forze israeliane nella guerra del 1967 e se è riconosciuta dall’ONU e dalla comunità internazionale sotto occupazione straniera aggressiva.
Hillary si riferisce orgogliosamente anche alla condanna da lei pronunciata nel 2009 del rapporto del Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani – con a capo l’illustre giurista Sudafricano Richard Goldstone ( un ebreo sionista) – che documentava i crimini di guerra sia di Israele che di Hamas. Nella lettera fa capire che il rapporto negava il diritto di Israele all’autodifesa, quando invece riconosceva esplicitamente
tale diritto di Israele. Le uniche obiezioni come nel rapporto alla condotta israeliana, erano quelle espresse riguardo agli attacchi a obiettivi civili, non alle sue azioni militari contro milizie estremiste che lanciavano razzi contro Israele. Questo perciò implica che Hillary crede che uccidere i civili può costituire una legittima autodifesa.
Il suo riferimento a Israele come “vibrante democrazia in una regione dominata dall’autocrazia”- mentre è certamente vero a molti livelli – ignora la negazione di Israele dei diritti democratici ai palestinesi che vivono sotto occupazione. Ignora inoltre la storia di Hillary come senatrice e segretario di stato che sosteneva le dittature arabe di fronte alle lotte democratiche della loro stessa gente, il che ha contribuito alla predominanza di governi autocratici in Medio Oriente.
Nella lettera ripete anche il romantico mito occidentale secondo il quale Israele è un “fiore vibrante in mezzo al deserto.” Sebbene gli israeliani siano stati certamente autori di progressi impressionanti nella tecnologia dell’irrigazione nella regione del Negev e altrove, la lettera ignora secoli di agricoltura e di insediamento urbano in quella che è ora la Palestina, il Libano e le zone occidentali della Giordania e della Siria, da lungo tempo note con il nome di “Mezzaluna Fertile.” Di fatto, Israele in origine ha preso con la forza molte delle sue terre fertili sottraendole agli agricoltori palestinesi.
Ci sono anche altri aspetti preoccupanti nella lettera di due pagine. La Clinton si vanta dei suoi sforzi di bloccare il riconoscimento da parte dell’ONU della Palestina come stato. Si impegna a operare con i Repubblicani per combattere gli attivisti del BDS che per lo più sono Democratici registrati. Hillaruìy collega l’anti-sionismo all’anti-semitismo e agli attacchi contro gli ebrei in Francia. Inoltre, denunciando il BDS perché “ sceglie Israele,” la Clinton implica che qualsiasi gruppo per i diritti umani che si concentra su un solo paese (per esempio il Tibet, la Birmania, il Sahara Occidentale, la Siria o l’Iran) è perciò illegittimo.
Infine, la sua promessa di “difendere Israele in ogni momento” e che come presidente “sosterrà sempre Israele” è particolarmente preoccupante, data la sua propensione a a mettere sullo stesso piano “Israele” e le politiche del suo governo di destra.
Nel suo insieme questa lettera solleva domande molto preoccupanti riguardo al tipo di presidente che sarebbe Hillary Clinton, non soltanto per ciò che riguarda Israele e la Palestina, ma in rapporto ai diritti umani e alla legge internazionale in generale e alle sue reazioni verso coloro che appoggiano tali principi.
L’analista di Foreign Policy In Focus, Stephen Zunes, è professore di Politica e coordinatore degli Studi sul Medio Oriente all’Università di San Francisco.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znet/article/the-troubling-implications-of-hillary-s-anti-bds-letter
Originale : Foreign Policy In Focus
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0
Di Stephen Zunes
12 giugno 2015
Il 2 luglio, l’ex segretario di stato e favorita per la candidatura Democratica alla presidenza, Hillary Clinton, ha scritto una lettera al miliardario israelo-americano Haim Saban, forte sostenitore del governo di destra di Netanyahu, denunciando gli attivisti per i diritti umani che appoggiano il movimento boicottaggio/ disinvestimento/sanzioni (BDS) contro l’occupazione israeliana.
Nella lettera, resa nota pochi giorni dopo, la Clinton ha fatto molte dichiarazioni che sono non soltanto palesemente false, ma che sollevano serie preoccupazioni riguardo a quali politiche potrebbe perseguire da presidente.
Ha sostenuto che il movimento BDS stava operando “per calunniare e minare Israele e gli ebrei.” Sebbene alcuni attivisti abbiano come obiettivo Israele nel suo insieme, la maggior parte degli sforzi nei campus universitari e altrove si incentrano solamente sull’occupazione israeliana, particolarmente sulle società che traggono profitto da quella occupazione e che appoggiano gli insediamenti illegali di Israele in Cisgiordania. In ogni caso, la campagna del BDS non “ calunnia e mina” gli ebrei. Il cinico tentativo di rappresentare il movimento come anti-semita, potrebbe essere un’indicazione del tipo di retorica che userebbe come presidente per screditare gli attivisti per i diritti umani che contestano le sue politiche altrove.
Nella lettera, la Clinton sostiene che le iniziative delle Nazioni Unite che criticano le violazioni di Israele della legge umanitaria internazionale, sono intrinsecamente “anti-Israele”, implicando perciò che coloro che sollevano preoccupazioni sul curriculum dei diritti umani di un dato paese non lo fanno per il desiderio di sostenere principi etici e legali universalmente riconosciuti, ma a causa di un pregiudizio ideologico contro un particolare paese. Sebbene alcune agenzie dell’ONU abbiano sproporzionatamente preso di mira Israele per criticarlo, la grande maggioranza di tali rapporti e risoluzioni sono stati coerenti con le scoperte e le preoccupazioni sollevate dalle rispettabili organizzazioni internazionali per i diritti umani (come Amnesty International e l’Osservatorio per i Diritti Umani) e i gruppi israeliani (come il B’tselem per i diritti umani e l’organizzazione dei reduci Breaking the Silence (Rompere il silenzio).
La Clinton sostiene ulteriormente che è illegittimo usare le sanzioni per “ordinare” che una potenza occupante dovrebbe porre fine alla sua colonizzazione illegale del territorio occupato e ritirarsi entro i suoi confini riconosciuti internazionalmente in accordo con le risoluzioni dell’ONU e la legge internazionale. In realtà Hillary rifiuta qualsiasi tipo di “azioni esterne o unilaterali” contro violazioni così palesi delle norme internazionali. Insiste, invece, che la risoluzione per tali conflitti sia basata soltanto su negoziati tra una potenza occupante e chi è sotto occupazione, indipendentemente dalla grossa asimmetria di potere tra le due parti e una serie di risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, di decisioni della Corte Internazionale di Giustizia, e di principi legali internazionali di lunga data che riconoscono l’illegittimità di qualsiasi paese che espanda i propri confini con la forza e che trasferisca i suoi coloni nel territorio occupato.
La mancanza di interesse della Clinton per la legge internazionale, è dimostrata anche dal fatto che si riferisce alla Città Vecchia di Gerusalemme, prevalentemente palestinese, come parte di Israele, anche se è stata presa dalle forze israeliane nella guerra del 1967 e se è riconosciuta dall’ONU e dalla comunità internazionale sotto occupazione straniera aggressiva.
Hillary si riferisce orgogliosamente anche alla condanna da lei pronunciata nel 2009 del rapporto del Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani – con a capo l’illustre giurista Sudafricano Richard Goldstone ( un ebreo sionista) – che documentava i crimini di guerra sia di Israele che di Hamas. Nella lettera fa capire che il rapporto negava il diritto di Israele all’autodifesa, quando invece riconosceva esplicitamente
tale diritto di Israele. Le uniche obiezioni come nel rapporto alla condotta israeliana, erano quelle espresse riguardo agli attacchi a obiettivi civili, non alle sue azioni militari contro milizie estremiste che lanciavano razzi contro Israele. Questo perciò implica che Hillary crede che uccidere i civili può costituire una legittima autodifesa.
Il suo riferimento a Israele come “vibrante democrazia in una regione dominata dall’autocrazia”- mentre è certamente vero a molti livelli – ignora la negazione di Israele dei diritti democratici ai palestinesi che vivono sotto occupazione. Ignora inoltre la storia di Hillary come senatrice e segretario di stato che sosteneva le dittature arabe di fronte alle lotte democratiche della loro stessa gente, il che ha contribuito alla predominanza di governi autocratici in Medio Oriente.
Nella lettera ripete anche il romantico mito occidentale secondo il quale Israele è un “fiore vibrante in mezzo al deserto.” Sebbene gli israeliani siano stati certamente autori di progressi impressionanti nella tecnologia dell’irrigazione nella regione del Negev e altrove, la lettera ignora secoli di agricoltura e di insediamento urbano in quella che è ora la Palestina, il Libano e le zone occidentali della Giordania e della Siria, da lungo tempo note con il nome di “Mezzaluna Fertile.” Di fatto, Israele in origine ha preso con la forza molte delle sue terre fertili sottraendole agli agricoltori palestinesi.
Ci sono anche altri aspetti preoccupanti nella lettera di due pagine. La Clinton si vanta dei suoi sforzi di bloccare il riconoscimento da parte dell’ONU della Palestina come stato. Si impegna a operare con i Repubblicani per combattere gli attivisti del BDS che per lo più sono Democratici registrati. Hillaruìy collega l’anti-sionismo all’anti-semitismo e agli attacchi contro gli ebrei in Francia. Inoltre, denunciando il BDS perché “ sceglie Israele,” la Clinton implica che qualsiasi gruppo per i diritti umani che si concentra su un solo paese (per esempio il Tibet, la Birmania, il Sahara Occidentale, la Siria o l’Iran) è perciò illegittimo.
Infine, la sua promessa di “difendere Israele in ogni momento” e che come presidente “sosterrà sempre Israele” è particolarmente preoccupante, data la sua propensione a a mettere sullo stesso piano “Israele” e le politiche del suo governo di destra.
Nel suo insieme questa lettera solleva domande molto preoccupanti riguardo al tipo di presidente che sarebbe Hillary Clinton, non soltanto per ciò che riguarda Israele e la Palestina, ma in rapporto ai diritti umani e alla legge internazionale in generale e alle sue reazioni verso coloro che appoggiano tali principi.
L’analista di Foreign Policy In Focus, Stephen Zunes, è professore di Politica e coordinatore degli Studi sul Medio Oriente all’Università di San Francisco.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znet/article/the-troubling-implications-of-hillary-s-anti-bds-letter
Originale : Foreign Policy In Focus
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0
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