Comunità ebraica di Roma :Storie di sommersi, salvati e delatori. Le spie naziste? Portieri, guide turistiche e perfino mogli
Uno studio della Comunità ebraica di Roma ha ricostruito una lista nera di chi ha venduto gli ebrei a nazisti e fascisti: la moglie che segnalò il marito, le guide del Colosseo, ma anche vicini di casa, portieri, commercianti. "Sul totale delle deportazioni avvenute nella Capitale dopo il rastrellamento del 16 ottobre 1943, la metà è di responsabilità italiana".
di Claudia Guarino
I Sommersi e i salvati. Come nell'opera di Primo Levi. Sommersi come gli ebrei deportati, e per la maggior parte morti, nei campi di concentramento di tutta Europa. O come i delatori, anch'essi in parte sommersi dalla giustizia post-bellica, quando sono stati processati per collaborazionismo. Ci sono italiani che hanno consegnato, molto spesso venduto, intere famiglie di ebrei agli ufficiali nazisti. Di queste persone adesso c'è una lista. La lista nera dei delatori italiani. Ma poi ci sono anche i salvati. C'è chi ce l'ha fatta. Ci sono gli ebrei che sono riusciti a scampare alle persecuzioni dei tedeschi. E hanno potuto farlo anche grazie a altri italiani. Qualcuno li ha protetti e nascosti, anche a costo della sua vita. Sommersi e salvati quindi. Perché la verità ha sempre più di una sfaccettatura. Tutto questo verrà presto raccontato in un libro, uscirà in autunno e raccoglierà i risultati di più di due anni di ricerche.
Tra queste storie c'è quella di una signora che fa l'interprete in Via Tasso, dove si trovano le sedi della prigione e del comando della polizia tedesca. Sono passate poche settimane dal rastrellamento nel ghetto del 16 ottobre 1943 e suo marito è ebreo: nell'epoca dei grandi sospetti e della grande paura decide lei di denunciarlo. L'uomo viene deportato ad Auschwitz. Non tornerà più. Ma la delazione, per paradosso, si rivolta contro la stessa interprete: viene denunciata a sua volta, perché, tramite la segnalazione, aveva rivelato di essere sposata con un ebreo. "Gli ebrei - sottolinea Guerrazzi - venivano spesso denunciati da vicini di casa, da portieri, ma anche da familiari e negozianti. Anche da altri ebrei".
Ma non ci sono solo le spie, ma anche i cosiddetti "mediatori". Ci sono italiani cioè, che si fingono intermediari, raccontano agli ebrei di conoscere soldati della Gestapo e dicono di poterli aiutare: "Tu mi dai 500 lire e io chiedo ai tedeschi informazioni sui tuoi parenti deportati dopo la razzìa del 16 ottobre". E a quel punto, scatta la denuncia. Lo stesso inganno - abietto - veniva fatto con gli ebrei che vendevano oro agli italiani. Sono delatori perfino le guide turistiche. Alcuni ebrei lavorano come venditori di cartoline e gadget a quei pochi turisti che ci sono a Roma (e sono più che altro tedeschi): quattro di loro, il 6 gennaio 1944, vengono denunciati al Colosseo da un italiano che lavora come guida. Arrestati e deportati, non sopravvive nessuno. Secondo Guerrazzi sul totale delle deportazioni che sono avvenute a Roma dopo il 16 ottobre "la metà sono di responsabilità italiana. Derivano cioè, dall'operato dei delatori".
Quello che emerge è che non c'era mai un unico rifugio, le famiglie si spostavano continuamente. Ci sono casi di persone che passavano da monasteri a scuole, fino a essere protetti nelle abitazioni di cittadini che non volevano niente in cambio. Alcuni si nascondevano nelle strutture sanitarie. Una storia interessante è quella di un caso inverso: ci sono ebrei che hanno nascosto dei soldati che avevano disertato, come nel caso di due ufficiali italiani che si erano nascosti nelle grotte.
(il Fatto Quotidiano, 4 giugno 2015)
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