Ramzy Baroud : Soltanto politica: l’Iran, come gli altri, non è senza colpa
Di Ramzy Baroud
18 giugno 2015
Quando il governo degli Stati Uniti ha dichiarato guerra all’Afghanistan nell’ottobre 2001, facendo così il primo passo nella sua ‘guerra al terrore’, in seguito ai devastanti attacchi dell’11 settembre dello stesso anno, l’Iran è saltato a bordo.
L’allora presidente iraniano Mohammed Khatami, soprannominato riformista, ha fornito sostanziale assistenza nello sforzo degli Stati Uniti mirata a sconfiggere i talebani, ardenti nemici dell’Iran e degli Sciiti afgani. In effetti, le politiche aggressive dei talebani includevano una spinta anti-sciita che ha avuto come conseguenza un enorme problema di profughi. Diecine di migliaia di afgani sciiti hanno cercato rifugio in Iran.
Il gesto di “amicizia” di Khatami nei confronti della crociata anti-terrore condotta da George W. Bush, non è stato affatto una deviazione iraniana da un’ipotetica politica di non-intervento nella regione. L’Iran è un paese con confini porosi, interessi politici e strategici, timori seri e legittimi, ma anche con ambizioni indiscutibili.
L’intervento dell’Iran in Afghanistan da allora non è mai cessato ed è probabile che continui, specialmente in seguito al ritiro degli Stati Uniti, in qualsiasi momento abbia luogo. Il precedente ruolo dell’Iran in Afghanistan è andato dall’arresto di sospetti di Al Qaida, cercato da Washington, all’addestramento dei soldati afgani, all’intervento diretto nella politica del paese, così da assicurarsi che le politiche del paese siano allineate per rispondere alle aspettative iraniane.
Nessuna di queste cose dovrebbe coglierci di sorpresa. Fin dalla rivoluzione del 1979 l’Iran ha subito sotto un esame minuzioso di grande portata, E’ stato minacciato, sanzionato, punito, e per quasi un decennio ha combattuto una massiccia guerra contro l’Iraq. Quasi mezzo milione di soldati e un numero di civili presumibilmente ugual, sono morti nella ‘ lunga guerra’ quando l’Iraq e l’Iran, usando le tattiche della II Guerra Mondiale, hanno litigato per i territori, l’accesso alle vie di acqua, le risorse, il dominio regionale e altro. Entrambi i partiti usavano armi convenzionali e non convenzionali per vincere quel brutto conflitto. Nessuno dei due ha vinto.
Ma, indipendentemente dall’idea che c’è dietro le attuali ambizioni dell’Iran, non si può far finta che l’Iran sia una forza innocente in Medio Oriente che mira unicamente all’autopreservazione. Questa lettura è sbagliata quanto quella sostenuta da Israele e dai suoi amici neoconservatori di Washington che gli rimangono e che vedono l’Iran come una minaccia che deve essere sradicata affinché il Medio Oriente ottenga pace e stabilità.
Quando gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq nel 2003, l’Iran si è immediatamente mosso per risistemare la politica del paese da adattare ai suoi interessi. Ha riversato massicci finanziamenti e un arsenale illimitato di aiuti ai suoi alleati, ai partiti politici sciiti e alle milizie tristemente note. Come era presumibile, l’Iran voleva assicurarsi che la débacle americana in Iraq si aggravasse, in modo che Teheran non diventasse la successiva destinazione bellica statunitense. Per fare questo, tuttavia, l’Iran, congiuntamente, anche se indirettamente, con gli americani, h attaccato quello che una volta era il più forte paese arabo.
Il governo sciita e le sue numerose milizie hanno ucciso, massacrato, violentato e umiliato i sunniti, specialmente le tribù, che erano considerate particolarmente influenti in seguito alla distruzione del regime Baath e di altri centri di presumibili sedi di potere sunnite.
Quella idea riduzionista della società irachena era sostenuta sia da Washington che da Teheran. Le orribili conseguenze di quella oidea hanno sollevato un’animosità senza precedenti verso l’Iran, e, verso gli sciiti in generale, in tutta la regione.
Tuttavia, il ruolo chiave svolto da Hezbollah, un partito e una forza combattente principalmente sciita, nel mettere fine all’occupazione israeliana del Libano nel 2000 e nello spingere fuori gli israeliani ancora una volta nel 2006, ha riequilibrato il danno inflitto dal ruolo distruttivo dell’Iran in Iraq. L’abilità di Hezbollah di mantenere Israele a distanza è stata più che sufficiente a mettere alla prova l’argomento settario.
Tuttavia, le cose sono cambiate con l’arrivo della cosiddetta Primavera Araba. L’Iran e i suoi nemici regionali nel Golfo, e in seguito la Turchia, hanno percepito lo sconvolgimento nel mondo arabo come una minaccia seria, ma anche come un’opportunità.
E’ stato un grande gioco per eccellenza che è ora si manifesta completamente in Yemen e, naturalmente, in Siria e altrove.
Mentre si può sostenere che in sostanza le guerre in corso in Medio Oriente non sono radicate in nessuna tendenza settaria, ma che sono il risultato di un potere politico che abbraccia secoli, non si può negare che la componente settaria della guerra è ora essenziale e che l’Iran, come il Golfo, la Turchia, Israele, gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali , sono tutti implicati.
Forse possono tutti sostenere qualche dialettica razionale, ma pochi possono sostenere di essere innocenti per la sofferenza di milioni di persone.
Durante la Guerra tra Iraq Iran e (1980-1988), gli Stati Uniti sono stati dalla parte dell’Iraq, fornendo appoggio logistico e militare. L’Iran non ha fiducia negli Stati Uniti o rispetto per la loro politica estera. Teheran, però, comprende anche che gli Stati Uniti, malgrado la loro influenza in declino, resteranno una parte importante in Medio Oriente e perciò ha adattato le sue politiche avendo in mente quell’idea. L’Iran collabora con gli Stati Uniti quando va bene per gli interessi di entrambe le parti, come hanno fatto in Afghanistan, in Iraq e ora contro lo Stato islamico che si è autoproclamato tale.
Dal punto di vista di Teheran, la sua espansione regionale può essere in parte considerata come un meccanismo di difesa: un Iran potente e influente diminuirebbe le possibilità di un’aggressione israelo-statunitense. Proprio di recente il più alto diplomatico dell’Unione Europea ha chiesto all’Iran di “svolgere un ruolo importante, ma positivo, per la Siria, in particolare di incoraggiare il regime a…(appoggiare) una transizione guidata dalla Siria.”
Per l’Iran, queste dichiarazioni sono un’ influenza politica che, in una certa misura, indicano il successo della sua strategia in Siria, che implicava un importante appoggio militare al governo di Assad, e l’intervento militare diretto. E’ irrefutabile che il ruolo dell’Iran in Siria abbia seguito le stesse linee settarie che aveva seguito e alle quali continua ad aderire, in Iraq. Mentre la battaglia dell’Iraq contro i bruti dell’IS è innegabile, anche la responsabilità dell’Iran nell’ascesa del militarismo sunnita non deve, in primo luogo, essere negata.
Mentre l’Iran sta sostenendo vari fronti dato il suo ruolo di nel grande gioco in Medio Oriente, spera di tradurre il suo tangibile ascendente regionale in capitale politico, capitale che il governo iraniano vuole trasformare in un accordo nucleare finale prima del 30 giugno. Quel patto potrebbe risparmiare un ulteriore conflitto dell’Iran
con l’Occidente, o almeno diminuire il fervore bellico sostenuto dal presidente israeliano di destra, Benjamin Netanyahu e dai suoi alleati.
I media attuali e i discorsi politici che tentano di razionalizzare i molteplici conflitti nella regione mediorientale, tendono a sfruttare un’unica lettura che tende a demonizzare una parte e a risparmiarne completamente un’altra. Mentre il ruolo dei protagonisti regionali nell’appoggiare gli estremisti in Siria e in Iraq, che ha portato alla formazione dell’IS è noto e apertamente discusso, all’Iran non si può risparmiare la responsabilità.
L’Iran è parte integrante dei conflitti in corso, ha contribuito ad alcuni, ha reagito ad altri; ha faticato a sconfiggere le ambizioni statunitensi, ma ha anche collaborato con Washington quando i loro interessi si sono intersecati. E’ settario come gli altri e anche in modo imbarazzante.
Questo non è un tentativo di coinvolgere l’Iran, ma un tentativo di un’onesta interpretazione di una guerra che coinvolge molte parti, le cui mani sono ugualmente
insanguinate.
Il Dottor Ramzy Baroud scrive da 20 anni sul Medio Oriente. Ramzy Baroud (ramzybaroud.net) è un opinionista che scrive sulla stampa internazionale, consulente di media, autore di molti libri e fondatore del sito PalestineChronicle.com. Il suo libro più recente è: My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story(Pluto Press). [Mio padreera un combattente per la libertà: la storia di Gaza che non è stata raccontata].
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znet/article/just-politics-iran-like-the-rest-is-not-blameless
Originale: non indicato
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0
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