Ho udito il grido dell’Amazzonia: la lotta di domErwin Kräutler a fianco delle comunità indigene
In un contesto ancora pieno di forti contraddizioni sociali quale è quello brasiliano, dom
Erwin Kräutler non esita a schierarsi a fianco delle fasce sociali più
deboli della società, calpestate dalle multinazionali e disprezzate dai
governi di turno, eppure mai dome. Dom Erwin, di origine
austriaca, ha vissuto tutti i principali momenti della storia
brasiliana. Arrivato a Belém, stato del Pará, il 25 novembre 1965, il
religioso ha sperimentato sulla propria pelle, e su quella dei suoi
confratelli, cosa significhino il disprezzo, il razzismo e
l’emarginazione di cui quotidianamente sono fatte oggetto le comunità
nere e indigene, ma non ha mai perso il coraggio e la ferma volontà di
denuncia. L’”afflizione del suo popolo” dom Erwin l’ha provata
fin dal suo arrivo in Brasile: più volte sicari al soldo di imprese e
proprietari terrieri hanno fatto di tutto per far tacere la sua voce
profetica. Il 16 ottobre 1987, ad esempio, mentre dom Erwin
Kräutler si stava recando negli accampamenti delle comunità di base che
si trovavano sulla Transamazzonica, non lontano da Altamira (la città
che oggi rischia di essere inondata dal mostruoso progetto della
centrale idroelettrica di Belo Monte), un pick up piombò ad alta
velocità sull’auto dove stava viaggiando il religioso insieme ad alcuni
laici e ad altri sacerdoti, tra cui padre Salvatore Deiana, di origini
sarde. L’obiettivo principale era dom Erwin Kräutler, che a causa
dell’”incidente” trascorse varie settimane all’ospedale, ma a morire fu
padre “Tore”. L’attacco nei loro confronti rientrava in una delle tante
campagne anti-indigene lanciate dalla stampa borghese brasiliana per
compiacere e sostenere i latifondisti e le imprese: si voleva impedire
che la lotta di dom Erwin, e del Consiglio indigenista
missionario (Cimi), per l’inserimento dei diritti indigeni in quella che
oggi è conosciuta come la Costituzione del 1988, andasse a buon fine. O Estado de São Paulo per anni vomitò dalle sue pagine una serie di notizie calunniose per screditare dom
Erwin Kräutler, il Cimi e le comunità indigene, ma non riuscì nel suo
intento: la Costituzione federale riconobbe i popoli indigeni come
“portatori di organizzazione sociale propria, usi, costumi, tradizioni,
lingue materne e processi di apprendimento propri”, così come i diritti
territoriali, a partire dalla demarcazione delle aree indigene. Fu una
grande vittoria contro il modello escludente di società propugnato dalle
elitesdel paese, ma purtroppo i diritti delle comunità indigene, come anche quelli di ribeirinhos, quilombolas e senza terra, sono rimasti solo sulla carta, travolti dalle politiche del profitto a tutti i costi. A questo proposito, dom
Erwin Kräutler è sempre stato molto duro sia nei confronti di Lula sia
verso DilmaRousseff, entrambi sostenitori di quel Pac (il Programma di
accelerazione per la crescita) che ha, tra i suoi principali obiettivi,
proprio l’edificazione del complesso idroelettrico di Belo Monte. Dom
Erwin ha attraversato varie epoche storiche del Brasile, a partire
dagli oltre venti anni di dittatura che, tra il 1964 e il 1985,
cercarono di anestetizzare il paese, ma non ha mai perso la sua
schiettezza: allora si schierò contro la costruzione della grande
autostrada Transamazzonica (poi inaugurata nel 1972), la cui prima
pietra fu posta dal generale Médici, oggi rappresenta la memoria storica
delle battaglie per scongiurare la costruzione della megaopera di Belo
Monte. La storia del complesso idroelettrico, che ha visto la ferma
opposizione dei popoli indigeni che abitano sulle rive del fiume Xingu, è
stata contrassegnata spesso dalla violenza, dall’imposizione di un
modello di sviluppo socialmente ingiusto e degradante per l’ambiente,
dal disboscamento illegale e dall’usurpazione delle terre pubbliche. A
questo proposito, in più di una circostanza,domErwin Kräutler ha
richiamato il Planalto ad un maggior impegno per l’applicazione di una
riforma agraria impossibile da realizzare a causa dell’opposizione della
bancadaruralista, trasversale agli schieramenti politici. Tuttavia, il libro di dom
Erwin non racconta soltanto le battaglie sociali e politiche condotte
dal Cimi e dalla Chiesa progressista brasiliana: una parte è dedicata
anche alla mistica, all’incontro del cristianesimo con le culture
indigene, all’evangelizzazione liberatrice nel segno delle conferenze di
Medellín e Puebla e, ancora, ai tanti religiosi che hanno speso, e
talvolta perso la loro vita, per affermare la supremazia della
globalizzazione della speranza su quella dei mercati. Suor Dorothy
Stang, assassinata il 12 febbraio 2005 per il suo impegno a fianco dei
poveri e degli emarginati e per la sua dedizione alla causa
ambientalista, solo pochi giorni prima di essere uccisa, aveva
dichiarato ad un giornalista: “So che vogliono uccidermi, ma non
fuggirò. Il mio posto è qui, a fianco di queste persone, costantemente
umiliate da gente che si ritiene molto potente”.
Questo è il vero grido dell’Amazzonia,
delle comunità in lotta, dei religiosi impegnati a fianco dei movimenti
sociali e di un Brasile che nonostante tutto non intende abdicare la sua
sovranità territoriale, ai mercati, al profitto e alle transnazionali.
Ho udito il grido dell’Amazzonia. Diritti umani e creato. La mia lotta di vescovo,
di Erwin Kräutler
Casa editrice Emi, 2015, Bologna, pagg. 286 http://www.peacelink.it/latina/a/41871.html
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