Yarmouk, lo Stato Islamico e le divisioni palestinesi


 
 
 
Con il sostegno di Jabhat al-Nusra, Daesh è entrata nel campo di Yarmuok, in Siria. I partiti palestinesi sono divisi sulla strategia da adottare, e il conflitto siriano diventa intra-palestinese.
osservatorioiraq.it


Con il sostegno di Jabhat al-Nusra, Daesh è entrata nel campo di Yarmuok, in Siria. I partiti palestinesi sono divisi sulla strategia da adottare, e il conflitto siriano diventa intra-palestinese.


Sin dalla fine del 2012 il campo profughi palestinese di Yarmouk è stato posto sotto assedio militare da parte delle forze armate governative siriane e delle Forze di Difesa nazionale (FDN) (1), con cui le fazioni palestinesi si stanno scontrando, le une vicine al regime, le altre all’opposizione.
Il conflitto siriano è diventato un conflitto intra-palestinese.
Se prima del 2012 a Yarmouk risiedevano 150mila palestinesi, oggi ne restano appena 18mila. L’ingresso dell’organizzazione dello Stato Islamico (di seguito Daesh, ndt) nel campo cambia lo scenario per le organizzazioni palestinesi in Siria, da Hamas – che fino ad ora aveva combattuto il regime – all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp), passando per le fazioni alleate a Bashar al-Asad.
Per espellere Daesh dal campo sono stati messi in atto già numerosi tentativi, ma l’unità palestinese sembra difficile da realizzarsi.

Hamas. Bashar al-Asad, nemico o alleato? 
Jabhat al-Nusra ci ha traditi”: questa la constatazione di Abou Hamam, portavoce di Kataib Aknaf Beit al-Maqdis, formazione militare palestinese legata ad Hamas, dopo l’eclatante conquista da parte di Daesh di oltre la metà del campo.
Il 30 marzo scorso un dirigente locale di Hamas, Yahia Hourani (Abu Souhaib) è stato ucciso da cecchini non identificati non lontano dall’Ospedale Palestina. Due giorni più tardi Daesh è penetrata nel campo, a partire dal quartiere adiacente di Hajar al-Aswad.
Ha avuto l’appoggio di Jabhat al-Nusra (JAN): questa organizzazione, però, aveva stretto un accordo con Hamas per proteggere il campo dalle incursioni di Daesh. Hamas ha sbagliato alleato in Siria? 
Secondo il quotidiano panarabo Al-Hayat, lo stravolgimento delle alleanze messo in campo da Jabhat al-Nusra a svantaggio di Hamas e a favore di Daesh sarebbe motivato da due recenti avvenimenti: da una parte, la richiesta nelle settimane scorse di un nuovo cessate-il-fuoco tra il regime siriano e i combattenti palestinesi legati all’opposizione.
Dall’altro l’incontro, l’11 marzo scorso in Qatar, tra il dirigente di Hamas Khaled Meshal e il presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani.
Hamas è attualmente stretta tra due fuochi: in Siria si oppone chiaramente al regime, ma sulla scena regionale tenta di mantenere delle relazioni con l’Iran e con Hezbollah, da sempre alleati di Bashar al-Asad.
E’ stata dunque la prospettiva di un nuovo cessate-il-fuoco, così come le trattative tra Teheran e Hamas, che possono aver spinto i sostenitori di Al-Qaeda a rompere i loro legami con il movimento islamista palestinese. 
Fino al 1 aprile scorso la posizione di Hamas era nota: ufficialmente negava di essere coinvolta in qualsiasi operazione militare in Siria. Una posizione ribadita anche il 10 aprile dal responsabile delle relazioni con l’esterno, Oussama Hamdan. Ufficiosamente però alcuni dei suoi militanti, specialmente nel campo di Yarmouk, combattevano contro il regime a fianco dei militanti siriani di opposizione.
Alcuni membri di  Hamas sono impegnati sin dal dicembre del 2012 negli scontri a fuoco con l’Esercito governativo siriano, così come contro tutte le fazioni palestinesi alleate al regime: il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Comando Generale (FPLP-GC), Fatah-Intifada, Saiqa e i Comitati popolari (2).
I partiti politici palestinesi contro i quali Hamas si batte dal 2012 sono però gli stessi con cui è stata alleata tra il 1990 e il 2000, in seno all’Alleanza delle Forze palestinesi (Tahaluf al-Quwait al-Filistiniyya), che sin dal 1993 si è opposta agli Accodi di Oslo. 
Alla fine del 2012 alcuni membri di Hamas hanno fondato la Brigata del Patto di Omar (Liwa’ al-Ahda al-‘umariyya), affiliata all’Esercito Siriano Libero (ESL) (3). Le brigate Aknaf Beit al-Maqdis sono divenute il principale quadro di riferimento per gli interventi militari di Hamas nel 2013 e nel 2014: si tratta di un gruppo indipendente dall’Esercito Siriano Libero, ma con cui collabora, e che raggruppa oggi circa 200 combattenti.
Dopo il 1 aprile i militanti di Hamas si sono ritrovati isolati: senza il sostegno di Jabhat al-Nusra, che raggruppa circa 300 miliziani nel campo (4) non sono stati più in grado di fronteggiare le truppe governative e i loro sostenitori palestinesi.
Hamas, opposta a Daesh, non è stata in grado di difendere il campo contro i partigiani del Califfo al-Baghdadi. 
Khaled Meshal, principale leader di Hamas in esilio, ha lasciato Damasco nel 2012: è conosciuto per essere uno dei più ferventi oppositori a qualsiasi forma di dialogo con il regime siriano. Nonostante questo, il 5 aprile è entrato in contatto con Ahmad Jibril, segretario generale del FPLP-GC, di base a Damasco, e il cui sostegno al regime di Asad non è mai stato un segreto.
Meshal cercava di trovare una risposta comune  tra  tutte le fazioni palestinesi per fronteggiare l’avanzata di Daesh.

Una forza palestinese congiunta?
L’idea di un fronte comune palestinese in grado di opporsi a Daesh ha iniziato a profilarsi a partire da aprile, ma è stato subito chiaro quanto fosse difficile da realizzare, a fronte delle grandi differenze che esistono tra le fazioni.
Siamo all’impasse politica: Hamas si oppone al regime, il FPLP-GC lo sostiene e quasi si sostituisce all’Esercito siriano, mentre le altre parti politiche – da Fatah al Movimento del Jihad Islamico Palestinese (MJIP), passando per la sinistra del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (FDLP), hanno assunto una posizione di neutralità nel conflitto sin dal 2012. 
Una posizione condivisa dal Comitato esecutivo dell’Olp, così come da tutta l’Autorità Palestinese (AP) a Ramallah. L’Olp e l’AP si sono convinti a negoziare un cessate-il-fuoco tra regime e gruppi armati dell’opposizione nel campo dopo che il conflitto siriano è, di fatto, entrato a Yarmouk.
Qui nel 2012 era stata creata una Coalizione giovanile (Ittilaf ash-Shabab) che aveva chiesto tanto all’Esercito Siriano Libero che alle fazioni pro-Asad di non militarizzare il campo: si trattava, allora, di non trasformare il conflitto siriano in un conflitto intra-palestinese.
Ma quando Daesh è entrato nel campo, Fatah, il MJIP e la sinistra palestinese non sono più potuti rimanere neutrali. 
Quattordici organizzazioni palestinesi, la maggior parte delle quali membri dell’Olp, si sono riunite a Damasco l’8 aprile. Il MJIP ha presto parte alla riunione, ma non Hamas. Se, dopo il 2012, l’Olp e il MJIP si erano dichiarati a favore di una politica di neutralità, questa volta – e per la prima volta – hanno preso in considerazione l’ipotesi di una soluzione militare a Yarmouk per fronteggiare Daesh.
Ahmad Majdalani, membro del Comitato esecutivo dell’Olp, dirigente del Fronte di lotta popolare palestinese (FLPP), è stato inviato a Damasco da Mahmoud Abbas (Abu Mazen, presidente dell’Autorità Palestinese, ndt).
E il 9 aprile ha annunciato un cambio di rotta per le organizzazioni palestinesi in Siria: la politica della neutralità non sarebbe più stata ammessa, e sarebbe stata creata una forza militare comune all’insieme dei partiti politici palestinesi per fronteggiare Daesh.
Secondo il rappresentante dell’Olp questa avrebbe dovuto prevedere un coordinamento tra le fazioni – Hamas compresa – e l’Esercito di Liberazione della Palestina (ELP, la forza militare ufficiale dell’Olp), ma anche l’istituzione di un “centro operativo comune” tra palestinesi e l’Esercito governativo di Bashar al-Asad.
Majdalani ha posto al regime una sola condizione: che un’offensiva militare comune di palestinesi e dell’esercito siriano non avrebbe dovuto creare problemi alla popolazione civile ancora presente nel campo.

Le contraddizioni dell’Olp
L’unione delle forze palestinesi contro Daesh resta per il momento una mera dichiarazione d’intenti. Il Comitato esecutivo dell’Olp, in un comunicato pubblicato il 10 aprile (5) ha immediatamente contraddetto i propositi del suo inviato a Damasco, per quanto nominato dallo stesso Abu Mazen: l’Olp non dovrà immischiarsi in nessun terreno di scontro militare in Siria. 
La dirigenza politica palestinese vuole agire con prudenza: non vuole entrare in contraddizione con la posizione proposta dal Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon (6), che ha chiesto al regime di fermare i bombardamenti sul campo e di realizzare dei corridoi umanitari per permettere alla popolazione civile di rifugiarsi nei quartieri adiacenti a Yarmouk.
Più pragmaticamente, il Comitato esecutivo dell’Olp non può ufficialmente fare appello ad operazioni congiunte con il regime siriano: il rischio è quello di inimicarsi l’Arabia Saudita e gli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golgo (CCG). 
La posizione ufficiale dell’Olp entra però in contraddizione con quella adottata dai suoi principali componenti.
Secondo Anouar Abdel Hadi, rappresentante dell’Olp a Damasco, alcuni combattenti di Fatah avrebbero già preso parte a scontri armati con Daesh dall’inizio di aprile, e molti rappresentanti del movimento – da Abou Aynan in Libano a Taoufiq Al-Tirawi nei Territori Palestinesi – spingono per un intervento militare palestinese congiunto.
Un’altra formazione parte dell’Olp, il FPLP, resta convinta della validità di una soluzione militare senza tuttavia potersi alleare alle forze armate del regime.

Una situazione paradossale 
L’entrata di Daesh a Yarmouk mette a nudo l’estrema frammentazione del campo politico palestinese. Quanto accaduto sul terreno militare dopo il 1 aprile non ha fatto che confermare le divisioni già esistenti da tempo.
Hamas ha sicuramente stabilito nuove vie di comunicazione con i suoi nemici di ieri – Ahmad Jibril in primis – ma di fronte a Daesh i militanti delle brigate Aknaf Beit al-Maqdis non collaborano per ora se non con le formazioni dell’opposizione siriana, tra cui l’Armata dell’Islam (Jaysh al-Islam).
Alcune fonti palestinesi tuttavia hanno lasciato le brigate: alcuni militanti di Hamas sarebbero fuggiti verso il quartiere di Yalda, controllato dal regime, mentre altri si sarebbero uniti ai ranghi di Jabhat al-Nusra (7).
Da parte loro, le milizie del FPLP-GC, di Fatah-Intifada, di Saiqa e dei Comitati popolari continuano a coordinare i propri movimenti con l’Esercito governativo e con le Forze di difesa nazionale, che nei giorni scorsi hanno intensificato i bombardamenti su Yarmouk.
L’ELP non può, senza aperta autorizzazione dell’Olp, impegnarsi ufficialmente nei combattimenti. Le organizzazioni parte dell’Olp sembrano assenti dal terreno militare, o quantomeno la loro partecipazione resta residuale.
Per il momento la sola forza armata “comune” resta quella del regime e dei suoi alleati dell’Alleanza delle Forze palestinesi.
L’entrata di Daesh a Yarmouk sembra la diretta conseguenza dei cambiamenti nella strategia delle alleanze di Jabhat al-Nusra e di Hamas. Ma è anche la conseguenza delle molteplici frammentazioni che riguardano il campo politico palestinese sin dall’inizio della rivolta siriana. 
L’Alleanza delle Forze palestinesi mantiene il suo tradizionale ruolo di alleato del regime, dando la sua traduzione palestinese della narrazione baathista del conflitto (il Baath è il partito del presidente Bashar al-Asad, ndt).
L’Olp non si pronuncia più, da molto tempo, con voce unita. Inoltre, le sue principali organizzazioni in Siria sono indebolite da tre anni di guerra. Il discorso sulla neutralità di Fatah, del FPLP o persino del Jihad islamico si scontra oggi con un nuovo scenario politico e militare a Yarmouk. E Hamas continua a scontrarsi con le sue contraddizioni interne, tra la simpatia per Teheran e l’alleanza con i movimenti salafiti-jihadisti. 
Ma i fattori di divisione intra-palestinesi non solo relativi soltanto alla Siria. A livello globale, la difficoltà delle formazioni palestinesi di pensare una strategia comune per fronteggiare Daesh non fa che riflettere divisioni ben precedenti.
L’inimicizia tra l’Alleanza delle Forze palestinesi e l’Olp risale ai tempi degli Accordi di Oslo. L’Olp, con le sue posizioni contraddittorie, soffre di una debolezza strutturale e organizzativa sin dall’inizio degli anni ‘90, di fronte ad un’Autorità Palestinese principalmente chiamata a gestire la situazione dei Territori Occupati, abbandonando i  palestinesi della Diaspora (e dunque il tema del diritto al ritorno, ndt). Hamas e Fatah pagano ancora oggi, persino in Siria, il prezzo del loro scontro, che risale all’estate del 2007 a Gaza (8).
La situazione dunque è paradossale.
Per Hamas e per le formazioni palestinesi alleate al regime di Damasco Daesh sembra il nemico principale, ma nessuna di queste organizzazioni è riuscita a mettersi d’accordo su una posizione comune.
In Libano come in Palestina, le manifestazioni popolari che ormai si svolgono quotidianamente chiedono di salvare Yarmouk, e riuniscono partiti politici palestinesi che, da oltre 3 anni, hanno una lettura completamente divergente della crisi siriana.
L’unità nazionale palestinese parte già sconfitta, senza alcuna prospettiva politica capace di emergere rispetto al futuro di Yarmouk.
E l’implosione dei ranghi palestinesi è l’immagine di una Siria trasformata in un grande mosaico armato. 

1)Rapporto “Syria. Pro-government para-military forces”, The Carter Center, 5 novembre 2013.
2) Il FPLP-GC, guidato da Ahmad Jibril, è nato nel 1968 da una scissione del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habache. Fatah-Intifada è nato invece da una scissione con la al-Fatah di Yasser Arafat, all’inizio degli anni ’80. La Saiqa (Avanguardia della Guerra di Liberazione popolare) è la branca palestinese del partito Baath pro-siriano. I Comitati popolari sono legati all’Alleanza delle Forze palestinesi, diretta da Khaled Abdel Majid a Damasco, opposta agli Accordi di Oslo sin dai primi anni Novanta. 
3) Secondo alcune fonti la brigata del Patto di Omar sarebbe stata fondata da membri di Hamas, ma anche da disertori del FPLP-GC.
4) Secondo fonti palestinesi contattate dal quotidiano "Al-Hayat" le forze militari a Yarmouk prima del 1 aprile 2015 erano così composte: 700 combattenti vicini al FPLP-GC e dell’Alleanza delle Forze palestinesi, vicina al regime; 300 combattenti di Jabhat al-Nusra; 70 combattenti delle brigate Ibn Taymiyya, alleate a Jabhat al-Nusra; 200 combattenti delle brigate Aknaf Beit al-Maqdis. Le fonti citate non fanno menzione delle forze del Movimento degli Uomini Liberi del Levante (Haraka Ahrar ash-Sham), anch’esso presente nel campo di Yarmouk. 
5) Statement:“PLO will not be drawn into armed conflict in Syria”, Ma’an news agency.
6) “Camp de Yarmouk: Ban Ki-moon dépêche un émissaire à Damas”, La Libre.be/AFP, 10 aprile 2015.
7) Informazione raccolta dall’autore
8) Julien Salingue, “Comment les États-Unis ont organisé une tentative de putsch contre le Hamas”, blog, 10 marzo 2008.

*La versione originale di questo articolo, pubblicato su OrientXXI, è disponibile qui. La traduzione dal francese è a cura di Cecilia Dalla Negra 


19 Aprile 2015
di: 
Nicolas Dot-Pouillard per Orient XXI*
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