Maria Grazia Meriggi : Perché nella Liberazione la Brigata ebraica è a casa propria con il commento di Giorgio Forti





Come cit­ta­dina demo­cra­tica con qual­che com­pe­tenza sto­rica vor­rei con­di­vi­dere alcune rifles­sioni sul «25 aprile romano».
Innan­zi­tutto defi­nire «colo­niale» o impe­riale la pre­senza ebraica nei ter­ri­tori pale­sti­nesi dell’Impero turco signi­fica rimuo­vere una pre­senza sto­rica ebraica di lunga durata, da una parte. E, dall’altra, va ricor­dato il carat­tere di un’emigrazione che è parte del movi­mento che coin­volge tanti pro­le­tari e ope­rai ebrei russi e polac­chi in fuga dai pogrom e dal crollo eco­no­mico. Attri­buire una iden­tità nazio­nale solo araba o solo ebraica a quei ter­ri­tori o è ana­cro­ni­stico, oppure appar­tiene alla cate­go­ria della «inven­zione della tradizione».
Sul piano sto­rico, l’Inghilterra man­da­ta­ria gioca con il nazio­na­li­smo arabo nascente: pre­sen­tare le potenze occi­den­tali come soste­ni­trici dell’emigrazione ebraica cozza con­tro la verità storica.
Nella II guerra mon­diale una parte della classe diri­gente araba col­la­bora con la Ger­ma­nia nazi­sta, una scelta susci­tata dalla lotta con­tro il man­dato ma anche dalla spe­ranza in Hitler distrut­tore degli ebrei. Si può spie­gare, ma non “giu­sti­fi­care”, il gran Muftì con la lotta antim­pe­ria­li­sta; Mes­sali Hadj (diri­gente del primo movi­mento demo­cra­tico di libe­ra­zione dell’Algeria), dal car­cere, ha rifiu­tato la stessa pro­po­sta, in situa­zione iden­tica, con­tro la Francia.
Si potreb­bero citare altri casi. Il gran Muftì non rap­pre­senta tutti gli arabi pale­sti­nesi dell’epoca: biso­gna ricor­dare quelli che com­bat­te­rono con gli inglesi e quelli che sal­va­rono gli ebrei nel pogrom di Hebron. Ma nem­meno si può rimuo­vere quell’episodio.
Anche la con­ti­nuità pre­sunta fra la Bri­gata ebraica, la mino­ri­ta­ria cor­rente sio­ni­sta ultra­na­zio­na­li­sta di Jabo­tin­ski e l’esercito dello Stato d’Israele è con­te­sta­bile. Coloro che lascia­rono il ter­ri­to­rio pale­sti­nese per l’Europa – come Enzo Sereni – lo face­vano pro­prio per­ché rifiu­ta­vano l’esclusivismo nazio­na­li­sta e si rico­no­sce­vano in una lotta uni­ver­sa­li­stica e uma­ni­stica con­tro i fasci­smi, che con­fe­riva il suo signi­fi­cato più inno­va­tivo all’impresa sionista.
Certo l’attività della Bri­gata ebraica non esau­ri­sce il ruolo della com­po­nente ebraica nella lotta di liberazione.
Migliaia di ebrei demo­cra­tici, socia­li­sti, comu­ni­sti hanno par­te­ci­pato, nei loro Paesi, alla lotta anti­fa­sci­sta espri­men­dovi i con­te­nuti migliori della loro iden­tità. Ma nel bilan­cio dei pro­ta­go­ni­sti – come ha ricor­dato Wlo­deck Gol­d­korn – tutte que­ste forme di impe­gno face­vano parte allo stesso titolo della riven­di­ca­zione degli ebrei – le vit­time prin­ci­pali, anche se in ter­ri­bile e dolo­rosa com­pa­gnia, del nazi­smo – all’autodifesa e insieme alla par­te­ci­pa­zione alla difesa della civiltà. Nella lotta anti­fa­sci­sta sio­ni­sti e mili­tanti del Bund (il par­tito ope­raio ebraico russo-polacco ade­rente alla II Inter­na­zio­nale) rico­no­scono la reci­proca dignità e il reci­proco valore.
Inol­tre: rifiu­tiamo il prin­ci­pio del «san­gue e del suolo» ovun­que, quindi anche in Medio Oriente. Lo Stato d’Israele nasce, con il soste­gno deter­mi­nante dell’Urss, per un voto dell’Onu e da esso trae la sua legit­ti­mità, entro i con­fini allora sta­bi­liti. Fra il ‘45 e il ‘50 ci sono stati spo­sta­menti di popo­la­zione e dise­gni di nuovi con­fini e nuovi Stati.
La nascita di Israele si può capire solo in que­sto con­te­sto e la man­cata crea­zione di uno stato arabo nella Pale­stina man­da­ta­ria si deve al cini­smo delle «classi diri­genti» arabe, che hanno usato i pale­sti­nesi per ali­men­tare (non da soli, certo) guerre infi­nite. Se fra i diri­genti di quel futuro Stato ci fosse stata una mente come quella del Lenin che impose la pace di Brest Lito­vsk (cediamo ter­ri­to­rio e cer­chiamo di fare del nostro meglio al suo interno)…
Ciò non signi­fica smi­nuire le sof­fe­renze di quelle popo­la­zioni ma col­lo­carle nel loro con­te­sto e cer­care di capire per­ché non hanno in seguito tro­vato una siste­ma­zione ter­ri­to­riale defi­ni­tiva in nes­sun paese arabo circostante.
Inol­tre: la cul­tura poli­tica a cui appar­tengo indi­vi­dua i pro­prio alleati e avver­sari tra­sver­sal­mente e non per «bloc­chi di alleanze inter­na­zio­nali». I movi­menti che abbiamo chia­mato «Occupy…» e che hanno coin­volto Israele pochi anni fa, sono nostri inter­lo­cu­tori al di là dei loro governi, in attesa di vedere sor­gere – e ogni tanto se ne ha noti­zia ma pre­sto sof­fo­cati – movi­menti demo­cra­tici simili fra i palestinesi.
La Ban­diera della Bri­gata ebraica appar­tiene a una delle for­ma­zioni che sono state in prima fila nella libe­ra­zione d’Europa. È quindi a casa pro­pria il 25 Aprile.
I movi­menti di libe­ra­zione attuali – come quello pale­sti­nese – hanno tutto da gua­da­gnare in cre­di­bi­lità poli­tica nel rispet­tare que­sta presenza.

Commento di Giorgio Forti
  • gior­gio­forti
    L’autrice di mque­sto arti­colo, Maria Gra­zia Meriggi, è sto­rica di pro­fes­sione. Dun­que dovrebbe sapere alcune cose, che debbo sup­porre che sap­pia, ma nasconde ed espone in modo fazioso. 1) Il Bund, il sida­cato degli ebrei polac­chi e russi, è sem­pre stato deci­sa­mente anti­sio­ni­sta, e per la lotta per l’uguaglianza ebrei con gli altri òla­vo­ta­tori, che erano orga­niz­zati in sin­da­cati che non ammet­te­vano gli ebrei. Uni dei pochi super­stiti del ghetto di Var­sa­via, Marek Edel­man ( morto pochi anni orsone) è sem­pre stato con­tra­rio alla for­ma­zione dello Stato di Israele, per­chè si è for­mato cac­ciando gli Arabi pale­sti­nesi dalla loro terra e dalle loro case, con la forza delle armi. Sin dall’inizio il movim­nento sio­ni­sta non ha accet­tato i lavo­ra­tori Arabi pale­sti­nesi nei Kib­butz e nei Moshav, e li ha cac­ciati. C’pè un’imponente docu­men­ta­zione sto­rica al rig­fuardo, e ritengo impos­si­bile che la Meriggi non cono­sca il lavoro pub­bli­cato da Guido Vala­brega, e da tutti gli altri che hanno stu­diato que­sto pro­blema. Al momento della “spar­ti­zione” della Pale­stina da parte delle Nazioni Unite (1947) in Pale­stina c’erano circa 600mila Ebrei ( per oltre l’80% immig­tati dopo la II Guerra mon­diale) e 1.500.000 Arabi Pale­sti­nesi, dei quali circa 750mila sono stati cac­ciati armi alla mano. Loro, i figli nipoti e pro­ni­poti sono oggi circa 5 milioni che vivono e muoino nei campi pro­fu­ghi dei Paesi cir­co­stanti e nella stri­scia di Gaza, sog­getti delle stragi perio­di­che com­piute dal poten­tis­simo eser­cito israe­liano. Gli Arabi pale­sti­nesi rima­sti in Israele.Nella Cisgior­da­nia occu­pata mili­tar­mente e dai coloni israe­liani vivono, o soprav­vi­vono, circa 2,5 milioni di Pale­sti­nesi, anga­riati ed oppressi nel peg­giore dei modi. Stu­pi­sce dav­vero che la Meriggi, sto­rica, non abbia atten­zione per que­ste verità, note a tutto il mondo.
  • ajk
  • Maria G Meriggi
    cono­sco i lavori di Vala­brega e il ruolo straor­di­na­rio del Bund. Ma in 4.400 righe volevo solo ricor­dare che NEL CUORE DELLA LOTTA ANTIFASCISTA anche il con­flitto fra Bund e sio­ni­sti lasciava spa­zio al rico­no­sci­mento del valore della pro­pria azione.
  • Maria G Meriggi
    Ful­vio del Deo SeL è anche il par­tito a cui sono vicini gio­vani di sini­stra ebrei e non ebrei come tante grandi figure del mondo ebraico — cito solo Amos Luz­zatto, uno dei più famosi — sono stati nel Pci o vicini ad esso. Per for­tuna le cul­ture poli­ti­che e le posi­zioni dei sin­goli sono più com­plesse delle sem­pli­fi­ca­zioni che appli­cano in modo cari­ca­tu­rale e alla fine con­tro­fi­na­li­stico la nozione di “antim­pe­ria­li­smo”. Io sono “addi­rit­tura” di Rifo…
  • Maria G Meriggi
    non inten­devo demo­niz­zare ma solo aiu­tare un let­tore che pro­ba­bil­mente sen­tiva per la prima volta nomi come Jabo­tin­sky, il Bund e Mes­sali Hadj con qual­che indi­ca­zione di mas­sima. L’espulsione degli ebrei dai paesi arabi negli anni ’50 è di recente — invece — al cen­tro di ricer­che impor­tanti. Una in par­ti­co­lare del CEDEC sugli ebrei egi­ziani a Milano…





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