Malak è libera ma in carcere restono altri minori palestinesi




Ogni anno in Cisgior­da­nia Israele arre­sta tra i 500 e i 700 ragazzi pale­sti­nesi. Mino­renni che ven­gono giu­di­cati dalle corti mili­tari a dif­fe­renza di ciò che accade in Israele dove un ragazzo è pro­ces­sato e giu­di­cato, anche per reati gravi, dai...
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di Michele Giorgio – Il Manifesto Ramallah (Cisgiordania), 14 febbraio 2014, Nena News -

Malak al Kha­tib, 14 anni, ieri ha ritro­vato il calore della sua fami­glia. Uscita dal car­cere, è stata lasciata dalle auto­rità israe­liane a un posto di blocco nei pressi di Tul­ka­rem, dove ha tro­vato ad acco­glierla amici e parenti. Abbracci, qual­che lacrima, final­mente è tor­nata a sor­ri­dere. La ragaz­zina pale­sti­nese è salita su di un’auto che l’ha por­tata al suo vil­lag­gio, Bei­tin, vicino Ramal­lah, dove è stata festeg­giata per ore. Per la legge che l’esercito israe­liano applica nella Cisgior­da­nia occu­pata, Malak non è poco più di una bam­bina. E’ una ter­ro­ri­sta. La ragaz­zina era stata arre­stata il 31 dicem­bre. Lan­ciava pie­tre alle auto dei coloni israe­liani che tran­si­ta­vano non lon­tano da casa sua. In tasca, ha detto la pro­cura mili­tare, aveva un col­tello che forse pen­sava di usare. I giu­dici l’hanno con­dan­nata a due mesi di pri­gione e a pagare una multa salata. «Ha con­fes­sato», comu­nicò poco dopo l’arresto una por­ta­voce mili­tare. Il padre rispose che «Una 14enne cir­con­data da sol­dati e messa sotto pres­sione con­fessa tutto ciò che si vuole». Il cla­more susci­tato dal suo caso ha per­messo a Malak di tor­nare a casa qual­che giorno prima. Ma non saranno altret­tanto for­tu­nati gli altri minori pale­sti­nesi, circa 200 (tra cui quat­tro donne) secondo i dati dell’Associazione dei Pri­gio­nieri Pale­sti­nesi, al momento in car­cere in Israele. Tutti giu­di­cati da tri­bu­nali mili­tari. Ogni anno in Cisgior­da­nia Israele arre­sta, e in non pochi casi detiene, tra i 500 e i 700 ragazzi pale­sti­nesi, quasi sem­pre per lan­cio di pie­tre con­tro le auto dei coloni e i veicoli dell’esercito. Mino­renni che ven­gono giu­di­cati dalle corti mili­tari a dif­fe­renza di ciò che accade in Israele dove un ragazzo è pro­ces­sato e giu­di­cato, anche per reati gravi, dai tri­bu­nali per minori. Una situa­zione che non suscita indi­gna­zione in Israele, se si esclu­dono alcune ecce­zioni. Nep­pure pre­sunti alfieri della libertà di pen­siero e della demo­cra­zia scen­dono in campo per chie­dere che venga scritta la parola fine su que­sto abuso. In que­sti ultimi giorni, ad esem­pio, il mondo della cultura in Israele, inclusi scrit­tori famosi come Amos Oz, Avra­ham Yeho­shua e David Gross­man, miti anche della sini­stra occi­den­tale, hanno con­te­stato con forza l’intervento a gamba tesa del pre­mier Neta­nyahu nella com­po­si­zione della giura del Pre­mio di Israele per la Let­te­ra­tura. «La mossa di Neta­nyahu è un sot­ter­fu­gio cinico e distrut­tivo che viola la libertà di spi­rito, il pen­siero e la crea­ti­vità di Israele. Io rifiuto di coo­pe­rare con que­sto», ha dichia­rato Gross­man. Lo scrit­tore israe­liano, tenace avver­sa­rio della destra, dovrebbe ricor­dare che diritti e la libertà non esclu­dono i pale­sti­nesi e che i Ter­ri­tori occu­pati non sono la giun­gla. Potrebbe per­ciò inter­ve­nire per chie­dere che non siano dei mili­tari a giu­di­care i ragazzi della Cisgior­da­nia, in modo da met­tere fine alla discri­mi­na­zione tra minori israe­liani e pale­sti­nesi di fronte alla legge. Secondo “Defence for Chil­dren International-Palestina” (Dcip), la giu­sti­zia mili­tare nei Ter­ri­tori occu­pati ha come fina­lità prin­ci­pale quella di estor­cere delle con­fes­sioni. Una ricerca svolta dalla ong ha cal­co­lato in 15 giorni il tempo medio tra­scorso in iso­la­mento da un minore pale­sti­nese arre­stato dalle auto­rità mili­tari. In un caso un ragaz­zino è rima­sto da solo in cella per 26 giorni. Tra il 2012 e il 2014, 54 minori pale­sti­nesi sono stati tenuti in iso­la­mento prima di essere accu­sati di un reato. In non pochi casi, pro­se­gue la ong, i bam­bini sono stati pri­vati di assi­stenza legale e non infor­mati sui loro diritti. A dif­fe­renza dei loro coe­ta­nei israe­liani, denun­cia Dcip, gli ado­le­scenti pale­sti­nesi non hanno il diritto di essere accom­pa­gnati da un geni­tore durante un inter­ro­ga­to­rio. Molti dei gio­va­nis­simi dete­nuti con­fes­sano, per evi­tare altri inter­ro­ga­tori e giorni di iso­la­mento. In più di un quarto dei 2.014 casi esa­mi­nati da Defence for Chil­dren International-Palestina, i ragazzi hanno fir­mato dichia­ra­zioni in ebraico, una lin­gua che non capi­vano. Secondo Ayed Abu Eqtaish, diret­tore di Dcip, «Il sistema israe­liano di deten­zione mili­tare sot­to­pone i bam­bini pale­sti­nesi a diversi giorni di inter­ro­ga­tori e all’isolamento con l’obiettivo di otte­nere una con­fes­sione a tutti i costi…I tri­bu­nali mili­tari poi ammet­tono que­ste con­fes­sioni come prove per con­dan­nare que­sti bam­bini». Dcip denun­cia anche la man­cata ado­zione di misure restrit­tive o puni­tive da parte della auto­rità mili­tari nei con­fronti dei respon­sa­bili di abusi sui minori palestinesi. Nena NewsAbout the Author

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