Questa settimana avrà luogo in Israele una nuova conferenza
su un tema che suona familiare: “Verso un nuovo Diritto di
Guerra”. Secondo gli organizzatori della conferenza, il Centro
Legale israeliano Shurat HaDin[ dichiara di essere all'avanguardia
nella lotta al terrorismo e di volere difendere lo Stato di Israele
n.d. t.], l’obbiettivo dell’evento è “modificare
l’approccio legale riguardo a questioni critiche verso Israele
e alla sua capacità di difendersi.”
Una nuova conferenza ha come obbiettivo la legislazione
sulla guerra
Shurat HaDin è un’organizzazione
che utilizza i tribunali di tutto il mondo “per lanciare l’attacco
legale contro i nemici di Israele.” Il gruppo ha lavorato
su richiesta del governo di Israele e si è avvalso della
consulenza del Mossad. Nel novero delle sue esperienze si registra
una causa persa contro Jimmy Carter, un’azione legale senza
successo contro un accademico australiano filo-BDS e minacce ad
Oxfam.
La conferenza si basa sull’idea che in un’ “era
di terrorismo” la legislazione di guerra “deve evolversi”
per affrontare “nuove sfide”. I partecipanti “
si scambieranno idee riguardo allo sviluppo della dottrina giuridica
sul conflitto armato in termini favorevoli alle democrazie occidentali
impegnate nel conflitto contro soggetti non tradizionali, non democratici,
non appartenenti a uno Stato .”
I relatori della conferenza sono avvocati, militari [attivi]o in
congedo ed accademici – quasi tutti provenienti dagli Stati
Uniti e da Israele. Tra loro figure israeliane di primo piano come
il Ministro della Difesa Moshe Ya’alon, il segretario di gabinetto
Avichai Mandelblit e l’ex capo di stato maggiore dell’esercito
Benny Gantz.
Altri relatori comprendono l’ex deputato USA comandante David
Friovich, come anche l’ex comandante dell’esercito britannico
e noto sostenitore di Israele Richard Kemp, un personaggio aduso
a questi incontri (sicuramente interverrà più di una
volta nel corso dei due giorni di conferenza).
Gli argomenti in discussione palesano il contesto motivante degli
organizzatori, cioè il deterioramento dell’immagine
internazionale di Israele alla luce dei reiterati attacchi alla
Striscia di Gaza, in particolare il massacro senza precedenti dello
scorso anno.
Nell' introduzione alla sessione sulla “proporzionalità”,
Shurat HaDin afferma che la guerra di Gaza del 2014 “ha messo
in evidenza quanto la comunità internazionale ed i media
mondiali siano sensibili alle immagini di civili morti.” E
prosegue: “In modo crescente, e pericoloso, larga parte dell’opinione
pubblica occidentale e dei media mondiali è giunta a ritenere
che tutte le vittime civili siano inaccettabili e illegittime.”
Eloquentemente, c’è anche una sessione sulla Corte
Penale Internazionale (CPI), che discuterà come “Israele
ed altri stati occidentali…si vedono sempre più minacciati
da persecuzioni per crimini di guerra, per il fatto che le loro
forze militari agiscono in difesa delle popolazioni civili contro
le minacce terroristiche.”
Anche prima dell’offensiva dello scorso anno contro Gaza,
Israele era preoccupato per la minaccia costituita da potenziali
inchieste della CPI e nel febbraio 2014 un funzionario ha rivelato
che ingenti risorse nell’ambito del Ministero degli Affari
Esteri e del Ministero della Giustizia, tra gli altri, erano già
destinate a questo problema.
Il rischio della responsabilita’
Nel corso della seconda intifada le forze israeliane perpetrarono
parecchie violazioni della Legislazione sui Conflitti Armati (LOAC),
anche durante l’ “Operazione Scudo Difensivo”
in Cisgiordania nel 2002. Vi furono ulteriori accuse di crimini
di guerra in seguito ai ripetuti attacchi a Gaza, compresi quelli
del 2006, 2008/09 e 2012 – come anche analoghe accuse quando
Israele bombardò vasti territori del Libano nel 2006.
La reazione di Israele, come ha sottolineato l’accademico
ed attivista [israeliano, n.d.t.] Jeff Halper, fu di adottare “un’audace
ed aggressiva strategia: modificare la legislazione internazionale.”
Era una strategia formulata dai politici della “guerra al
terrore” condotta da Washington dopo l’11 settembre;
l’argomentazione di Israele per ‘rivisitare’ la
LOAC collimava perfettamente con un governo USA impegnato ad incarcerare
i cosiddetti “combattenti nemici”.
Louise Arbour è stata Procuratore Capo dei Tribunali Penali
Internazionali per l’ex Yugoslavia ed il Rwanda. Nel 2011,
in qualità di allora presidente del Gruppo Internazionale
di Crisi (ICG), fece un intervento riguardo ai recenti attacchi
alla legislazione di guerra.
La discussione, disse, si impernia “sullo sviluppo della legge
penale internazionale”, citando i tribunali ad hoc per l’ex
Yugoslavia ed il Rwanda, “le azioni coraggiose dei magistrati
nazionali che operano nell’ambito della giurisdizione universale”
e “la creazione della Corte Penale Internazionale (CPI).”
Quindi, concluse Arbour, “le recenti critiche sviluppate contro
la legislazione di guerra riflettono, piuttosto che la sua inadeguatezza,
la sua crescente efficacia.”
Perciò per Israele non si tratta tanto di un ipotetico anacronismo
della legislazione internazionale, quanto della minacciosa prospettiva
di riconoscere la propria responsabilità – e la conferenza
di Shurat HaDin è solo l’ultima di una lunga serie
di iniziative motivate da simili preoccupazioni emerse più
o meno nell’ultimo decennio.
Un altro esempio di questi sforzi è la partnership tra l’Istituto
Internazionale di Antiterrorismo (ICT) presso il Centro Interdisciplinare
di Herzliya (IDC) e l’Università di Syracuse, che è
iniziata con l’obbiettivo di mettere insieme gli allievi “nello
sforzo di modificare la legislazione internazionale per meglio adeguarsi
alla realtà della guerra moderna.”
Significativamente, l’idea di questa iniziativa era nata alla
fine della guerra del Libano del 2006, e secondo il direttore dell’ICT
Boaz Ganor, l’obbiettivo era “ritoccare le Convenzioni
di Ginevra e i protocolli dell’Aia.” Ganor aggiunse:
“abbiamo il diritto morale di riesaminare (le Convenzioni
di Ginevra), soprattutto alla luce delle attuali minacce ad entrambi
i nostri paesi (USA ed Israele).”
Un partecipante al gruppo di lavoro ICT-Syracuse ‘Vecchi scenari
di guerra/Nuove leggi’, Hilly Moodrick-Even Kehn, interverrà
anche alla conferenza di Shurat HaDin della prossima settimana.
Sul sito web per il progetto si afferma che “i gruppi non
appartenenti a uno Stato che conducono…campagne terroristiche”
lasciano “lo Stato che deve difendersi senza altra scelta
se non rispondere con modalità che provocano pesanti perdite
tra i civili.”
Poco dopo la pubblicazione del ‘Rapporto Goldstone’
del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU nel settembre 2009,
che descriveva in dettaglio i crimini di guerra israeliani nella
Striscia di Gaza, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu
ha incaricato i competenti enti governativi di impegnarsi in una
“campagna mondiale per modificare la legislazione di guerra
internazionale in modo da adeguarla all’espansione del terrorismo
globale.”
C'era la prospettiva che funzionari israeliani affrontassero “processi
per crimini di guerra all’estero.” In appoggio all’iniziativa
di Netanyahu, l’allora Ministro della Difesa Ehud Barak disse
che un cambiamento nella legislazione di guerra internazionale era
“nell’interesse di chiunque combattesse il terrorismo”,
ed avrebbe consentito all’esercito “libertà di
azione.”
Come ha affermato Amnesty International riguardo all’ ‘Operazione
Piombo Fuso’, “le definizioni dell’esercito israeliano
di obbiettivi legittimi e di proporzionalità non rispettano
i requisiti del diritto umanitario internazionale.” La soluzione
di Israele è cercare di cambiare quei requisiti.
Nel suo intervento del 2011, Arbour sottolineò che mentre
“i critici sostengono che il diritto internazionale non prende
in considerazione molte questioni inerenti ai conflitti attuali”,
in realtà “molte di tali questioni sono esplicitamente
affrontate - ma non nel modo che i critici auspicherebbero.”
Perciò gli inviti alla revisione, concluse, “nascono
più dal desiderio di certi Stati di legittimare le loro recenti
violazioni del diritto umanitario che da una reale preoccupazione
di rendere le leggi più aggiornate.”
Un nuovo slancio
Le ripercussioni diplomatiche e legali dell’attacco di Israele
alla Striscia di Gaza dello scorso luglio-agosto hanno dato nuovo
slancio all’attacco al diritto internazionale (in nome ovviamente
della tutela della propria integrità). Questi sforzi hanno
incluso “forum multinazionali” sulla gestione della
guerra “nell’era moderna”, come la ‘Conferenza
legale internazionale sul diritto internazionale nei conflitti armati
di oggi’, tenutasi a febbraio.
Intanto a dicembre l’Istituto di Studi per la Sicurezza Nazionale,
con sede a Tel Aviv, ha ospitato la terza conferenza internazionale
su ‘Le minacce della guerra in aree densamente popolate.’
Di nuovo, tra i relatori vi erano figure di spicco israeliane della
politica e dell’apparato militare – ma c’era anche
la partecipazione e addirittura la co-sponsorizzazione del
Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC)
[ il grassetto è nostro n.d.t.].
Jacques De Maio, Capo Delegazione della Croce Rossa (ICRC) in Israele
e nei Territori Occupati, ha relazionato ai partecipanti sul lavoro
dell’ICRC nell’impegno con esponenti statali e non appartenenti
a uno Stato. Ha anche detto, esplicitamente, che “il costo
della guerra a Gaza – in termini di perdite umane e di infrastrutture
– ha dimostrato che le parti in causa non hanno rispettato
il diritto umanitario internazionale (IHL).
Un recente tentativo di salvare il ‘Marchio Israele’
è il lavoro del giurista Michael Schmitt, che ha pubblicato
un blog e degli articoli su riviste riguardo alla “prassi
ed applicazione della Legislazione sui Conflitti Armati (LOAC) da
parte dell’esercito israeliano”, in seguito ad un viaggio
in Israele in cui insieme a un collega hanno avuto accesso grazie
all’esercito a diverse località (accuratamente selezionate)
e ad alti funzionari.
Significativamente, lo stesso Schmitt ha ammesso che all’origine
della sua ‘ricerca’ vi era la sua amicizia con parecchi
alti funzionari dell’esercito e la loro domanda ‘Perché
non ci amano?’ In altri termini, la preoccupazione per il
crescente isolamento internazionale di Israele li ha spinti ad invitare
il loro amico ad ‘indagare’ personalmente.
In effetti il blog e gli articoli di Schmitt rivelano la debolezza
della posizione dell’esercito israeliano. La difesa si basa
su spiegazioni politicizzate non giuridiche (e irrilevanti) del
‘contesto’, o peggio ancora, conferma che l’esercito
privilegia la sicurezza dei militari su quella della popolazione
civile avversa, rovesciando la corretta posizione legittima in base
alla quale le vite dei civili hanno priorità su quelle dei
militari.
L’obbiettivo finale
La conferenza di Shurat HaDin presenta le cose come se, secondo
le loro stesse parole, “l’esercito israeliano stesse
subendo la minaccia di persecuzioni per crimini di guerra da tutte
le parti.” Questa è l’inoppugnabile motivazione
che sta dietro all’asserita volontà di “ di modificare
le leggi di guerra [alla situazione] del 21mo secolo.”
I loro sforzi comunque sono ostacolati dall’assoluta trasparenza
del tentativo. Il professor Iain Scobbie, esperto di fama e docente
di diritto internazionale all’Università di Manchester,
non si fa illusioni su ciò che sta accadendo.
“L’iniziativa di provare a cambiare la legislazione
sui conflitti armati”, mi ha detto, “proviene da Stati
che intendono ridefinire la legislazione per poter perseguire politiche
che potrebbero apparire in disaccordo con la dottrina vigente, ma
che essi vorrebbero ammantare di una giustificazione legale.”
Ha poi aggiunto: “Israele e gli Stati Uniti sono all'avanguardia
in questo.”
Anche gli attivisti dei diritti umani sono preoccupati. “Invece
di indebolire la legislazione di guerra”, mi ha detto Kristyan
Benedict, responsabile delle campagne di Amnesty International UK,
“ le menti pensanti dei militari e dei giuristi farebbero
meglio a proteggere i civili se davvero si oppongono agli attacchi
mirati contro i civili e ad altre gravi violazioni del diritto umanitario
internazionale, compresi gli attacchi indiscriminati e sproporzionati
da parte delle forze armate israeliane.”
Un altro importante accademico ed esperto di diritto internazionale
ha detto che coloro che perorano un cambiamento della LOAC vigente
sono relativamente isolati, anche tra gli avvocati militari sulle
due sponde dell’Atlantico. Il professore ha detto che modificare
qualcosa come le Convenzioni di Ginevra è in realtà
impossibile – “gli israeliani non saranno in grado di
ottenere niente in questo modo.”
Ma forse non è tanto un cambiamento della legislazione a
cui si guarda, quanto piuttosto al modo in cui viene interpretata.
Dopo l’ ‘Operazione Piombo Fuso’, Daniel Reisner,
ex capo della divisione sul diritto internazionale (ILD) nell’Ufficio
della Procura Militare Generale, è stato sincero sulle sue
speranze di come gli eventi sarebbero progrediti.
Se fai qualcosa per un periodo abbastanza lungo, il mondo lo accetterà.
L’intera legislazione internazionale si fonda attualmente
sul concetto che un’azione oggi vietata diventerà lecita
se praticata da un sufficiente numero di paesi…Il diritto
internazionale procede attraverso violazioni.
Analogamente, in una “valutazione morale” del massacro
di Gaza del 2008/09, Asa Kasher, autore del ‘Codice etico’
dell’esercito israeliano, ha formulato la speranza che “la
nostra dottrina” sarà alla fine “incorporata
nel diritto internazionale consuetudinario.” Come?
Quanto più spesso gli Stati occidentali applicheranno i principi
formulati da Israele ai propri conflitti non tradizionali in zone
come l’Afghanistan e l’Iraq, tanto maggiore sarà
la possibilità che questi principi diventino una parte importante
del diritto internazionale.
Ora la strategia di Israele si fa più chiara. Nella conferenza
di febbraio Danny Efroni, Procuratore Generale Militare dell’esercito,
ha ammesso che “non si può sostituire la LOAC”,
ma “la sua interpretazione ed applicazione devono accordarsi
con la realtà cogente dei moderni scenari di guerra.”
E’ questa “interpretazione ed applicazione” che
Israele spera di influenzare, sulla base del fatto che – come
affermano i materiali della conferenza di Shurat HaDin – “la
legislazione di guerra è per gran parte non scritta e si
sviluppa in base alle prassi degli Stati.”
L’attacco di Israele alla legislazione di guerra mira ai fondamentali
principi guida del diritto umanitario internazionale – la
precauzione, la distinzione e la proporzionalità –
per spogliarli del loro vero fine: la protezione dei civili nei
conflitti armati. Se questo attacco avrà successo, le sue
vittime si troveranno in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza occupate,
in Libano e nelle occupazioni e nelle aree di guerra di tutto il
mondo.
( Traduzione di Cristiana Cavagna)
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