Justin Podur : L’ISIS è figlio del caos, non della religione





L’ISIS è figlio del caos, non della religione
Di Justin Podur
29 maggio 2015
Nella terza settimana di maggio, l’ISIS si è impadronita della città di Ramadi, in Iraq e di Palmira in Siria, con due grosse vittorie di alto profilo. Sebbene i notiziari abbiano parlato  costantemente ormai da anni dell’ISIS, queste due città sembra che
Restituiscano  il senso di un’ inarrestabile marcia delle forze islamiste in tutto il Medio Oriente. Quando a Ramadi sono cominciate le decapitazioni quasi immediatamente, l’ISIS ha anche bombardato una moschea a Qatif, una città dell’Arabia saudita a maggioranza sciita, durante le preghiere del Venerdì. Qatif, tra parentesi, è un luogo dove le forze armate saudite e la polizia hanno violato per anni i diritti umani con la solita impunità, arrestando e perfino aprendo il fuoco sui dimostranti della comunità sciita. Da tutti questi  rapporti, il senso che arriva ai lettori è quello di un impeto inarrestabile.
Però, come ha chiarito  Ahmed Ali nella sezione Opinioni del New York Times del 21 maggio, la situazione è diversa: “…..lo Stato Islamico  non è in marcia inarrestabile.  In Iraq, e in qualche misura in Siria, rimane sulla difensiva. In Aprile le difese dello Stato Islamico, in vaste  estensioni   della Provincia di Salahuddin, e nella sua capitale, Tikrit, sono crollate.”
L’ISIS non ha quindi avuto uno slancio inarrestabile. Dopo aver trascorso molti mesi e aver sacrificato molte vite, cercando di conquistare la città curda di Kobani, in Siria, è stato ripetutamente respinto fin dall’inizio del 2015. Le forze curde in Iraq  hanno contrattaccato l’ISIS a Mosul  dove lo tengono sotto pressione. E, sebbene ogni volta che c’è una battaglia in una città irachena, i media occidentali discutono  la  stretta vicinanza di quella città a Baghdad, questo non significa che sia probabile che Baghdad  cada nelle mani dell’ISIS nell’immediato futuro.
La Siria, tuttavia, è un’altra storia. Il palco in entrambi i paesi è pronto non per la vittoria dell’ISIS, ma per un conflitto perpetuo.
Analizzare l’ISIS richiede ricordarsi un po’della storia e della geografia di Iraq e Siria, specialmente riguardo al rapporto tra le comunità curde, sunnite, e sciite nella regione. Entrambi i paesi hanno sempre avuto grandi popolazioni curde, un gruppo linguistico che è diviso dai confini nazionali tra Ira, Iraq, Siria, e Turchia. Ci sono dibattiti all’interno di ogni paese riguardo al modo di perseguire l’autonomia e l’autodeterminazione. In Iraq, questo ha comportato una regione curda autonoma attualmente governata da Masoud Barzani. In Siria implica esperimenti rivoluzionari con la democrazia locale e con l’autodifesa locale – queste sono le forze che hanno difeso Kobane contro l’ISIS. In Turchia, uno dei leader più rispettati, Abdullah Ocalan, è in prigione, e non da solo. I curdi rivoluzionari in Siria hanno dimostrato che non si arrenderanno facilmente all’ISIS e che l’ISIS si può combattere con successo. Anche i curdi in Iraq, dopo delle battute d’arresto iniziali,  stanno cominciando ad avere dei successi.
I lettori senza dubbio sanno che una delle molte divisioni all’interno dell’Islam è quella tra Sunniti e Sciiti, e che una delle principali ossessioni dell’ISIS è punire coloro che non appartengono al suo particolare tipo di islam sunnita (un tipo di Islam condiviso, casualmente, dall’Arabia Saudita, l’alleato irremovibile dell’Occidente, che attualmente bombarda i civili in Yemen con armamenti forniti dall’Occidente). Nelle aree dove l’ISIS ha influenza, i musulami Sciiti hanno sofferto, come anche gli Yazidi e altri che non condividono le convinzioni dell’ISIS. Ma neanche gli Sciiti sono senza difese. Ci sono milizie sciite bene armate, ben organizzate, a Baghdad (queste hanno commesso atrocità contro i civili Sunniti nel decennio successivo all’invasione statunitense, proprio come i gruppi armati Sunniti hanno fatto contro i civili Sciiti).
Il gruppo libanese, per lo più sciita, Hezbollah, si è unito al governo siriano, entrando in Siria, per combattere l’ISIS vari anni fa. Anche queste forze non sono state e non saranno una facile preda per l’ISIS.
Storicamente, il modello è stato che l’ISIS riesce a ottenere delle importanti vittorie, quando c’è un crollo o dell’esercito regolare iracheno o di quello siriano.  L’esercito iracheno è una creazione del dopo invasione statunitense del 2003. Tali eserciti raramente hanno buoni risultati e hanno sempre seri problemi riguardo al loro morale. Però la presenza di queste altre forze (sciite e curde) sul campo, limita ciò che l’ISIS può fare in Iraq.
L’esercito siriano si focalizzava soprattutto sulla repressione interna decenni prima che la guerra civile cominciasse in quel paese nel 2011, ed è riuscita ad uccidere per lo più i civili anche nelle guerra civile. Se l’esercito siriano crollerà come è crollato quello iracheno, l’intera situazione nella regione cambierà molto, e in modi imprevedibili.  L’ omologo verosimile è l’Afghanistan degli anni ’90, dopo che i Sovietici se ne sono andati. Il governo afgano ha tenuto duro per 3 anni ( 1989- 1992) contro i mujahdeen prima di cadere. Poi i mujahdeen  hanno litigato  tra di loro e hanno trascorso 4 anni  (1992-1996) distruggendo qualunque cosa che non era stata già distrutta e dividendo il paese in regioni governate dai signori della guerra. I 5 anni successivi (1996-2001) sono passati con i signori della guerra che si combattevano a vicenda e i talebani. I talebani, appoggiati dal Pakistan, controllavano la maggior parte della zona Pashtun dell’Afghanistan e hanno tentato senza  successo di completare la conquista del paese. Un’alleanza di signori della guerra ha tentato inutilmente   di respingerli.  Al Qaida si è sviluppata in questo periodo, operando  insieme ai  talebani tra Pakistan e Afghanistan. Poi la NATO ha invaso, ha dato l’incarico ai  signori della guerra, ed è rimasta lì per 13 anni. I talebani sono ancora là e sono ancora appoggiati dal Pakistan.
L’analogia siriana è così: l’esercito siriano crolla, Hezbollah si ritira in Libano, l’ISIS tiene gran parte della Siria, altri gruppi ribelli tengono altre parti. Un regime ricostituito ha preso il comando di   parte del paese con appoggio straniero, e alla fine qualche forza multilaterale occidentale occupa la Siria. Nel caos e nell’occupazione ci sono i semi del prossimo ISIS, proprio come l’invasione del 2003 dell’Iraq e la guerra civile siriana hanno fornito la base per questo ISIS, e come le guerre afgane degli anni ’80 e le guerre civili degli anni ’90 hanno fornito la base per al Qaida.
Ma che cosa spiega gli orrori sconvolgenti video-registrati? I Nuovi Atei di destra cercano dei brani nelle scritture che sono usati per giustificare i crimini; i criminali stessi dichiarano di agire in nome della religione. Però le persone che vogliono sinceramente comprendere, farebbero meglio a guardare ad altre parti del mondo dove i conflitti che durano a lungo hanno provocato un crollo sociale.
La guerra in Colombia il cui inizio talvolta è datato nel 1948, e altre volte nel 1964, ogni tanto ha  mostrato  assassinii  e massacri molto repellenti e dimostrativi. Anche le guerre civili dell’Africa Occidentale in Sierra Leone e in Liberia negli anni ’90 comprendeva comportamenti ultra violenti da parte di varie forze. Nell’Africa Centrale e Orientale, abbiamo il famoso Esercito di Resistenza del Signore (ricordate il film #Kony2012?)* come anche varie forze del Ruanda e del Burundi che operavano in Congo, a fianco delle milizie locali e degli eserciti regolari. Alcune di queste forze hanno usato come armi  gli stupri e le mutilazioni sistematiche. Il Dottor Denis Mukwege della Repubblica Democratica del Congo ha paragonato l’uso dello stupro in quella guerra a una specie di arma di distruzione di massa. Altri hanno teorizzato seguendo questa linea, che gli eserciti irregolari usano queste atrocità per ottenere lo stesso effetto psicologico (inducendo la disperazione e il terrore tra coloro che vogliono controllare) che possono ottenere gli eserciti occidentali con i loro armamenti di alta tecnologia. Questo aiuta a spiegare la quantità di sforzo che l’ISIS pone nel fare battage pubblicitario.
Negli anni ’60 e ’70, molti gruppi di guerriglia di sinistra hanno operato in parti del mondo diverse. Alcuni hanno resistito, e pochi si sono avviati ad operare, ma questi oggi sono molto rari oggi nel mondo. Alcune di queste forze hanno commesso crimini di guerra e crimini contro i civili, ma per lo più hanno operato secondo le teorie della guerriglia (sviluppate da Giap, Mao, Che Guevara, Castro e da altri comunisti) in cui il rapporto tra i combattenti e la gente doveva essere molto stretto, un rapporto di servizio che precludeva molte delle tattiche che sono usate da gruppi come l’ISIS.
Nel frattempo l’Occidente, esportando armi, portando  attacchi aerei, preparando truppe per il successivo tentativo di contro insorgenza, non cerca di risolvere i conflitti ma li gestisce solamente. Gli Stati Uniti hanno cominciato ad attaccare l’Iraq nel 1990 e stanno ancora conducendo serie di bombardamenti 25 anni dopo. Gli Stati Uniti hanno appoggiato i mujahdeen in Afghanistan negli anni ’70 e sono presenti là 36 anni dopo. Il dittatore della Libia è stato rovesciato nel 2011 e da allora quel paese
è stato in una situazione di conflitto gestito. La lista continua e probabilmente presto comprenderà la Siria come conflitto gestito dall’Occidente. Una volta che un paese è sulla lista, ci possono volere decenni prima di eliminarlo di nuovo. Nel caos di questi stati crollati, si sta creando il prossimo ISIS.
*http://it.wikipedia.org/wiki/Kony_2012
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://zcomm.org/znet/article/isis-is-the-child-of-chaos-not-religion
Originale : TeleSUR English
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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