Ramzy Baroud : Quello di cui questo mondo ha bisogno sono dei giornalisti realmente onesti


 
 
 
Quello di cui questo mondo ha bisogno sono dei giornalisti realmente onesti Di Ramzy Baroud 11 giugno 2015 Scrivere di Medio Oriente e riferirne, non è un
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11 giugno  2015
Scrivere di Medio Oriente e riferirne, non è un compito facile, specialmente in questi anni di tumulti e di insurrezioni. Non riesco, però, a ricordare un altro momento nella storia recente in cui abbiamo avuto la necessità che i giornalisti fossero brillanti, che contestassero le convinzioni comuni, che ragionassero in base ai contesti, ai motivi, alle alleanze, e non in base a interessi ideologici, politici o finanziari.
Fin dall’inizio, quando ci si occupa dell’argomento del Medio Oriente, la reale entità di “Medio Oriente” è molto discutibile. E’ arbitraria, e può essere compresa soltanto in contiguità a qualche altra entità, l’Europa,  che con le sue imprese coloniali ha imposto queste classificazioni al resto del mondo. L’Europa coloniale è stata il centro del globo e ogni altra cosa veniva misurata come distanza fisica e politica dal continente dominante.
Gli interessi occidentali nella regione non sono mai tramontati. Infatti, in seguito alle guerre condotte dagli Stati Uniti in Iraq (1990-1991), al blocco di dieci anni, seguito da una massiccia guerra e invasione (2003), il “Medio Oriente” è di nuovo tornato al centro delle attività neo-coloniali, di colossali interessi economici occidentali, di manovre strategiche e politiche.
Interrogarsi sul termine “Medio Oriente”, vuol dire diventare consapevoli della storia coloniale e della competizione economica e politica durevolmente feroce, che si sente in ogni fatto della vita della regione.
Si cita Arundhati Roy che ha detto: “Non esistono  le persone che non hanno una ‘voce’. Ci sono soltanto coloro che vengono zittiti deliberatamente, o coloro che preferibilmente non vengono ascoltati.” Per decenni e anche per secoli la regione del Medio Oriente è stata una di quelle più incomprese del mondo. Questi equivoci e i successivi stereotipi hanno appoggiato progetti coloniali del passato e quelli neo-liberali di bombardare la zona facendola tornare all’Età della Pietra, come ha detto una volta George Bush, e spogliandola della sua eredità, del suo orgoglio e delle sue risorse. L’inizio della Primavera Araba ha suscitato ondate  di aspettative   e di speranza che le cose stessero finalmente cambiando  e che per coloro che erano stati zittiti – sia nelle regioni che nel mondo –sarebbe finalmente arrivato il momento di  parlare francamente.
Ma la narrazione della Primavera Araba si è trasformata in una narrazione completamente nuova, settaria fino al midollo. Questo ha provocato la polarizzazione di gran parte dei media mediorientali e della maggior parte di coloro che scrivono di Medio Oriente. Spesso si riduce alla semplice domanda: sei del campo guidato dai Sauditi o di quello guidato dall’Iran? Lascia poco margine a quei giornalisti che vogliono come minimo presentare la notizia nella sua reale complessità, non in un semplice discorso polarizzato.
E’ un’epoca triste in cui molti giornalisti  al momento sono in vendita, pronti prestare la loro penna al maggiore offerente. La notizia che viene presentata al mondo, a volte non ha nulla a che fare con la realtà vera, ma è semplicemente un mosaico di stereotipi, di dicerie, e di mormorii che arrivano da funzionari privilegiati che non hanno alcuna comprensione delle difficoltà del loro popolo, sia che si trovino in Egitto che in Palestina, che in Yemen o in qualsiasi altro posto.
Ma non deve andare in questo modo, e ci sono dei passi che si possono fare per sfuggire alla trappola di questo tipo di imbroglio  giornalistico. E la cosa migliore che si può fare per evitare di produrre spazzatura letteraria è iniziare dal fondo. Cercate le persone che sono più colpite da qualsiasi notizia riferiate: le vittime, le loro famiglie, i testimoni oculari e la comunità nel suo complesso. Mentre tali voci sono spesso trascurate o usate come riempitivi, dovrebbero diventare il cuore di qualsiasi servizio giornalistico dalla regione, specialmente nelle zone lacerate dalla guerra e dai conflitti.
E’ vero, ci può essere più di una faccia  della stessa notizia, ma questo non dovrebbe essere la spinta per i nostri servizi. Ma se le faziosità   sono un dovere, dovrebbero essere faziosità per i motivi giusti. Diritti umani. Risoluzione  dei conflitti. Pace. Lasciate che sia la comprensione del costo del conflitto la vostra guida a capire i problemi più grossi e più  sfaccettati senza trasformarsi nel difensore di una causa o di un’altra.
La difesa dei diritti umani, se viene fatta per giuste ragioni, è una missione nobile e importante, ma da sola non è  intrinsecamente giornalismo.
Scrivo questo con la profondità di comprensione che può avere una persona che è stata  “senza voce”  e sotto   il controllo di un occupante brutale per la maggior parte della mia vita. Se c’è una cosa di cui ha bisogno questo mondo, è una “razza”     onesta di giornalisti che non prendano le parti di nessuno quelle degli oppressi. Non possiamo realmente trovare una risoluzione ai tragici eventi che si svolgono intorno a noi fin quando non comprendiamo la verità sul modo in cui  ci siamo  messi  in questa triste realtà dove ci troviamo. Dire la verità è un buon punto da cui partire.
Il Dottor Ramzy Baroud  scrive da 20 anni sul Medio Oriente. Ramzy Baroud (ramzybaroud.net) è un opinionista che scrive sulla stampa internazionale e dirige il sito PalestineChronicle.com.  Il suo libro più recente è: My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story(Pluto Press).  [Mio padre era un combattente per la libertà: la storia di Gaza che non è stata raccontata].
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://zcomm.org/znet/article/what-this-world-needs-is-some-really-honest-journalists
Originale: non indicato
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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