Zvi Bar'el: Israele nel 67 anno dell'Indipendenza è incerto di sé come non mai

Sintesi personale
Un brontolio arrabbiato, spaventato di un paese pieno di odio sta segnando l' indipendenza di oggi. Un paese senza frontiere con un piede incastrato nella gola di un'altra nazione, festeggia il suo 67 ° anno.
Independence Day è una festa israeliana ossia è la festa degli ebrei israeliani, simile a una festa religiosa ,in quanto lo stato indipendente sta ancora conducendo una "guerra di sopravvivenza" contro circa un quinto dei suoi cittadini. Anche se questo paese ha vinto il riconoscimento internazionale, si comporta come se fosse ancora un candidato per tale status. Come se la comunità che ha approvato la sua indipendenza, possa revocarne il riconoscimento o danneggiare la sua sovranità.
Di volta in volta,Israele inventa un nuovo test di lealtà della comunità internazionale Ad esempio, rifiutare l'esistenza di uno Stato palestinese è un test per il riconoscimento del diritto di Israele ad esistere. In altre parole chi sostiene uno stato palestinese sconvolge automaticamente il diritto di Israele ad esistere,ma le nazioni del mondo sono sospettate di odiare gli Ebrei in ogni caso.
E' anche un test per gli ebrei in Israele e in tutto il mondo. Qui la spada divide due mondi. Il supporto per l'indipendenza palestinese comporta la revoca del titolo di "sionista" agli ebrei sia israeliani che non israeliani e ciò significa essere un ebreo difettoso. Dopo tutto il sionismo è l'infrastruttura ebraica diplomatica e politica, senza la quale non vi è alcuna ragione per l'esistenza dello Stato ebraico come entità nazionale e non solo religiosa.
Israele non è soddisfatto della realizzazione del sogno sionista; sta cercando di essere il rifugio per gli ebrei di tutto il mondo. Il problema è dato alla definizione di Stato sionista, per cui solo gli ebrei sionisti possono considerare Israele come un paese rifugio. Gli ebrei di Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna che si identificano in primo luogo - e talvolta esclusivamente - con il paese di loro cittadinanza, sono considerati non-sionisti e in ogni caso, anti-Israele in quanto stanno mettendo in discussione l'esistenza dello Stato di Israele come stato del popolo ebraico.
Il paradosso insito in questa equazione è che Israele è l'unico paese che ha bisogno di un duplice riconoscimento : quello della comunità internazionale che in realtà ha già e quello del popolo ebraico . Questo paradosso è posto come un macigno sulle spalle di ogni Ebreo che vive al di fuori di Israele, sia esso yored (un Ebreo che ha lasciato Israele) o un Ebreo che non intende "fare aliyah".
Ognuno di loro è un traditore della idea dello Stato ebraico. Egli sta erodendo non solo le basi demografiche necessarie per mantenere una maggioranza sionista in Israele, egli pone anche in discussione il principio di " accoglienza" e l'affermazione che Israele è l'unico paese dove gli ebrei possono realizzare il loro giudaismo.
Questa crisi di identità ha caratterizzato lo stato fin dalla sua costituzione e lo spinge nell' insaziabile ricerca di riconoscimento della sua ragion d'essere.,ma è proprio questa ricerca che alimenta il dubbio. Può un paese che non è sicuro della sua identità essere considerato indipendente?
Queste domande non nascono in qualsiasi altro paesi,infatti i paesi indipendenti sono paesi che appartengono ai loro cittadini, a tutti i cittadini, anche a quelli le cui origini etniche o religiose si trovano altrove. D'altra parte un paese che condiziona il suo diritto di esistere alla fedeltà degli ebrei che sono cittadini di altri paesi ,non potrà convincere se stesso della sua indipendenza.. L'indipendenza di Israele sarà completa nel momento in cui accetta di riconoscere l'indipendenza degli ebrei della diaspora e il loro diritto di decidere dove vivere e garantirà agli Israeliani confini sovrani riconosciuti dalla comunità internazionale.
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