Chi è Javad Zarif, il ministro degli Esteri iraniano
Nuovo Arash Kamangir, erede di Mossadeq e Amir Kabir del XXI secolo. Un ritratto del ministro degli Esteri iraniano
diruz.it|Di Antonello Sacchetti
Chissà se il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif è scaramantico. Nel caso, avrà sicuramente fatto gli scongiuri quando il quotidiano Aftab-e Yazd lo ha paragonato ad Amir Kabir, storico primo ministro sotto lo scià Nasser al-Din Shah nel
XIX secolo. Amir Kabir è una figura fondamentale della Storia
contemporanea iraniana: mise fine alle guerra con l’Impero Ottomano,
fondò il primo quotidiano iraniano e sotto di lui venne aperta la prima
Università del Paese. Ancora oggi il Politecnico di Teheran porta il suo
nome.
Una figura più che positiva, dunque,
quasi leggendaria. Che però ad un certo punto cadde in disgrazia – forse
per una storia di gelosia, più probabilmente perché stava minacciando
gli interessi della famiglia reale – e venne prima mandato in esilio a
Kashan e poi ucciso. Al turista in visita ai Giardini di Fin, viene
sempre mostrato l’hammam in cui Amir Kabir venne
raggiunto dal sicario dello scià, con tanto di statue raffiguranti i
protagonisti del “fattaccio”. Un angolo di “cronaca nera” in un giardino
bellissimo, quasi incantato. D’altra parte, Kashan è la città delle
rose, ma anche degli scorpioni.
Nobel oblige
Senza ombra di dubbio, oggi Zarif è il
politico più popolare in Iran. Potrebbe persino essere il secondo
cittadino della Repubblica Islamica ad ottenere il premio Nobel per la
pace, dopo quello assegnato a Shirin Ebadi nel 2003. Ma mentre quello fu
un riconoscimento in un certo senso “contro la Repubblica Islamica”,
assegnato per l’impegno per i diritti umani nel suo Paese, questo
sarebbe il primo assegnato a un ministro, a un esponente del governo di
Teheran.
Premio Nobel o meno, di certo il volto
di Zarif è divenuto molto popolare negli ultimi due anni, da quando il
presidente Rouhani lo scelse per la delicatissima poltrona degli Esteri.
Aftab-e Yazd tola: L’Iran domani. e ritrae Zarif come nuovo Amir Kabir
Si trattava del dicastero più
importante, perché Rouhani aveva fatto del negoziato con la comunità
internazionale il punto centrale del proprio mandato. In Iran, è bene
ricordarlo, il presidente viene eletto dal popolo, ma i singoli ministri
da lui scelti devono avere la fiducia del parlamento. Su Zarif ci fu un consenso molto vasto: 232 voti su 290.
Una forza gentile
Zarif era una figura ben nota negli ambienti diplomatici. Classe 1960, figlio di un’influente famiglia di bazari
di Teheran, all’età di 17 anni si è trasferito negli Stati Uniti, in
California, dove ha studiato e vissuto fino al conseguimento della
laurea in Studi internazionali. Successivamente si è specializzato a
Denver. Grazie al suo inglese fluente, nel 1982 (a soli 22 anni e senza
alcuna esperienza diplomatica) entra nella delegazione iraniana alle
Nazioni Unite, a New York. La sua presenza si rivela preziosa durante le
trattative per la liberazione degli americani sequestrati in Libano
dalle milizie filo iraniane.
E’ l’inizio di una carriera molto
rapida, che lo porta a ricoprire il ruolo di ambasciatore presso l’Onu
dal 2002 al 2007 . In questo periodo stabilisce rapporti stretti con
personaggi politica americani, quali gli allora senatori Joseph Biden (attuale vice di Obama) e Chuck Hagel.
Dopo il 2007 si dedica soprattutto
all’insegnamento e all’attività di conferenziere. Il ritorno sulla scena
politica avviene con l’elezione di Rouhani. E’ una partenza accelerata:
appena dieci giorni dopo il suo insediamento, riceve in vista il
sultano dell’Oman Qaboos bin Said Al Said, da molti indicato come il grande intermediario tra Stati Uniti e Iran.
Nei due anni di trattativa, Zarif è
divenuto un personaggio mondiale. L’uso dei social media (il suo account
Twitter è il solo “verificato” tra quelli dei politici iraniani), le
conferenze stampa vissute sempre col sorriso, l’inglese fluente: un
altro stile rispetto ai suoi diretti predecessori Manouchehr Mottaki prima e lo stesso Ali Akbar Salehi
poi (quest’ultimo comunque protagonista del negoziato in qualità
di Direttore dell’Organizzazione Iraniana per l’Energia Atomica.
Ebtekar stabilisce un parallelo tra Mossadeq e Zarif: “L’inizio dell’era iraniana”
Per Ebtekar il parallelo,
espresso tramite fotomontaggio, è con Mossadeq, il primo ministro che
osò sfidare le multinazionali occidentali nazionalizzando il petrolio e
venne per questo fatto fuori da un golpe della CIA nel 1953.
Un altro quotidiano, Ghanoon, paragona Zarif alla figura mitologica di Arash Kmangir, Arash l’arciere. Per la giornalista Maryam Ghorbanifar,
“così come l’arciere Arash fu in grado, in una disputa, di creare i
confini dell’Iran con una freccia che volò dall’alba al tramonto”, Zarif
ha disegnato i nuovi confini nazionali. “Questa volta, invece di un
arco e freccia, sono state usate penne, quaderni, iPad e tablet,” e
invece di “confini geografici”, la disputa è sui “confini degli
interessi nazionali”.
Shargh: “Una vittoria senza guerra”
Ma non sono stati solo sorrisi: quando è
stato necessario, Zarif ha usato anche toni duri. Quando Federica
Mogherini ha minacciato di far saltare il tavolo delle trattative, Zarif
ha risposto con una frase divenuta presto un hashtag: “Mai minacciare
un iraniano”.
#Iran FM #Zarif during #IranTalksVienna : Do not ever threaten an Iranian! #NeverThreatenAnIranian #IranTalks pic.twitter.com/q6nkLHLgrM— Hesam Nazem Bokaei (@hesambokaei) July 8, 2015
Più che orgoglio nazionale, si tratta di
elevata considerazione di sé come popolo, come Storia. Spesso, a chi si
confronta con gli iraniani, manca la dovuta coscienza di questo
elemento. A un metro dal traguardo, Zarif ha dovuto tenere duro e usare
il bastone. Non era solo il rispetto delle linee rosse indicate dalla
Guida Khamenei; in gioco c’era il sentimento nazionale, la stima del
proprio popolo.
Zarif is now one of the most popular politicians in Iran. He is a national hero who achieved what seemed impossible. pic.twitter.com/srtlGl8y5B— Negar نگار (@NegarMortazavi) July 15, 2015
Oggi si parla di Zarif come dell’uomo politico più popolare in Iran. Qualcuno si sbilancia e lo vede addirittura come futuro presidente della Repubblica.
Personalmente credo sia un azzardo: abilità diplomatica, esperienza
internazionale e comunicativa sono indubbiamente doti importanti. Ma
forse Zarif sarebbe un personaggio poco “interno” per ricoprire il ruolo
governativo più alto. Anche perché i momenti di gloria non durano mai
in eterno. Il credito politico acquisito dal governo Rouhani con questo
accordo va ora speso per portare benefici effettivi alla maggioranza
degli iraniani. Gli avversari interni non sono svaniti all’improvviso e
possono presto tornare più forti di prima.
La storia di Amir Kabir insegna.

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